Calcio

Al piano di sopra

Chi sono, come stanno e dove possono arrivare le squadre neopromosse dei massimi campionati europei.

during the Sky Bet Championship match between AFC Bournemouth and Bolton Wanderers at Goldsands Stadium on April 27, 2015 in Bournemouth, England.

L'Italia, la Serie A e le storie di Carpi, Frosinone e Bologna. Come da noi, anche nel resto d'Europa è iniziato il campionato delle neopromosse. Come emiliani e ciociari, esordiscono in prima divisione i francesi del Gazélec Ajaccio, gli inglesi del Bournemouth, i tedeschi dell'Ingolstadt e i portoghesi del Tondela. Tra le altre, ritornano in massima serie squadre come il Watford, il Norwich, il Real Betis e lo Sporting Gijón, habituè delle grandi ribalte.

Gazélec Ajaccio – Gli (ex) fratelli minori

Sono sempre stati “gli altri”. Un po' per la presenza ingombrante dell'AC Ajaccio, la metà calcistica abbondante e importante della città. Un po' anche perché il nome è già un destino: Gazélec , infatti, è l'acronimo di Gaz (gas) ed Elec (elettricità) e inquadra in pieno la parabola amatoriale, da dopolavoro, della squadra, nata per iniziativa dei lavoratori delle compagnie elettriche (Edf) e del gas (Gdf) della città corsa.
L'approdo in massima serie, il primo della storia, è avvenuto esattamente cinquant'anni dopo il rifiuto della promozione in seconda serie. Il Gazélec rinunciò al salto, lasciò spazio agli altri cugini del Bastia e preferì rimanere ai piani bassi. Mezzo secolo dopo, le cose sono andate diversamente: la promozione in Ligue 1 è arrivata alla penultima giornata, dopo la vittoria per 3-2 sul Niort. E ha scatenato questa festa qui per la metà rossoblu della città.

I tifosi del Gazélec in festa dopo la promozione
I tifosi del Gazélec in festa dopo la promozione

Nel mentre, festa doppia: l'AC Ajaccio si era appena salvato, per il rotto della cuffia, dalla retrocessione in terza serie. #AiacciuCitàNostra divenne l'hashtag del trionfo, della nuova insperata supremazia cittadina del Gazélec, che nel piccolo Stade Ange Casanova – 5mila posti dopo i lavori di ristrutturazione di questa estate – si preparava ad ospitare, tra tutti, Ibra e il suo Psg. Niente male davvero. L'impatto con la Ligue 1, però, è un lieto fine ancora abbozzato. Lo zero a zero d'apertura contro l'altra neopromossa Troyes è l'antipasto di tre sconfitte consecutive contro Psg, Lione e Angers. Zero gol fatti, cinque subiti e la sensazione che la salvezza sarà difficile da raggiungere. In campo, pochissimi volti noti per centrare l'impresa: la meteora ex Nancy Issiar Dia, l'ex Bologna e Livorno Djokovic e soprattutto Jérémie Bréchet, terzino passato dall'Inter senza lasciare tracce indelebili di sé.

Troyes – Il feudo di Furlan

Estate del 2001. Il Troyes, esordiente appena l'anno prima in Ligue 1, accede ad una coppa europea, l’Intertoto. Quella che pare destinata ad essere un'avventura di mezza estate si rivela invece per quello che sarà, una cavalcata memorabile che porta fino al tabellone di Coppa Uefa. E che ha un apice massimo, storico, forse irripetibile per i biancoblu. Questa partita qui, contro il Newcastle a St. James Park: i Magpies vanno a casa, i francesi avanzano e passano anche il primo turno ai danni degli slovacchi del Ruzonberok. Poi arriva il Leeds, e per il Troyes è onorevole capolinea: 2-4 ad Elland Road, 3-2 allo Stade dell'Aube, impianto da 21mila posti che mai più ospiterà partite di questo livello. In verità, l'anno dopo i biancoblu faranno un'altra puntatina in Intertoto, ma inciamperanno su un errore banale – un calciatore schierato e non utilizzabile – e saluteranno la compagnia, avviando anni di altalena tra Ligue 1, seconda e terza divisione. L'ultimo salto appena qualche mese fa, col ritorno in massima serie a nove anni dall'ultima volta. In panchina sedeva e siede ancora Jean-Marc Furlan, allenatore dell'ESTAC già nei primi anni Duemila. Un idolo locale, un totem, uno che si esprime bene solo nei dintorni dello Stade dell'Aube. Uno che anche quest'anno sembra stia confermando questa alchimia con Troyes e l'ESTAC, con l'inizio della Ligue 1 a fare da indizio-prova: tre pareggi e una sola sconfitta, ancorché terrificante (zero a sei) in casa del Marsiglia. Non male, considerando il livello modesto di una squadra che ha in Brayan Perea, centravanti colombiano di proprietà della Lazio, la sua punta di diamante. Oltre a lui, poco altro: il portiere sloveno Petric e i due prestiti giovani dal Monaco, Corentin Jean e Jessy Pi, sono i calciatori più interessanti.

