Parate in serie, in modalità saracinesca. Se la settimana scorsa l’Aston Villa ha interrotto la corsa del Manchester City battendo per 2-1 Haaland e compagni, molto lo si deve alla prestazione maiuscola di Zion Suzuki. Quel genere di prestazioni che non passano inosservate, e che ormai contribuiscono a consacrare il portiere giapponese fra i grandi della Premier League. Perché se a inizio stagione, dopo il suo arrivo al Parma, Suzuki suscitava tuttalpiù curiosità fra gli addetti ai lavori, oggi, dopo appena un paio di mesi a pieno regime, tutti vanno pazzi per lui. Questione di atletismo, abnegazione, bravura palla al piede. Ma anche estetica e personalità. Doti che stanno portando Zion a passo spedito in cima alla Premier.
E si che il compito si preannunciava tutt’altro che semplice. Suzuki è arrivato a metà agosto dal Parma – ma la trattativa con l’Aston Villa, hanno spiegato gli stessi dirigenti gialloblù, era ben avviata sin da prima del Mondiale – ed è stato subito chiamato a sostituire il suo predecessore tra i pali dei Villans. Non un portiere qualunque: parliamo di Emiliano Martinez, uno degli interpreti in questo ruolo più cult e di livello negli ultimi cinque anni. Capace di vincere un Mondiale e altri tre trofei con l’Argentina, riportando al contempo l’Aston Villa in Champions e trionfando pure in Europa League la scorsa stagione. Tutti convengono che molti dei successi del club siano dipesi dagli affidabili guantoni del Dibu, capaci di parate dall’estremo coefficiente di difficoltà.
Eppure Suzuki non ha sentito la pressione. Né l’ingente etichetta su di sé – un portiere da 36 milioni di euro finisce pur sempre sotto i riflettori. Ha iniziato a parare, ereditando alla grande lo scettro di Martinez, e finora subendo in media circa un gol a partita: niente male davvero, per un 24enne alla prima esperienza di sempre in Premier League. Ma ciò che piace di più agli addetti ai lavori è la sua abilità di trasformare lo stile di gioco della squadra di Unay Emery puntando sulla costruzione dal basso. Qualcosa di insostenibile, senza un portiere di livello anche in palleggio. Suzuki si è dimostrato subito all’altezza con grande freddezza e capacità di leggere le situazioni, passando corto oppure lanciando lungo in base alla situazione in campo. Finora con risultati eccellenti.
Nel giro di poche partite, soprattutto dopo l’exploit sui Citizens, Suzuki si sta cominciando ad affermare anche come uno degli idoli della tifoseria del Villa Park. Che canta il suo nome proprio sulle note dei cori per anni dedicati al Dibu – in termini fonetici la lunghezza del cognome è la stessa, e questo aiuta. Uno su tutti: “The world’s number one”, qualcosa che Martinez ha potuto veramente reclamare al termine del trionfo iridato in Qatar. Ecco, oggi il pubblico, vuoi per esuberanza, vuoi per smaltire la nostalgia, non ha nessun timore di ripetere le stesse parole per Suzuki. Sin dalla sua prima prestazione con la sua nuova maglia, una sconfitta interna di misura contro i campioni in carica dell’Arsenal che tuttavia ha dato slancio e fiducia all’Aston Villa – reduce da un pesante poker in casa del Brighton. Da lì in poi Zion non ha mai mollato la presa, né la porta dei Villans. E oggi si tuffa verso un futuro che si profila nelle sue mani. Letteralmente.