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Il peggior giocatore nella storia della Premier League

La storia di Ali Dia, un totale sconosciuto che giocò per 53 dimenticabilissimi minuti con il Southampton.

Di Redazione Undici

Sabato 23 novembre 1996, si gioca la quattordicesima giornata di Premier League. Il Southampton è di scena in casa, al vecchio The Dell, ed è impegnato contro il Leeds: non è un buon momento per i Saints, che solo sette giorni prima avevano perso per 7-1 contro l’Everton. Le cose si mettono ancora peggio quando Matt Le Tissier, stella e leggenda della squadra, fa segno alla panchina: avverte un fastidio alla coscia, chiede il cambio. È il 32′ del primo tempo: Graeme Souness, tecnico del Southampton, manda allora in campo un giocatore con la maglia numero 33, mai visto prima, che corre rapido ed entusiasta verso il centro del campo. Le Tissier lo guarda entrare incredulo. Al misterioso giocatore bastano pochi istanti per sfiorare il gol, quando riceve un passaggio in area di rigore e conclude di destro, ma Nigel Martyn gli respinge il tiro. Sarà l’unica azione in cui si farà notare: a cinque minuti dal termine, con il Leeds in vantaggio di due reti, Souness lo richiama in panchina.

Quel giocatore era Ali Dia, che viene ricordato come “il peggiore nella storia della Premier League”. Non era un professionista, ma aveva giocato in alcuni campionati minori: com’era riuscito ad arrivare al Southampton? A Souness un giorno era arrivata una telefonata: quella di George Weah, Pallone d’Oro l’anno prima. O meglio, uno che si spacciava per il giocatore del Milan, che aveva chiamato Souness consigliandogli l’ingaggio di Dia. Ai media, l’allenatore dei Saints dichiarava raggiante quanto gli era stato detto al telefono: «Ha giocato con Weah nel Paris Saint-Germain e lo scorso anno era nella seconda divisione tedesca». Non era stato il solo allenatore della Premier a ricevere la candidatura: anche Redknapp del West Ham – che aveva prontamente riattaccato – e Strachan del Coventry erano stati contattati. Strachan gli ha anche organizzato un provino: «Era stato deciso che si sarebbe potuto allenare con noi, ma io quel giorno non c’ero. Perciò dissi al mio assistente, Gary Pendry, “ok, diamogli un’occhiata, facciamolo giocare in una partita otto contro otto”. Quando gli chiesi cosa ne pensasse di questo giocatore, Pendry mi disse che sembrava uno di quelli che aveva vinto un premio dell’Evening Telegraph per allenarsi un giorno con noi. Così andati da lui e gli dissi che non faceva al caso nostro, e avrei potuto dirgli che non faceva proprio al caso di nessuno. Poi ho dovuto fare pure rapporto alla dirigenza su quanto fosse scarso quel giocatore».

Con testimonianze di Le Tissier, giornalisti e uomini del Southampton che seguirono la vicenda Dia da vicino

Ma come mai il Southampton non se ne accorse? Terry Cooper, che all’epoca faceva parte dello staff di Souness, ricorda: «Avevamo tanti attaccanti infortunati, perciò il ragazzo si allenò con noi giovedì e venerdì – e a essere onesti, non era malaccio nelle partite sui campi ridotti. Graeme disse che lo avrebbe portato in panchina perché non aveva nessun altro: eravamo decimati, avevamo un solo attaccante disponibile. In quella situazione dovevamo rischiare». Lo stesso Souness aveva detto: «Quando lo vedemmo in allenamento ci rendemmo conto che non era abbastanza bravo. Ma in allenamento Le Tissier ebbe un problema, e altri tre attaccanti erano fuori causa. Terry Cooper suggerì che avremmo potuto metterlo sotto contratto per una partita, e in caso di necessità, lo avremmo mandato in campo. Infatti venti minuti dopo il calcio d’inizio siamo stati costretti a farlo. È stato incredibile perché è andato avanti per un’ora e mezza senza toccar palla. Non avevo mai visto una cosa del genere».

Ma a Southampton montò una vera e propria attesa attorno a quello che era stato presentato come il cugino di Weah: “Oh Dia! Trial striker misses his big chance”, titolava il Daily Echo, riferendosi al rinvio della partita contro l’Arsenal. «Il rapido giocatore, ex del Psg, è in prova al The Dell dopo essere stato caldamente raccomandato al tecnico Souness dal Pallone d’Oro George Weah, ma la consistente pioggia sul campo gli impedirà di mettersi in mostra stasera». Il sabato contro il Leeds, invece, Dia era regolarmente nella lista dei convocati. Le Tissier ricorda a FourFourTwo: «Fui davvero sorpreso di vederlo entrare in campo. Si era allenato con noi qualche giorno prima e pensavamo fosse lì per qualche premio, visto che era davvero scarso. Poi il sabato ci trovammo tutti nello spogliatoio e lui era lì, seduto in mezzo a noi. Pensammo “che bello, gli facciamo pure vedere la partita. In campo fu una headless chicken (termine con cui in Inghilterra si indica un giocatore che corre tantissimo senza vedere palla, ndr). Ma la cosa divertente è che lui correva dove non c’era il pallone. Credo avesse intenzione di evitarlo: forse – poteva essere il suo pensiero – se non toccava palla, nessuno si sarebbe reso conto di quanto fosse imbranato». Il 3 dicembre 1996 il Daily Echo scrisse che Dia era stato scaricato dal Southampton dopo “la prova imbarazzante contro il Leeds”. Nessuno, al Southampton, lo rivide più: lasciò l’hotel senza nemmeno pagare, così che fu il club a dover farsi carico della spesa. Giocò alcune partite nel Gateshead, squadra di Non League, per poi sparire definitivamente.