Angers – Rivelazione

La grande sorpresa di questo inizio di Ligue 1. Otto punti in quattro partite vogliono dire piazzamento Champions in prospettiva, ma sono più che altro un versamento formidabile nel conto salvezza. Due vittorie in trasferta, colte tra l'altro sui campi di due dirette concorrenti, il Gazélec e il Montpellier. Meno scoppiettante il cammino casalingo, con un solo gol segnato e due pareggi in altrettanti match. Il gioco degli inversi per i bianconeri allenati da Stephane Moulin, una vita intera nel club della Loira: da cinque stagioni in panchina, viene da altrettante annate alla guida della squadra riserve. In campo, tanti volti nuovi per i tifosi del Stade Jean Bouin, impianto da 21mila posti ispirato al Velodrome di Marsiglia: la promettente punta franco-togolese Sunu e il mediano Ndoye, autore di due gol nel match contro il Gazélec Ajaccio, arrivano rispettivamente da Evian e Créteil, così come arriva dall'Italia il centro di gravità assoluto dell'undici di Moulin, l'ex Chievo Thomas Magnani.

Lo stadio Jean Bouin, casa dell'Angers
Lo stadio Jean Bouin, casa dell'Angers

Tre acquisti dei diciotto (!) messi insieme in questa estate dall'Angers, pur non spendendo neanche un euro per l'acquisizione di cartellini. Una società che rincorre i fasti degli anni Sessanta e Settanta, quando i bianconeri vissero i loro anni d'oro, cogliendo l'accesso alla Coppa Uefa 1971/72. Fu una toccata e fuga, con eliminazione immediata per mano dei tedeschi orientali della Dinamo Berlino. Il brillante inizio di stagione colloca i bianconeri in zona Europa League, quasi a ricalcare le gesta di quell'Angers, bello, indimenticato e per certi versi irripetibile.

Betis Siviglia – L'altra metà del cielo

Ci stanno provando. Ma non è per niente facile, soprattutto quando gli altri sono egemoni da sempre. La parabola del Betis è simile a quella del Torino, del Levante, dell'Everton. Loro di qua, quelli grandi di là. Quelli grandi, in questo caso, sono il Siviglia Fc: due Europa League di fila e un progetto in crescita esponenziale. E una supremazia storica, verificata. Qualche piccolo tentativo di ribaltare le gerarchie, in passato, c'è già stato. Ruiz de Lopera e l'affaire Denilson, la Champions del 2005/2006 giocata proprio dal Betis, la prima per la città e per tutta l'Andalusia. Oggi, adesso, dopo un solo anno di Segunda, è il nuovo momento di provarci.

Joaquin durante la presentazione come nuovo giocatore del Real Betis

Il modo per dimostrare questa intenzione è sempre lo stesso, immutato nonostante gli errori commessi in passato: i grandi nomi. Ecco allora il principino Joaquin, idolo locale di ritorno dopo un lungo girovagare. Ed ecco anche l'altro incompreso, Rafael Van der Vaart, ovvero una carriera intera spesa nel tentativo di dimostrare di essere all'altezza di quanto si dice di Rafael Van der Vaart.

Van der Vaart in 3 minuti e 14 secondi.

