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Il tennis che avanza

Kyrgios, Zverev, Edmund, Coric e Fritz sono i nomi migliori della Next Generation, tutti nati dopo il 1995.

Di Pierluigi Lucadei

Chi succederà a Djokovic e Murray? Chi dominerà il tennis dei prossimi anni? Non sorprende che gli appassionati di tutto il mondo se lo chiedano insistentemente, se l’Atp per primo ha tradito una certa ansia quando, ad inizio 2016, ha lanciato la campagna Next Generation per garantire visibilità ai tennisti nati dopo il 1995, i campioni di domani. Next Gen per chi vuole abbreviare, #NextGen per chi sente il dovere di scriverci un tweet. Ce ne sono otto in top 100 e stanno scalando la classifica in modo vertiginoso. Due sono arrivati addirittura in top 20. Se non vi sembrano numeri pazzeschi è perché forse siete rimasti agli anni Ottanta, quando Mats Wilander, Boris Becker e Michael Chang si aggiudicavano tornei del Grande Slam a 17 anni.

Con il nuovo millennio la maturazione di un tennista si è spostata drammaticamente in avanti. Tra i campionissimi di oggi, fa eccezione il solo Nadal, che ha vinto il Roland Garros a 18 anni. Djokovic ha vinto il primo Slam a 20 anni (e per il secondo ha dovuto aspettare i 23), Murray a 25, Wawrinka addirittura a 28, persino Federer ha vinto il suo primo Slam “soltanto” a 21 anni. Oggi sappiamo che lasciando il mondo dei tornei juniores per entrare in quello dei professionisti veri e propri, persino i più dotati tra i giovani tennisti si trovano disorientati e impiegano sempre più tempo per prendere le misure al cannibalismo dell’Atp. Si inizia a vincere più tardi e si vince per un arco di tempo più ristretto, questo dicono i numeri. Tra i tennisti in attività, per esempio, soltanto Federer è riuscito a vincere uno Slam da Over 30.

MELBOURNE, AUSTRALIA - JANUARY 17: Alexander Zverev of Germany looks on in his first round match against Robin Haase of the Netherlands on day two of the 2017 Australian Open at Melbourne Park on January 17, 2017 in Melbourne, Australia. (Photo by Ryan Pierse/Getty Images)
Alexander Zverev durante la sfida contro Robin Haase all’Australian Open (Ryan Pierse/Getty Images).

La preoccupazione dell’Atp è quella di garantire un ricambio generazionale quanto mai necessario. Ma quando è stata lanciata la campagna Next Gen in pochi si aspettavano di vedere questi campioncini piazzare vittorie importanti e, per tutta la scorsa estate, nonostante la buona impressione che alcuni di loro continuavano a lasciare, i risultati hanno continuato a dar ragione agli scettici. Poi, tra settembre e ottobre, il discorso sulla Next Gen si è riacceso. Dopo due finali perse in primavera, il 25 settembre finalmente Alexander Zverev ha conquistato il primo titolo Atp, il 250 di San Pietroburgo. Lo stesso giorno anche Lucas Pouille, che essendo nato nel 1994 è fuori dalla Next Gen ma rimane uno dei giovani più interessanti del circuito, si è aggiudicato il primo titolo a Metz.

La vittoria di Pouille su Thiem a Metz.

Nemmeno il tempo di coccolare Puoille e Zverev ed è arrivato l’exploit di Karen Khachanov, che a Chengdu, in Cina, si è preso il primo titolo 250 sconfiggendo in finale l’esperto spagnolo Ramos-Vinolas. Il 9 ottobre Nick Kyrgios, che in stagione aveva già giocato tre finali di tornei 250 vincendone due, ha firmato una vittoria di prestigio, aggiudicandosi il primo torneo Atp 500, gli Open di Tokyo. Peccato che pochi giorni dopo abbia subito una squalifica di otto settimane (poi ridotte a tre in cambio di terapia psicologica) per condotta antisportiva durante il secondo turno di Shangai. Cominciamo la carrellata dei cinque migliori Next Gen proprio con lui, perché nel tennis educatissimo e fin troppo noioso degli ultimi anni un personaggio del genere rischia di fare l’effetto di un uragano.

