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Cosa ha detto Jay-Z al New York Times

Di Redazione Undici

Ieri il New York Times ha pubblicato un’intervista, sia in forma video che trascritta, del suo direttore Dean Baquet con Jay-Z, registrata nella sede del quotidiano più famoso d’America. La conversazione ha spaziato su molti temi, dalla sua relazione con Beyoncé alla politica al razzismo negli Stati Uniti. Si è iniziato subito dallo sport, trattando una canzone in particolare: “The Story of O.J.”, dall’album 444. Parlando delle politiche dell’amministrazione Trump e delle questioni legate alle tensioni razziali, Jay-Z a un certo punto ha ricordato l’espulsione dalla Nba di Donald Sterling, allora proprietario dei Los Angeles Clippers, in seguito a una registrazione in cui parlava con toni chiaramente razzisti: «Penso che quando Donald Sterling sia stato cacciato dalla Nba, penso sia stato un passo falso, perché quando cacci qualcuno – è chiaro che Sterling ha sbagliato, ok? – stai anche facendo nascondere tutti gli altri. La gente parla così. La gente parla così. Dobbiamo affrontare questa cosa. Io non l’avrei lasciato così, da solo. Avrebbero dovuto esserci penalizzazioni. Avrebbe potuto perdere delle chiamate al draft. Ma sbarazzarsi così di lui ha fatto tornare tutti gli altri nei loro nascondigli, e adesso non possiamo avere quel dialogo. La cosa buona di avere un presidente come Donald Trump è che siamo costretti ad avere quel dialogo».

«Se fossi un proprietario di una squadra di Nfl, tu assumeresti Colin Kaepernick?», ha chiesto Baquet. Kaepernick, uno dei primi atleti a inginocchiarsi in segno di protesta contro la discriminazione razziale, è tuttora senza una squadra. «Certo. Ho dedicato “The Story of O.J.” a lui al Meadows Music Festival», ha risposto Jay-Z.

Successivamente, la conversazione si è spostata sul basket, in cui, di recente, sia Steph Curry che LeBron James hanno espresso posizioni politiche molto chiare. Il basket è più politicizzato del football? «Sì», ha detto Jay-Z. «Penso che prima di tutto per una questione di numeri. Hai 12 persone in squadra. Nel football ne hai 53. È difficile avere 53 persone che pensano la stessa cosa. Questa è la prima cosa. Poi, la Nba ha un grande commissioner (Adam Silver, ndr), molto aperto. E li supporta. È una cosa che puoi avvertire. Quando hai qualcuno dietro di te che crede nelle cose giuste da fare, ti motiva a fare la cosa giusta. Credo che siano due motivi che spiegano il perché nel basket siano così più avanti».

Infine, Dean Baquet ha chiesto all’imprenditore e rapper in quali momenti della sua vita lavorativa si fosse trovato a essere «l’unico nero nella stanza». «Quando ero nei Nets», ha detto Jay-Z, «ero decisamente l’unico nero nella stanza».