Accanto a loro, altri nomi di un certo richiamo: Juan Vargas, Ricky Van Wolsfinkel e anche due italiani “minori”, l'ex Cesena Rennella e il giovane Cristiano Piccini, ventiduenne terzino cresciuto nella Fiorentina e già protagonista della promozione in Liga. Tutti agli ordini di Pepe Mel, tornato in Spagna dopo l'esperienza inglese col West Bromwich. L'inizio è stato traumatico, un pareggio col Villarreal e la tremenda scoppola presa al Bernabéu (zero a cinque), soprattutto in relazione alle alte aspettative di una tifoseria stanca di sentirsi sempre seconda.

Sporting Gijón – Fatto in casa

Nato, cresciuto e vissuto a Gijón. Passato nel Barcellona, ma col cuore al Estadio el Molinón e nella città delle Asturie. Abelardo lo ricordano tutti in blaugrana, testa rapata e tackle pronto. Oggi è l'allenatore dello Sporting, anima calcistica di Gijón e dell'intera regione, tornato ad assaporare la Liga a tre anni dalla retrocessione del 2012. Lo è diventato quasi di diritto, dopo aver vissuto tutta la trafila – calciatore delle giovanili, in prima squadra, allenatore delle giovanili, della squadra B – in biancorosso e aver dimostrato, ad ogni step, di essere all'altezza. Se riportare lo Sporting in massima serie non è stata un'impresa facile – è servita la differenza reti per evitare i playoff e condannare il Girona ad un altro anno in cadetteria -, l'impatto con la realtà della Liga è ancora tutto da decifrare. Due zero a zero in altrettanti match, uno che sa di impresa (quello d'apertura col Real Madrid) e uno da non disprezzare (in casa della Real Sociedad), ma soprattutto la difficile scelta di affidare la rincorsa salvezza a un manipolo di giovani, seppur di nome, giunti in prestito da squadre ben più blasonate. Parliamo di Sanabria (via Roma), Mascarell (via Real Madrid) e soprattutto di Alen Halilovic del Barcellona, attesissimo al confronto col calcio vero dopo i giudizi estatici espressi sui suoi primi passi.

Las Palmas – Soffrire, sempre

Il mercato e l'inizio di stagione, zoppicanti anziché no, hanno già detto cosa sarà questo Las Palmas. Ovvero, qualcosa di poco diverso rispetto a quello che è sempre stato: sofferenza allo stato puro. Zero a uno alla prima al Vicente Calderón, zero a zero alla seconda in casa col Levante. Anche la stessa risalita in Liga è stata un inno al patimento: semifinale playoff contro il Valladolid passata con due pareggi e finale vinta contro il Saragozza dopo una sconfitta per uno a tre all'andata. Roba per cuori forti tipica di una squadra che ha sempre vissuto pericolosamente. L'ultimo periodo è il più buio della storia del club: tredici anni di assenza dalla Liga, una triste puntata in Segunda B e una risalita più volte accarezzata e mai colta. Fino allo scorso giugno, all'exploit di Paco Herrera, ex collaboratore di Rafa Benitez a Liverpool, e dei suoi ragazzi. Tra questi, tra tutti, l'anno scorso sono spiccati in due: Sergio Araujo, delantero seguito in estate dal Palermo e autore di venticinque reti, ma soprattutto Juan Carlos Valerón, a 40 anni ancora sulla cresta dopo gli splendidi anni del Deportivo.

Juan Carlos Valerón

Insieme a loro, ci sono l'ex Lazio Javier Garrido, Antolín Alcaraz, giunto dall'Everton, e Nabir El Zhar, passato senza gloria dal Liverpool e giunto alle Canarie dal Levante.