L’uragano

L’australiano Nick Kyrgios è un giocatore capace di dividere come pochi il pubblico, i colleghi e persino se stesso. Il ventunenne di Canberra sembra ancora non aver capito cosa voler fare da grande. A quattordici anni ha abbandonato il basket per dedicarsi a tempo pieno al tennis, ma non perde occasione per ricordare che è sua intenzione in un futuro non troppo remoto tentare di giocare nel basket professionistico europeo. E’ capace di un gioco tutto adrenalina e spettacolo, ma anche di scene pietose che i campi da tennis non sono abituate a registrare (gli appassionati ricorderanno l’increscioso episodio avvenuto in un match contro Wawrinka del 2015, quando Kyrgios, tra un punto e l’altro, ringhiò allo svizzero che gli dispiaceva informarlo del tradimento della sua ragazza con il tennista australiano Kokkinakis); non ama allenarsi e all’esercizio fisico preferisce la spensieratezza del Pokémon Go sullo smartphone (agli ultimi US Open, dopo il suo ritiro per infortunio, si è beccato la ramanzina di John McEnroe: «Si infortuna perché non si allena. Se non vuole essere un tennista professionista, faccia altro»). Limiti caratteriali? Certo, ma non solo. Kyrgios pare perennemente scisso tra il suo lato buono e quello oscuro. Quando decide di giocare, però, è un tennista in grado di tenere testa a chiunque. Speriamo che a forza di ripetere “I don’t love this game” non finisca per crederci davvero e per sprecare un talento cristallino.

SYDNEY, AUSTRALIA - SEPTEMBER 16: Nick Kyrgios of Australia serves with his nose plugged due to a nose bleed in his singles match against Andrej Martin of Slovakia during the Davis Cup World Group playoff between Australia and Slovakia at Sydney Olympic Park Tennis Centre on September 16, 2016 in Sydney, Australia. (Photo by Matt King/Getty Images)

Il predestinato

Il tedesco Alexander Zverev sembra essere destinato a qualcosa di grande. Non possiamo ancora dire quanto grande, ma sarebbe davvero un’enorme sorpresa se il diciannovenne di Amburgo non dovesse posizionarsi stabilmente nelle prime posizioni del ranking per i prossimi anni. Dotato di un gioco allo stesso tempo aggressivo e tattico, di grande efficacia sia nel servizio sia nelle accelerazioni di dritto e di rovescio, è un giocatore a cui già adesso è difficile trovare punti deboli. In questo gigante di quasi due metri la Germania ha finalmente trovato il nuovo “Bum Bum” e l’Atp il vero uomo-immagine di tutta la campagna Next Gen. Anche lui è un fanatico del basket, soprattutto della Nba e dei Miami Heat in particolare.

Lo Squalo

Il britannico Kyle Edmund non si è reso protagonista di alcun exploit al di fuori del circuito Challenger, ma ha ben figurato sia in Coppa Davis sia agli ultimi Us Open, dove ha raggiunto brillantemente gli ottavi di finale sconfiggendo due ostiche teste di serie come Isner e Gasquet, cedendo a Djokovic. Il serbo, nella conferenza stampa post partita, ne ha evidenziato la bravura e, soprattutto, la potenza del dritto. Perché Edmund ha un servizio e un rovescio sicuri ma non devastanti, mentre la sventagliata di dritto, giocata con un’impugnatura poco ortodossa, è un’arma davvero notevole.

Se a questo aggiungiamo le positive note caratteriali (il suo ex coach Greg Rusedski lo definisce uno “squalo”, tanto silenzioso quanto spietato), diventa impossibile non pronosticare un grande futuro. Agli appassionati italiani farà piacere fino ad un certo punto sapere che Edmund era stato sconfitto nella semifinale del Wimbledon Juniores del 2013 dal nostro Gianluigi Quinzi che poi vinse il torneo. A quella vittoria Quinzi non ha saputo dare seguito nel circuito dei grandi, Edmund invece è l’attuale numero 46 Atp.

Edmund contro Gasquet agli Us Open 2016.

