L’Urss, per l’ultima volta

Ventiquattro anni fa la Nazionale sovietica giocò la sua ultima partita in casa: avversaria l'Italia, che dopo quello 0-0 esonerò il ct Vicini.
di Redazione Undici 12 Ottobre 2015 alle 16:14

Azeglio Vicini mantenne la panchina della Nazionale nonostante il bronzo a Italia 90. Gli si doveva un’altra occasione, ma la conferma era arrivata comunque controvoglia. Il Mondiale da vincere non era stato vinto, e tanto bastava per metterlo nel mirino. Alla prima caduta della sua nazionale, si sapeva, sarebbe caduto anche lui.

Le qualificazioni a Euro 92 iniziano maluccio: 1-1 con l’Ungheria, 0-0 in casa con l’Urss. Il colpo di grazia è la trasferta a Oslo, in Norvegia, con l’Italia che non la vede mai e perde 2-1. Anzi no, c’è la prova d’appello. Mosca, 12 ottobre 1991. Vicini deve vincere per mantenere vive le possibilità di qualificazione e la sua panchina. La sua Italia ci prova ma non brilla, lo 0-0 finale la esclude quasi definitivamente, come poi fu, da Euro 92.

Quello di Vicini è solo uno degli addii di quella serata. Perché anche l’Urss è arrivata ai saluti, ma non come nazionale. L’Urss è un paese che, in pratica, non esiste già più. Dopo quella contro l’Italia, i sovietici giocheranno solo un’altra partita con la scritta CCCP. Quella contro gli azzurri è l’ultima in casa, a Mosca. Si qualificheranno all’Europeo, ma lo giocheranno chiamandosi CSI, acronimo della “Comunità degli Stati Indipendenti”. È l’inizio della rivoluzione, quella che porterà alla dissoluzione dell’Unione e alla nascita delle nazioni che oggi conosciamo: Federazione Russa, Ucraina, Bielorussia, Estonia e così via.

>

Leggi anche

Calcio
Sassuolo è il mio posto, qui posso provare ad alzare l’asticella: intervista a Fabio Grosso
Il tecnico del club neroverde racconta l'impatto con la Serie A, la sua carriera in campo e poi in panchina, il progetto che sta guidando da quasi due anni. E il suo modo di allenare e rapportarsi con una nuova generazione di calciatori.
di Fabio Simonelli
Calcio
I tifosi dello Strasburgo sono infuriati con il club perché si sentono una succursale del Chelsea, ma al Chelsea se ne fregano e continuano a scambiare giocatori con lo Strasburgo
L'ultimo "furto" è arrivato in chiusura di mercato, quando i Blues hanno riportato a Londra il difensore Sarr, uno dei migliori giocatori del club francese.
di Redazione Undici
Calcio
Intanto al Rennes continuano a produrre o a scovare grandi talenti, per poi rivenderli a cifre enormi
L'ultima grande plusvalenza riguarda Jeremy Jacquet, acquistato dal Liverpool per 63 milioni di euro.
di Redazione Undici
Calcio
Il Fenerbahce ha debiti per 500 milioni di euro, eppure continua a spendere delle cifre molto importanti sul mercato
E deve ringraziare un sistema decisamente permissivo, nel quale il club di Istanbul è semplicemente troppo grande per ricevere sanzioni.
di Redazione Undici