Bournemouth – Superare le avversità

Eddie Howe ha dovuto appendere le scarpe al chiodo a trent'anni a causa di problemi a un ginocchio. Una iattura, ma forse anche una fortuna. Per lui, per Bournemouth e per il calcio inglese. Perché oggi il mister emergente del football dei Maestri è proprio Howe. Per lui parla il curriculum: sotto la sua guida, i The Cherries sono riusciti a risalire la corrente fin dalla quarta serie, giungendo in Premier per la prima volta al termine della scorsa stagione. Ma questo è solo il finale della storia: prima ci sono un fallimento evitato grazie ad una questua tra i tifosi (1997), una salvezza colta nonostante una penalizzazione di 17 punti (League Two 2009), due promozioni e poi il capolavoro in Championship nell'ultimo campionato. Dall'incredibile rimonta del 2009 in poi, tutto è a firma di Eddie Howe, vera e propria istituzione del club e dell'intera città del Dorset. Anche oggi, in mezzo ai giganti della Premier, il manager di Amersham pare a suo agio: quattro punti in due partite dopo un inizio un po' così, battuto il West Ham a domicilio e bloccato sul pareggio il lanciatissimo Leicester di Ranieri. Il merito del campo va in gran parte a Callum Wilson, giovane attaccante acquistato dal Bournemouth nello scorso campionato e autore di quattro gol nelle due partite in cui i Cherries sono andati a punti.

La festa, un po' su di giri, di presidente e giocatori del Bournemouth

Watford – Londra, Italia

La succursale inglese della scuderia Pozzo si ripresenta in Premier a distanza di sette anni dall'ultima apparizione. E lo fa rispettando appieno la bandiera che batte sul ponte di comando del club che fu di Elton John, quella tricolore. O meglio, quella della nostra Serie A: i reduci del massimo campionato italico sono addirittura undici, più di un terzo dell'intera rosa a disposizione dello spagnolo Quique Sanchez Flores, ex enfant prodige della panchina un po' persosi negli Emirati Arabi dopo gli exploit con Atletico Madrid e Benfica. I nomi più suggestivi sono quelli di Victor Ibarbo, sbolognato dalla Roma dopo appena sei mesi, e Alessandro “Alino” Alino Diamanti.

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Alessandro Diamanti con la maglia del Watford

Insieme a loro, i due ex Napoli Behrami e Britos e tanti calciatori transitati da Udine, con Ekstrand e Abdi come nomi più conosciuti. I primi risultati sono abbastanza deludenti (tre pareggi e una sconfitta), ma i colpi di mercato più affascinanti sono giunti nelle ultime ore di trattative.

Norwich City – Nobiltà gialloverde

Il fatto che i Canaries veleggino attualmente a pari punti col Chelsea campione in carica rende giustizia alla loro storia, al loro status di aristocratica media del calcio inglese. A cicli più o meno continui, i gialloverdi si sono proposti ai piani alti, riuscendo talvolta a togliersi qualche soddisfazione. Le due League Cup vinte (1962 e 1985) e le frequenti promozioni testimoniano la grande tradizione del club. La promozione del maggio scorso, colta dopo i playoff, è giunta un anno appena dopo la retrocessione del 2014. Il solito copione per i tifosi di Carrow Road, che hanno celebrato la vittoria di mister Alex Neil e dei suoi ragazzi invadendo Wembley per la finale contro il Middlesbrough.

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I tifosi dei Canaries durante la finale playoff contro il Middlesbrough

In campo, pochi volti noti al pubblico internazionale: Wisdom, in prestito dal Liverpool, Mbokani, in prestito dalla Dinamo Kiev, e il nordirlandese Kyle Lafferty (nella foto), ex del Palermo e protagonista dell'ultima promozione in serie A dei rosanero.

Ingolstadt 04 – Correre veloci

La prima volta anche per loro, anche se con un velo di polemica. Ingolstadt, infatti, non è una cittadina bavarese qualunque. Perché è sede dell’Audi, e perché l’Audi fa parte del gruppo Volkswagen, padrone del Wolfsburg, nonché uno degli sponsor più forti della corazzata Bayern. Qualcuno ha storto il naso, anche nella stessa Germania: l'Ingolstadt è controllata per il 19% dall'Audi – che ha acquistato e dà il nome allo stadio, l'Audi Sportpark -, che a sua volta ha una quota di minoranza (8% circa) anche nel pacchetto azionario del Bayern.