Il concreto

Il croato Borna Ćorić nel 2016 ha giocato due finali, entrambe perse, di tornei Atp 250, la prima sul cemento indiano di Chennai contro Wawrinka, la seconda sulla terra di Casablanca contro Delbonis. Dotato di un gioco solido e di un’invidiabile tenuta mentale, Ćorić sembra un giocatore maturo a dispetto della giovanissima età (è nato il 14 novembre 1996). Ambizioso ma con i piedi per terra, non ama strafare pur avendo la consapevolezza del suo dono. Sul bicipite si è fatto tatuare una frase che descrive significativamente il suo modo di stare al mondo, oltre che sul campo da tennis: “non c’è niente di peggio nella vita che essere normali”. A chi gli rimprovera un gioco poco spettacolare, risponde che anche il tennis di Murray e Djokovic non è immune alla noia.

Il nuovo Sampras

E gli Stati Uniti? Anche loro hanno il loro campioncino Next Gen, si chiama Taylor Fritz e somiglia al giovane Pete Sampras. Fritz è un classe 1997, aveva chiuso la stagione 2015 da numero 174 ma già nell’agosto 2016 ha fatto segnare un notevole career high al numero 53 del ranking. Bravissimo col servizio e con la risposta, freddo e determinato nei punti decisivi, se continua a giocare con l’intelligenza dimostrata quest’anno , il futuro non potrà che sorridergli con la bocca spalancata. L’ultimo tennista americano a vincere uno Slam è stato Andy Roddick agli Us Open del remoto 2003. Il più accreditato a succedergli non può che essere il piccolo Fritz.

MEMPHIS, TN - FEBRUARY 13: Taylor Fritz of the United States reacts to a victory over Ricardas Berankis of Lithuania in their semi-final singles match on Day 6 of the Memphis Openat the Racquet Club of Memphis on February 13, 2016 in Memphis, Tennessee. (Photo by Stacy Revere/Getty Images)

Murray, Djokovic & friends sono sempre saldamente al comando. Ma, mentre Andy e Nole possono dormire sogni tranquilli ancora per un po’, i loro amici devono iniziare a guardarsi alle spalle. Zverev, nel torneo di San Pietroburgo, ha sconfitto in finale niente di meno che Wawrinka, che solo due settimane prima aveva trionfato a Flushing Meadows. Certo, la tenuta nei tornei Slam è da incrementare, giocare 3 set su 5 richiede una resistenza mentale che non si impara dall’oggi al domani.

Se negli ultimi due anni solo tre giocatori (Djokovic, Murray, Wawrinka) – e cinque (Djokovic, Murray, Wawrinka, Nadal, Cilic) negli ultimi quattro – si sono divisi i trofei Slam ci sarà un perché. Ma i ragazzi terribili stanno arrivando. In ottica Slam, i più attrezzati sembrano essere Kyrgios e Zverev, benché finora i loro curriculum parlino di un terzo turno agli Us Open come del miglior risultato. C’è da scommettere, però, che nel 2017 tirerà un’aria nuova, magari già a partire da Melbourne.

MADRID, SPAIN - MAY 04: Borna Coric of Croatia plays a forehand against Novak Djokovic of Serbia in their second round match during day five of the Mutua Madrid Open tennis tournament at the Caja Magica on May 04, 2016 in Madrid. (Photo by Clive Brunskill/Getty Images)

Borna Coric durante il match contro Novak Djokovic al Mutua Madrid Open di Caja Magica a Madrid (Clive Brunskill/Getty Images).

E se l’Italia non ha una promessa Next Gen in grado di farci sperare in un futuro di vittorie, Milano si è già accreditata come capitale mondiale dei tennisti di domani. Nelle scorse settimane è stato annunciato un evento che richiamerà nel capoluogo lombardo appassionati da tutta Europa: si tratta delle Next Generation Atp Finals, un torneo di fine anno in tutto e per tutto uguale al cosiddetto Masters maschile ma riservato ai campioni Under 21. Un risultato non da poco per il movimento italiano, visto che Milano, sfruttando l’onda lunga dell’Expo, ha sconfitto città importanti come Città del Capo, Los Angeles e Miami che puntavano ad ospitare il torneo. Appuntamento dal 7 all’11 novembre 2017 per la prima edizione, che si terrà al Fiera Milano Stadium. Dall’anno successivo, almeno fino al 2021, con tutta probabilità l’evento si sposterà al nuovo PalaLido.