Iscriviti alla newsletter: scopri tutte le storie di Undici!

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Invia una e-mail

Abbiamo parlato con Max Blau della nuova Mercurial

Max Blau è l'uomo che sta dietro a tutte le ultime creazioni di Nike in fatto di scarpe da calcio. Abbiamo parlato con lui dell'importanza delle scarpe nel gioco.

Di Redazione Undici

Giovedì 8 marzo, a Milano, si è tenuta la presentazione delle nuove Nike Mercurial. Sono passati vent’anni da quando una delle scarpe più rappresentative di Nike ha debuttato, era il 1998, un mondo diverso e un calcio ancora più diverso. Ronaldo – “il Fenomeno” – aveva contribuito allo sviluppo di un paio di scarpe uniche, nuove perché più leggere e costruite in modo da non appesantirsi con le prime piogge. C’erano colori innovativi, materiali mai visti prima, un atleta che aveva qualcosa di sovrumano e che nel calcio moderno ancora non era apparso. Il modello presentato si chiama What the Mercurial, e ripercorre quanto fatto dalla signature precedente, del 2016, mantenendo le caratteristiche tecniche della Mercurial Superfly 360 presentata lo scorso febbraio ma in un look total black.

Ci sediamo in disparte con Max Blau: la mente e l’uomo che pensa, crea e sviluppa i prodotti più innovativi della casa di Beaverton. È con lui che parliamo di nuovi prodotti, contatto con le esigenze di grandi atleti e altri temi che riguardano lo sviluppo di una scarpa come la nuova Mercurial.

Per la prima volta, 20 anni fa, @ronaldo scendeva in campo con delle #mercurial . Oggi le celebriamo, a Milano, con @nikefootball 💎

Un post condiviso da Undici (@rivistaundici) in data:

Ⓤ Ti abbiamo sentito dire che non è facile tirare fuori dai calciatori delle richieste esplicite. Bisogna sempre lavorare come investigatori per capirne le necessità. Quanto risulta complesso riuscirci?

Sai, i calciatori sono calciatori e non è necessario che ti dicano esattamente cosa vogliono. Non ti diranno “voglio una scarpa con una specifica filatura o un tallone di un certo tipo che migliori la stabilità”. Loro magari ti parlano in maniera molto astratta e generica, e credo che il nostro lavoro si interpretare ciò che ci dicono per farlo diventare poi un benefit, un’innovazione, rispetto al prodotto finale. Noi allora gli chiediamo qualcosa tipo “qual è per te la miglior sensazione possibile che puoi provare giocando a calcio?”. Possono risponderti che per loro la cosa migliore è giocare a calcio sulla spiaggia senza le scarpe ai piedi, allora chiedi il perché e ti rispondono che “è perché elimina la criticità del contatto con la sfera”. Ovviamente non ti chiederanno una scarpa in Flyknit o in altro materiale, ma tu interpreti le richieste, è complesso fare le domande giuste e analizzare le risposte ma è da lì che arrivano le indicazioni più approfondite per progettare qualcosa di nuovo e unico. Allora torni indietro, gli poni qualche domanda e gli fai provare la scarpa cercando di capire se è quello a cui pensavano quando ti hanno risposto. Vai per tentativi finché non arrivi alla soluzione finale.


Ⓤ Quanto è importante per un calciatore, non solo professionista ma anche amatoriale, sentire di vestire qualcosa di confortevole ai piedi? Quanto può aiutare le prestazioni in campo?

È interessante perché credo che questa sia la prima volta in cui non siamo veramente stati ossessionati dal comfort. Le nostre prime tre priorità erano il peso, la capacità di trazione e la capacità di calzare bene. Ma il comfort è comunque centrale, perché può anche avere 10 grammi in più o in meno, ma non sono nulla se la scarpa non è confortevole e non calza come deve. E non è solo una questione di piacere ma la possibilità di eliminare le distrazioni durante un match. È importante che l’atleta pensi soltanto alla gara e non a eventuali problemi legati alla scarpa.

Ⓤ In una recente intervista abbiamo letto una tua dichiarazione dove parlavi di un design minimale e immediatamente il pensiero è andato al concetto di Less in more di Mies van der Rohe. Credi anche tu che meno sia meglio?

Assolutamente sì. Se guardi al patrimonio estetico di questa scarpa puoi accorgerti che è quella dal design più pulito in assoluto. E dal punto di vista di noi designer è veramente difficile creare qualcosa di veramente sorprendente con pochi elementi. È complesso ma io sono un grande fan di quello che mi piace chiamare “honest design”, è semplicemente “quello di cui hai bisogno, dove hai bisogno”. È qualcosa che serve anche al consumatore per capire perché qualcosa è in un punto preciso e non in un altro. Se guardi la texture di queste scarpe capisci che ci sono dei punti dove il contatto con il pallone fa in modo che sia importante un certo tipo di disegno, ma che non è necessario averlo ovunque. Mi piace un approccio minimale al design.


Ⓤ Secondo te c’è qualcosa che connette quest’ultima versione della Mercurial con le prime? 

Guarda, la Vapor One per esempio sono le mie preferite. Prendi la linguetta che hanno, sono una componente presente anche nella prima Mercurial e c’è ancora oggi. Credo sia davvero un bel dettaglio per connettere il passato con il presente in maniera moderna. Sai, abbiamo rispettato il passato cercando di guardare al futuro. È quello che facciamo sempre.

Ⓤ L’ultima domanda è un po’ complicata. Cosa deve avere una scarpa per essere “perfetta”?

Noi usiamo solitamente quattro filtri. Deve calzare nella miglior maniera possibile, deve avere leggerezza di tocco, trazione e innovazione stilistica. Se metti insieme queste quattro caratteristiche avrai la scarpa perfetta.