I fondi di credito vogliono prestare soldi ai club inglesi con una formula mai vista prima: come garanzie, infatti, adesso puntano al valore dei calciatori

Si tratta di uno stratagemma in grado di assicurare liquidità ai club bisognosi, al contempo senza esporre troppo chi si ritrova a prestare somme sempre più alte.
di Redazione Undici 30 Ottobre 2026 alle 21:10

Il nodo cruciale è sempre l’inefficienza di mercato. C’è chi ha ingenti risorse liquide nel breve da capitalizzare, e chi ne ha bisogno immediato per far funzionare un business dispendiosissimo – come può essere il calcio inglese. Il nodo dell’accordo fra le parti è sempre legato alle garanzie: tra privati è frequente l’ipoteca di un immobile, tra fondi di credito e top club di Premier League invece sta prendendo forma un nuovo tipo di assicurazione. Quella costituita dai giocatori stessi, o meglio, dal loro valore di mercato – che diventerebbe un asset a tutti gli effetti nel bilancio dei creditori.

Come funziona l’ultima frontiera delle strategie di investimento? In pratica, come spiegano gli addetti ai lavori, “le società calcistiche hanno sempre più bisogno di capitali. E ne hanno bisogno con tempistiche che spesso non coincidono con l’arrivo dei ricavi: così si può colmare questo divario”, garantendo da un lato la liquidità necessaria per competere nella Premier League più ricca di sempre e dall’altro la possibilità ai fondi di credito di prendervi parte attivamente. I tradizionali sistemi di finanziamento prevedono infatti che i club possano prendere in prestito denaro già dovuto contrattualmente dopo la cessione di un giocatore. Qui invece ci si focalizzerebbe sui crediti derivanti da trasferimenti non ancora concordati: l’importo stesso del prestito finanziario sarebbe legato alle analisi sul valore di mercato della squadra o dei relativi giocatori. Fino a che punto arrivano, in questo modo, le possibili ingerenze dei creditori? Secondo Football Business, nella spiegazione fornita in quest’articolo, i fondi in questione non potrebbero mai obbligare un club a vendere o decidere le sorti di un suo calciatore. Avrebberò però il diritto di prelazione su una quota concordata degli intruiti di un’eventuale vendita. Insomma, una formula che potrebbe funzionare per tutti: ai club resta la massima discrezione in fatto di calciomercato – anzi, con risorse a disposizione che altrimenti non avrebbero – e i creditori contano su una parte degli incassi dalle future cessioni.

Si tratta dunque di un meccanismo che “traslerebbe” il ciclo della liquidità finanziaria, anticipandone l’accesso ai club e moderandone l’impatto in caso di vendite proficue. Uno stabilizzatore di cui il calcio, soprattutto in una Premier League oberata da cifre sempre più fuori controllo, ha evidente necessità. Secondo il Financial Times, nella fattispecie, questi innovativi sistemi di finanziamento sarebbero calibrati su prestiti equivalenti a circa un quarto del valore delle rose dei club coinvolti. Soluzioni di questo tipo sembrano essere già frequenti in Spagna, Francia, Portogallo, Belgio e anche in Italia, mentre in Inghilterra – dove l’ordine di grandezza aumenta esponenzialmente – si sta appena iniziano a sperimentare.

Va sottolineato che questa forma di finanziamento può aumentare la flessibilità e il raggio d’azione di un club nel breve periodo, per esempio aumentando le risorse per una campagna acquisti invernale prima di rimborsare i prestiti con gli incassi delle vendite estive – ovviando così alla discrepanza temporale tra spese ed entrate. Ma il rischio aziendale in ogni caso non diminuisce nel lungo termine, soprattutto in caso di aspettative errate in fatto di ricavi o mancate cessioni. In altre parole, la proposta dei fondi di credito è utile per quei club strutturalmente sani e alle prese con qualche ordinario ostacolo di liquidità. Non cambia però il quadro complessivo, e cioè che la sostenibilità economica del calcio – soprattutto in Premier League – è sempre più traballante. E quei club in questione restano molto pochi.

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