La NFL sta passando per la seconda volta da Madrid e dal Bernabéu, che domenica 8 novembre ospiterà la sfida di regular season tra Atlanta Falcons e Cincinnati Bengals, ma in realtà si è già innamorata dello stadio del Real. Nick Pappas, il responsabile dei campi da gioco – intesi come prati – della lega, si è meravigliato del manto erboso del Bernabéu. Pare scontato, si dirà, ma forse non per chi sta dall’altra parte dell’oceano e ha un’altra visione dello sport. E invece l’impianto del Real Madrid è un’astronave che arriva dal futuro anche per chi, come gli americani, difficilmente si stupisce delle infrastrutture sportive europee. D’altra parte il sistema che regola l’erva dello stadio del Madrid è davvero incredibile: il prato viene abbassato sottoterra, ripulito e sostituito con uno già pronto da mettere in superficie.
Come analizzato da Marca, la trasformazione dell’impianto in vista dell’evento MLS non riguarda soltanto il terreno di gioco: «È uno stadio più americano che europeo», ha ha detto Pappas. «La ristrutturazione e i miglioramenti sono straordinari: la possibilità di avere un tetto e l’enorme schermo sopra di noi sono caratteristiche che ritroviamo in molti dei nuovi stadi costruiti negli Stati Uniti. Molti degli impianti in cui giochiamo sono invece più tradizionali, forse più vecchi, simili agli stadi europei. Ognuno ha le sue particolarità e i suoi punti di forza, ma questo è un autentico capolavoro di ingegneria».
Il primo intervento ha riguardato naturalmente il terreno di gioco. Un campo da calcio, infatti, non ha le dimensioni necessarie per ospitare una partita di football americano, soprattutto in lunghezza. Al Bernabéu la larghezza è già sufficiente, ma è stato necessario aggiungere circa sei metri a entrambe le estremità. Un’operazione resa ancora più delicata dalla vicinanza delle tribune al terreno di gioco. «Per ottenere la lunghezza necessaria dobbiamo innanzitutto rimuovere le prime file di seggiolini. Successivamente allarghiamo il campo partendo dal prato esistente e arrivando fino alla zona in cui si trovavano quei posti. Posizioniamo l’erba fino a una certa distanza e, oltre le linee che delimitano il terreno di gioco, installiamo erba artificiale lungo tutto il perimetro esterno» ha spiegato Pappas.
Completata questa fase, si passa alle marcature regolamentari: le linee di delimitazione, le zone interne ed esterne, le righe ogni cinque yard, i numeri e i caratteristici segni trasversali visibili sul prato. Arriva poi il momento dei colori delle squadre, che in questa occasione saranno protagonisti nelle due end zone: da una parte i Bengals e dall’altra i Falcons. Al centro del campo, invece, trova sempre posto il logo della NFL. Sabato sarà il turno dei rappresentanti delle due franchigie, che potranno prendere confidenza con il terreno di gioco, visitare gli spogliatoi e fare un giro completo dello stadio. Tutto dovrà essere pronto per domenica, quando il Bernabéu ospiterà la partita.
Una delle curiosità riguarda proprio il terreno di gioco: la partita si disputerà sullo stesso prato utilizzato abitualmente dal Real Madrid. Il campo ibrido dell’impianto madrileno, composto prevalentemente da erba naturale e integrato con fibre che ne aumentano resistenza, durata e aderenza, offre le caratteristiche necessarie anche per il football americano: «Possiamo giocare qui per diverse ragioni», ha detto Pappas. «I nostri sport sono molto diversi, così come gli atleti, ma il Real Madrid presta un’attenzione enorme al comportamento del pallone sul terreno di gioco. È fondamentale che rotoli in maniera fluida e che il rimbalzo sia quello corretto».
Mantenere il prato in condizioni ottimali, tuttavia, non è un’impresa semplice. Anzi, secondo Pappas, proprio le caratteristiche tecnologiche dell’impianto rischiano di nascondere la complessità del lavoro quotidiano. «Quando le persone vedono tutte le risorse e le tecnologie a disposizione possono pensare che sia facile mantenere il terreno di gioco in queste condizioni. Ma per il gruppo di lavoro che se ne occupa è un ambiente estremamente complicato». L’erba, infatti, ha bisogno di crescere e dipende da elementi naturali come il sole, l’aria e le temperature esterne. Per questo il sistema del Bernabéu permette di controllare ogni variabile attraverso impianti di climatizzazione, regolando temperatura, quantità di luce, spettro luminoso e tempi di esposizione. «È un lavoro davvero difficile. Tutto viene gestito attraverso sistemi tecnologici che consentono di controllare ogni aspetto. È una struttura unica al mondo. Esistono altri terreni di gioco particolari in diversi Paesi, ma non c’è nulla di paragonabile a questo». Così, per una domenica, il tempio del calcio europeo si trasformerà in uno scenario tipicamente americano. Per la NFL, il Bernabéu sembra avere davvero tutto quello che serve ai giocatori – e non solo a loro, evidentemente – per sentirsi a casa.