La Formula Uno è sempre più spettacolare, ma ha un problema con le gare di fine anno: spesso sono “inutili” per assegnare il Mondiale piloti

È una condizione praticamente inevitabile, visto il sistema chiuso del campionato, ma alcuni cambiamenti potrebbero mitigarla.
di Redazione Undici 08 Novembre 2026 alle 14:12

In un momento in cui gli eventi sportivi in Medio Oriente sono circondati da interrogativi e tensioni – questo fine settimana l’ultimo appuntamento stagionale della MotoGP in Qatar si svolge secondo un piano di emergenza che prevede persino rifugi di sicurezza – viene quasi spontaneo porsi una domanda sulle ultime due gare del Mondiale di Formula Uno, in Qatar e ad Abu Dhabi. Che si disputino regolarmente, come probabile visto il precedente delle moto,. che vengano cancellate o sostituite da una gara straordinaria a Imola, dal punto di vista sportivo cambia poco. Il risultato più importante, infatti, è già decisp. Lo scorso anno, invece, non si poteva dire altrettanto, con una spettacolare sfida a tre per il titolo che si era risolta soltanto all’ultimo appuntamento di Abu Dhabi. Era successo anche nel 2021, con il controverso ed emozionante epilogo del duello iridato tra Max Verstappen e Lewis Hamilton. E nel 2016, quando Nico Rosberg riuscì a precedere Hamilton nonostante alcuni tentativi piuttosto movimentati del britannico nelle ultime fasi della gara.

A parte in queste tre occasioni, però, negli ultimi dieci si è sempre arrivati negli Emirati con i due titoli, piloti e costruttori, già assegnati. In questa stagione Kimi Antonelli ha appena conquistato matematicamente il Mondiale in Messico, con quattro Gran Premi ancora da disputare. Nel 2023 e nel 2022 Max Verstappen aveva chiuso i giochi rispettivamente con cinque e quattro appuntamenti d’anticipo. Il risultato è che gare come quelle di Abu Dhabi, Brasile, Qatar e Las Vegas – e spesso anche quelle di Messico e Austin – finiscono per perdere una buona parte del proprio significato sportivo. In totale, negli ultimi dieci anni, 24 gare sono state corse senza che non ci fosse granché in palio.

C’è da dire, naturalmente, che la situazione potrebbe essere ancora peggiore. Il record per il titolo conquistato con il maggior anticipo appartiene a Michael Schumacher, che nel 2002 si assicurò il suo quinto Mondiale il 21 luglio, a Magny-Cours. C’eran il vecchio sistema di punteggio, che assegnava dieci punti al vincitore e uno al decimo classificato, eppure il ferrarista riuscì a chiudere i giochi con sei gare ancora da disputare. Un primato che resiste tuttora. Come sottolineato nell’analisi scritta da The Independent, però, il problema è che spesso un Mondiale perde interesse molto prima che arrivi la certezza matematica del titolo. Nel 2026, per esempio, era diventato chiaro che nessuno avrebbe potuto raggiungere Antonelli dopo l’ennesimo problema al motore di George Russell, questa volta in Malesia. Nel 2022, invece, l’incidente di Charles Leclerc a Le Castellet, nel mese di luglio, aveva praticamente azzerato le possibilità di rimonta del monegasco.

Il record di punti recuperati in una corsa al titolo appartiene a Sebastian Vettel, che nel 2012 riuscì a rimontare 39 punti nelle ultime sette gare. Naturalmente, Max Verstappen lo scorso anno è andato vicinissimo a un’impresa ancora più clamorosa: recuperare 104 punti di svantaggio, prima di chiudere il campionato ad appena due lunghezze dal campione Lando Norris. Ma si tratta di un’eccezione. La Formula Uno continua a celebrare i record di affluenza e i numeri straordinari del proprio pubblico globale. Risultati che vanno riconosciuti, soprattutto per la capacità di costruire attorno ai GP un’offerta sempre più ampia di intrattenimento, concerti e spettacoli, oltre che per l’aumento della capienza dei circuiti. Le ultime stime parlano di oltre 830 milioni di appassionati nel mondo: il 42% sono donne e il 43% ha meno di 35 anni.

Eppure, negli Stati Uniti, il principale mercato di riferimento della Formula Uno, gli ascolti sono diminuiti dopo il passaggio da ESPN ad Apple. Secondo un’analisi pubblicata a luglio da USA Today, sei delle prime nove gare della stagione avevano registrato un calo di almeno il 13% rispetto al 2025. I Gran Premi di Miami e Monaco avevano fatto segnare addirittura flessioni del 68% e del 66%. Trovare una soluzione non è semplice. Si potrebbe guardare al modello americano, dove playoff e fasi finali dei campionati NFL, MLB e NBA mantengono viva la competizione fino all’ultimo appuntamento della stagione regolare. Ma si può anche pensare alla Premier League, che spesso arriva a maggio con il titolo già assegnato e diverse partite prive di un reale significato per la classifica. La differenza, però, è che nel calcio inglese restano aperte molte altre sfide: la qualificazione alla Champions League, la corsa all’Europa League e la lotta per non retrocedere. C’è quindi molto più spazio per arrivare all’ultima giornata con qualcosa ancora in palio.

Un paragone che la Formula Uno, con il suo sistema chiuso, non può replicare. Ma con dieci Sprint previste nel calendario della prossima stagione, tre delle quali negli ultimi quattro appuntamenti, alcuni analisti hanno ipotizzato di introdurre una vera e propria classifica dedicata alle gare brevi. Sarebbe un riconoscimento in parte simbolico, certo, ma potrebbe aggiungere un ulteriore obiettivo competitivo per i piloti.Un’altra possibilità potrebbe essere quella di creare una classifica specifica per le qualifiche. Naturalmente, dovrebbe essere accompagnata da incentivi concreti: maggiori premi in denaro, più ore a disposizione in galleria del vento durante la pausa invernale oppure qualche vantaggio tecnico in vista della stagione successiva.

Non esiste una soluzione semplice, ma la Formula Uno non ha mai avuto paura di spingersi oltre i propri limiti, aumentando il numero delle gare, introducendo le Sprint o aprendo sempre più le porte delle telecamere a ciò che succede dietro le quinte. Forse è arrivato il momento di inventare qualcosa di nuovo anche per il finale di stagione, restituendo un po’ di significato a quelle ultime gare che, troppo spesso, finiscono per avere ben poco da raccontare.

>

Leggi anche