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L'Audi Sportpark di Ingolstadt

Il tutto, in uno scenario dove il gruppo Volkswagen, oltre a “possedere” il Wolfsburg, sponsorizza un totale di sedici club tra prima e seconda serie. Il rischio è che la Bundesliga possa diventare un “feudo” della grande fabbrica di automobili. Tra Bayern, Wolfsburg e Ingolstadt resistono però delle grandi differenze di budget: quello appena promosso è un piccolo club con un grande progetto, in mano all'allenatore austriaco Ralph Hasenhüttl, ex attaccante di Austria Vienna, Lierse e Colonia, e al direttore tecnico Thomas Linke, ex difensore di grido proprio nel Bayern Monaco. Il campionato è partito bene per i rossoneri, capaci di cogliere due vittorie contro Mainz ed Augsburg e di cedere solo ai più blasonati e titolati gialloneri del Borussia Dortmund. I giocatori più rappresentativi degli Schanzer, soprannome del club, sono Matthew Leckie e Pascal Groß, alfieri anche della promozione dello scorso campionato.

Darmstadt – Vecchie conoscenze

L'ultima Bundesliga, da queste parti, è vecchia di trent'anni. In mezzo, tante stagioni di altalena nelle serie inferiori e un bel po' di delusioni. La luce in fondo al tunnel al termine della scorsa stagione, con la promozione diretta colta dopo un lungo testa a testa con squadre ben più blasonate, il Kalsruhe e il Kaiserslautern. Per il grande ritorno nella massima serie, la società e l'allenatore della promozione, Dirk Schuster, hanno pensato bene di dare fiducia a due reduci del nostro campionato, i terzini Garics e Caldirola. Il primo, importato dal Napoli nel 2008, ha lasciato il Bologna dopo cinque stagioni di buon livello, mentre il secondo è stato ceduto dall'Inter al Werder Brema ventiquattro mesi fa, ma non è riuscito ancora a dimostrare di valere i buoni giudizi espressi su di lui al tempo delle giovanili nerazzurre e della fascia di capitano dell'Under 21. L'inizio di campionato è stato all'insegna dell'equilibrio, con tre pareggi in tre partite contro Hoffenheim, Schalke e Hannover.

Tondela – Una favola

La squadra gialloverde, fondata nel 1933, arriva in Superliga per la prima volta nella storia dopo una lunga scalata dalle serie inferiori, culminata con la promozione della scorsa stagione. La capienza dello stadio, il piccolo Estádio João Cardoso, supera appena i mille posti e anche la cittadina di riferimento, Tondela appunto, non è altro che un piccolo sobborgo di 31mila abitanti. L'allenatore Vitor Paneira  ex calciatore del Benfica e nazionale portoghese a Messico ’86, si ritrova ad avere a che fare con un gruppo nuovo, ricco di giocatori che affrontano per la prima volta la massima serie. I primi punti sono arrivati domenica scorsa, grazie all'uno a zero casalingo contro il Nacional de Madeira e al gol di testa di Kakà, difensore centrale col nome da trequartista.

União Madeira – L'altra isola

Un altro caso de “gli altri”. Perchè nel luogo che ha dato i natali a Cristiano Ronaldo, da sempre, comandano i bianconeri del Nacional. Ecco perchè l'altra metà calcistica di Funchal, capoluogo dell'isola e regione autonoma di Madeira, ha festeggiato alla grande il suo ritorno in Superliga a vent'anni dall'ultima volta. L'inizio del nuovo campionato dell'União, nonostante la sconfitta nel sentitissimo derby contro i cugini del Nacional, è da ritenersi comunque soddisfacente: quattro punti in tre partite sono un buon bottino per la squadra allenata da Norton de Matos allenatore con un passato da commissario tecnico della nazionale del Guinea Bissau. Al rientro dalla sosta, gli isolani affronteranno un'altra squadra da poco ritornata ai vecchi fasti, pur se con una storia ben più importante: il Boavista, campione nel 2001 e poi retrocessa per debiti nelle categorie inferiori.

La festa di giocatori e tifosi dell'União Madeira.

 

Nell'immagine in evidenza, i giocatori del Bournemouth festeggiano la promozione in Premier League. Clive Rose/Getty Images

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