Iscriviti alla newsletter: scopri tutte le storie di Undici!

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Invia una e-mail

A che punto è la lotta per non retrocedere?

Dopo dieci giornate, ci sono alcune certezze ma anche tanto equilibrio.

Di Redazione Undici

Come ogni anno, le dinamiche della zona salvezza della Serie A sembrano meno scontate di quanto si sarebbe pensato all’inizio: dopo dieci giornate, si possono tirare delle somme parziali di quello che abbiamo visto fino a ora. Innanzitutto Cagliari, Parma e Atalanta, seppure rientrerebbero per classifica nel gruppo delle pericolanti, sono da ritenere più tranquille di altre. Il Cagliari ha qualità tecniche e alcuni giocatori con qualità da prima metà della classifica; all’Atalanta invece è bastato ritrovare Ilicic e una buona forma fisica per archiviare la crisi post eliminazione dalla Europa League; una rapida scalata della graduatoria per gli orobici non è da escludere. Il Parma ha esposto dei pregi (su tutti una buona fase difensiva e un Gervinho che può fare la differenza in campo aperto) e alcuni limiti, ma, come hanno dimostrato le vittorie a Milano e a Genova, un campionato sereno sembrerebbe nelle sue corde. Le candidate alla B sono quindi essenzialmente sei.

La squadra più in difficoltà è il Chievo Verona. A dieci anni dalla seconda promozione nella massima serie, il campionato dei clivensi è iniziato già in salita per la penalizzazione di tre punti e sta proseguendo su quella falsariga. Nessuna vittoria e solo due pareggi nelle prime sette giornate sono costate la panchina a D’Anna, ma anche con Ventura il trend non è stato invertito. Sono arrivate infatti altre due sconfitte, per arrivare a sei consecutive, nonostante comunque il campionato del Chievo fosse iniziato abbastanza bene, mettendo in difficoltà la Juve nella prima partita e andando a conquistare un punto in rimonta in casa della Roma. In attesa che gli schemi di Ventura attecchiscano con Birsa e compagni, il prossimo impegno li vedrà affrontare il Sassuolo, consapevoli che ogni partita possa essere per i gialloblu un’ultima spiaggia o potenzialmente una partita della svolta. Per la squadra di Campedelli anche solo essere ancora in ballo nelle ultime giornate potrebbe essere un buon risultato.

Fino a due settimane fa il Frosinone viveva una situazione simile; la società si stava già guardando intorno per sostituire Longo, cui però alla fine è stato concesso altro tempo. L’allenatore torinese ha premiato questa scelta con quattro punti nelle ultime due partite e una vittoria inattesa a Ferrara. I ciociari non erano riusciti a segnare nel primo mese di campionato, poi il 30 settembre si sono sbloccati con il Genoa e da lì hanno segnato nove reti in quattro match. Nonostante un calendario non incoraggiante, il Frosinone sembra avere più armi offensive a sua disposizione ed è la più in forma del lotto, ma salvarsi sarà anche per loro una missione complicata. La Spal invece, sconfitta a domicilio domenica, sembra avere conoscenze e qualità tali da poter centrare nuovamente l’obbiettivo. I ragazzi di Semplici infatti sono una squadra migliore, più matura ed esperta di quella dell’anno scorso e, sebbene soffrano alcuni cali di concentrazione, hanno dimostrato come nella singola partita possono spaventare l’Inter o espugnare l’Olimpico. Potendo sfruttare le folate di Lazzari, il lavoro oscuro di Petagna e le reti di Paloschi e Antenucci, sarebbe una grossa sorpresa se la squadra di Ferrara dovesse tornare in serie B.

Ogni anno tra quelle che lottano per la salvezza c’è sempre una squadra propositiva, che gioca bene, ha una sua identità ben precisa e raccoglie complimenti ogni volta che scende in campo. Ma che fa terribilmente fatica a raccogliere punti e spesso deve arrendersi alla retrocessione. Quest’anno la prescelta sembra essere l’Empoli di Andreazzoli, tanto organizzato quanto spuntato. Le prestazioni ci sono sempre, anche contro la Juve, il Milan o le romane, ma la difficoltà a trovare la porta limita le ambizioni di una squadra che per qualità di gioco meriterebbe di più. Ancorati ai gol del solo Caputo, i toscani avrebbero bisogno di un maggiore apporto dai trequartisti Uçan e Zajc e di trovare un secondo violino, magari in La Gumina, per cui il presidente Corsi ha sborsato circa nove milioni di euro in estate.

Appaiate in classifica, per Udinese e Bologna si possono fare riflessioni simili. Entrambe si sono affidate in estate ad allenatori giovani, ma i risultati stentano ad arrivare. Entrambe giocano un calcio di ripartenze, abbastanza sterile, anche se i friulani provano maggiormente a costruire, soprattutto grazie a Rodrigo De Paul. L’argentino sta inanellando le migliori prestazioni della carriera, i suoi gol (5) e i suoi assist (3) stanno tenendo a galla i bianconeri, ma quella di Velàzquez sembra essere una squadra costruita male, con troppe lacune e troppo poco talento, esclusi De Paul e Lasagna. Anche il Bologna, da quando è tornato, si è aggrappato a un altro Rodrigo, Palacio, per aiutare un attacco che trova raramente la porta (otto gol in dieci partite, il peggiore con Spal e Chievo) e solo con difensori e Santander. Con el Trenza in campo la squadra di Inzaghi ha acquisito una nuova pericolosità offensiva, ma affidarsi solo a un giocatore, tra l’altro 36enne, è sicuramente un rischio. L’ex allenatore del Milan dovrà recuperare Falcinelli e Destro, parsi per ora ai margini del progetto, e sperare nelle lune di Dzemaili e Orsolini. L’obbiettivo è comune a tutte, anche se i famosi 40 punti sono ormai un mito. In quattro delle ultime cinque stagioni infatti toccare quota 36 ha significato salvezza matematica, una media punti dunque di poco superiore allo 0,9 che è quella attuale di Bologna e Udinese. Ma, come è consuetudine, per tutte arriveranno più punti nel girone di ritorno, dunque a Chievo, Frosinone ed Empoli tocca iniziare a correre già da adesso.