Per gli appassionati di astronomia e di viaggi spaziali, Reid Wiseman è un mito assoluto. È stato Capo dell’Ufficio Astronauti della NASA, poi è stato assegnato come comandante della missione lunare Artemis 2, con cui – ad aprile scorso – è diventato l’uomo più anziano di sempre a orbitare intorno alla luna, per altro per un volo durato nove giorni, e ha battuto il primato di distanza dal pianeta Terra. Insomma: stiamo parlando di uno degli astronauti più celebri e importanti della storia, ma anche di un grande appassionato di sport. In particolare di motori, e da buon americano le sue gare preferite sono quelle di NASCAR e IndyCar. Ora, però, Wiseman è diventato anche un volto della Formula Uno. In particolare della Mercedes, che l’ha nominato ambassador della scuderia.
In occasione dell’ufficializzazione del suo nuovo ruolo, e del GP di Austin in Texas, Wiseman ha detto delle frasi davvero interessanti sulla Formula Uno: «Dietro ogni gara e dietro ogni macchina c’è un team davvero numeroso di esperti che lavora nell’ombra. Se sei dentro un team e ti guardi intorno, non c’è niente di appariscente, solo professionalità. Come a dire: “Porteremo a termine il lavoro”. La cultura che si respira è quella per cui bisogna sempre, costantemente andare oltre i limiti». Ovviamente poi ha parlato delle analogie tra quello che succede alla NASA e quello che succede in un team di F1, e la risposta è stata sorprendente: «A livello ingegneristico ci surclassano. Il livello è incredibile. Nel volo spaziale, ciò di cui abbiamo veramente bisogno è una ridondanza collaudata, e possiamo accettare un piccolo aumento di massa. Qui, invece, spingono tutto al livello successivo».
Il senso è che gli ingegneri e tutti i componenti dei team di Formula Uno sono costantemente alla ricerca della perfezione. E poi c’è un altro aspetto che l’ha colpito molto: l’attenzione che i team riservano alle prestazioni atletiche di tutti coloro che contribuiscono al successo in pista. «Qui sono tutti atleti», ha detto il cosmonauta, «tutti indossano dispositivi tecnologici per monitorare la propria forma fisica e le proprie condizioni di salute. Noi alla NASA non diamo questa stessa importanza al nostro team di supporto, e invece dovremmo farlo. E non parlo degli astronauti, che per affrontare le missioni devono dare molta importanza alla propria preparazione atletica, in assenza di gravità le ossa e i muscoli si deteriorano. Ma per chi non va in orbita, beh, possiamo imparare dalla F1».