La Scottish Premiership è pronta a scardinare una tradizione secolare del calcio britannico. Il campionato scozzese, infatti, farà un primo tentativo per abolire il blackout televisivo del sabato pomeriggio, nell’ambito di un’iniziativa che potrebbe coinvolgere in maniera coordinata tutti i campionati britannici. Per il prossimo ciclo televisivo, che inizierà nel 2029, i dirigenti della Premiership hanno invitato le emittenti a presentare offerte per acquisire i diritti di trasmissione di tutte le partite in calendario. Come riportato dal Guardian, il bando pubblicato la scorsa settimana dalla Scottish Professional Football League (SPFL) prevede la possibilità di acquistare i diritti per l’intero programma, comprese le gare in calendario alle 15 del sabato. Che, ricordiamolo, attualmente – e storicamente – non sono trasmissibili in diretta in base all’articolo 48 dello statuto UEFA – che permette alle Federazioni calcistiche nazionali di bloccare la trasmissione in diretta televisiva e in streaming delle partite per un massimo di due ore e mezza in un giorno del weekend.
Da tempo Premier League e English Football League sono favorevoli alla cancellazione di questo blackout, convinte che la vendita di un numero maggiore di partite alle emittenti rappresentasse la strada migliore per aumentare i ricavi. Una posizione che sembra aver trovato terreno fertile anche in Scozia. Il bando della SPFL lascia infatti ai potenziali acquirenti la possibilità di formulare offerte ipotizzando che, dal 2029, le fasce orarie protette dall’articolo 48 non siano più in vigore.
Secondo una fonte a conoscenza della procedura, appare sempre più improbabile che le quattro Federazioni calcistiche britanniche decidano di mantenere il divieto nei rispettivi territori dopo il 2029. Attualmente, nel Regno Unito le emittenti non possono trasmettere partite in diretta tra le 14.45 e le 17 del sabato, a condizione che almeno il 50% degli incontri delle prime due divisioni si disputi in quella fascia oraria. Una misura pensata per spingere i tifosi a recarsi fisicamente allo stadio. Il divieto non si applica però durante i fine settimana dedicati alla FA Cup e nei giorni festivi del periodo natalizio, quando le partite delle 15 possono essere regolarmente trasmesse.
Il Regno Unito è ormai l’ultimo Paese europeo ad applicare l’articolo 48. La decisione spetta alle federazioni di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord, che tuttavia terranno conto anche delle indicazioni dei club. Al momento, i broadcaster britannici possono trasmettere fino a 270 partite di Premier League (su 380), 1.059 incontri dell’English Football League e 82 della Scottish Premiership: complessivamente, appena il 35% delle gare disputate nell’arco di una stagione. Lo scorso agosto Richard Masters, amministratore delegato della Premier League, aveva confermato che l’ipotesi di abolire l’articolo 48 era già oggetto di discussione: «Prima o poi dovremo prendere una decisione sul possibile cambiamento delle regole» aveva dichiarato a TalkSport. «Non è una scelta da fare adesso, ma dovremo arrivarci prima dei prossimi cicli di assegnazione dei diritti televisivi della Premier League e dell’EFL. Direi che tra circa 18 mesi torneremo a discutere se mantenere o meno l’articolo 48». Quel tempo sembra arrivato.