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Tre cose sulla dodicesima giornata di Serie A

Un ottimo Alex Sandro, El Shaarawy goleador e il grande impatto di Caputo con la Serie A.

Di Redazione Undici

Alex Sandro è di nuovo una certezza

La Juventus vince a Milano con una prestazione non esaltante: è sembrata la versione “vecchia” dei bianconeri, quella che vinceva le partite con i “momenti”, facendo leva sul maggior tasso tecnico e sulla capacità di controllare e gestire il risultato. Quest’anno – e Ronaldo c’entra: a San Siro, per esempio, è stato meno coinvolto nel gioco rispetto alla precedenti uscite, e questo la dice lunga su una Juve che ha giocato al risparmio – la Juventus sta praticando un calcio più offensivo, più costantemente “dentro” la partita, per gli esteti più appagante: se a Milano non è andata così, è probabilmente per una spia che si è accesa, quella delle energie, considerati i tanti impegni ravvicinati nelle ultime settimane. Importa, per Allegri e i suoi, che la Juventus non ha dimenticato come si vince pur non sfruttando nella sua totalità il proprio potenziale, ottenendo un record nella storia della Serie A: i 34 punti nelle prime dodici giornate.

La vittoria contro il Milan ha confermato un’altra buona notizia per la Juventus: il ritorno di Alex Sandro ai suoi livelli migliori. Quella dello scorso anno è stata una stagione in chiaroscuro per il terzino brasiliano, che alla fine si è perso pure l’occasione di partecipare al Mondiale – ha ritrovato la Seleçao proprio all’indomani della spedizione russa. Alex Sandro è stato determinante nella trasferta milanese, risultando il terzo per palle giocate (80), passaggi riusciti (61) e il secondo per recuperi (6). Una grande prestazioni nelle due fasi, più la giocata che ha permesso a Mandzukic di rompere l’equilibrio: un cross a lunga gittata ma forte, ben calibrato, dove il croato ha poi fatto valere la sua abilità aerea. Se Cancelo è il giocatore che dribbla più di ogni altro giocatore in Serie A, con quasi tre tentativi a partita (decisivo, il portoghese, nella seconda rete di serata), Alex Sandro in stagione ha già creato 21 occasioni e ha messo insieme 212 passaggi verticali, secondo in tutto il campionato.

L’assist di Alex Sandro per l’1-0 di Mandzukic

El Shaarawy, attaccante d’area

Alla Roma, nel periodo da gennaio a giugno 2016, sembrava essere tornato il goleador che era esploso nel Milan tre anni prima, segnando 8 gol in 16 presenze. Poi due buone stagioni, condite da 8 e 7 reti, un consolidamento nel ruolo di esterno d’attacco, ma una continuità non eccezionale. Quest’anno le cose sembrano cambiate: con la complicità degli infortuni in rosa, Stephan El Shaarawy sta giocando quasi ogni partita dei giallorossi, e andando in gol con una frequenza che non aveva da anni. Il fronte offensivo di Di Francesco si muove molto e consente all’ex Milan di giocare più stretto, e si vede: sia il gol contro il Chievo, il primo in questa Serie A, sia quello contro il Frosinone, sia quello contro il Napoli e l’ultimo contro la Sampdoria sono arrivati non come siamo abituati a pensare – ovvero accentrandosi da sinistra verso destra per “aprire” un tiro a giro – ma con tocchi a pochi passi dalla porta. È la nuova vita di El Shaarawy, che sta segnando ogni due partite come non era quasi mai successo, e i movimenti della prima punta sono fondamentali in tal senso: si veda come Edin Dzeko, contro il Napoli, gli consente di accentrarsi portando via due difensori di Ancelotti.

Da “numero nove”, il secondo contro la Samp

Il grande impatto di Caputo

Ciccio Caputo aveva assaggiato la Serie A per un breve periodo nel 2010, con la maglia del Bari. Giocava poco, e quando gli fu concesso spazio – per via degli infortuni occorsi ai compagni di squadra – ebbe a che fare con una squadra alle prese con una situazione molto complicata, che culminò a fine anno con la retrocessione. Trovò comunque il tempo di segnare la sua prima rete in Serie A, in un pareggio casalingo contro il Cesena; da lì, però, spese la sua carriera interamente in Serie B, segnando sempre molto – tra Bari, Virtus Entella ed Empoli – ma non conquistando mai le attenzioni di una squadra di Serie A. Un palcoscenico che Caputo si è conquistato con i gol, quelli che hanno trascinato l’Empoli lo scorso anno alla promozione: ne ha fatti 26 (capocannoniere del torneo), dopo averne realizzati 35 in due stagioni con l’Entella, non esattamente tra le favorite del torneo. Conquistata la A, l’attaccante altamurano ha avuto un grande impatto: sei gol in dodici partite – solo sei giocatori hanno fatto meglio di lui –, il 50 per cento di tutte le reti realizzate dalla squadra toscana in campionato. Caputo è un attaccante mobile, che dialoga con i compagni e che è bravissimo a dettare i passaggi: i suoi movimenti, il modo in cui attacca gli spazi è vitale per una formazione con l’obiettivo di salvarsi. La vittoria preziosissima contro l’Udinese, che ha permesso all’Empoli di agganciare in classifica proprio i friulani, porta ancora la sua firma: gran difesa del pallone per scaricare su Zajc, in occasione dell’1-0, e inserimento vincente sugli sviluppi di un angolo per il raddoppio, a firma personale.

Contro l’Udinese è arrivato il sesto gol in campionato per Caputo