Calcio

Federer reloaded

Ha scelto Ljubicic come nuovo allenatore: in che direzione andrà ora il tennis dello svizzero? Una riflessione, partendo dai cambiamenti del suo gioco negli anni.

Roger Federer

during the men's singles semi final against **** on day seven of the Barclays ATP World Tour Finals at the O2 Arena on November 21, 2015 in London, England.

Nell’anno in cui Novak Djokovic ha rinsaldato il suo dominio sul tennis, la maggior parte dei fan di questo sport si è avvicinata ancora di più a Roger Federer. Il perché è presto detto: Roger Federer è il Luke Skywalker del tennis, l’ultimo Jedi, colui che combatte  i cannoni e i fucili laser, cioè le bordate da fondo campo tutto fisico ed effetto con la spada laser, cioè le volée e i tocchi di fino.

La longevità di Roger Federer è dovuta alla sua capacità di adattarsi alle evoluzioni del tennis e cioè l’aver trovato contromisure ad ogni variazione dell’ecosistema Federer, “attaccato” da cambi di superfici, materiali ma soprattutto avversari diversi. La standardizzazione del gioco e la pochezza tecnica di molti dei suoi avversari sono due variabili che hanno contribuito a rendere Federer uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi. Lui, che compirà 35 anni nel 2016, non ha in testa di ritirarsi. E perché dovrebbe farlo? Forse non è più in grado di vincere Slam, ma chi può farlo nel tennis di oggi a parte Novak Djokovic?

Nel 2015 Roger Federer contro i top 10 vanta uno score di 15-6: le sei sconfitte sono arrivate cinque volte da Novak Djokovic e una volta da Stan Wawrinka, i due che hanno vinto i quattro Slam dell’anno. Dopo essere stato votato per la tredicesima volta di fila tennista più amato dai tifosi, ha chiuso la stagione al numero 3 della classifica ed è riuscito a battere anche Rafael Nadal, che non incontrava da un anno e mezzo. Il quadro è evidente: si parla di un tennista altamente competitivo, ben lontano dalla versione del 2013, quando in molti gli consigliarono di ritirarsi per via degli scarsi risultati e delle frequenti sconfitte.

Roger Federer - Barclays ATP World Tour Finals

A metà dicembre Roger Federer si è separato da Stefan Edberg e ha ingaggiato Ivan Ljubicic come nuovo allenatore. Il croato, già numero 3 della classifica ATP sotto la guida di Riccardo Piatti, seguirà lo svizzero nel circuito assieme al fido Severin Lüthi. La domanda che tutti si pongono è: cosa aggiungerà al gioco di Federer? Interpretare questa scelta come un tentativo di inventarsi qualcosa contro il tennista che più lo ha sconfitto quest’anno, Djokovic, è sbagliato. Perché a questo punto basterebbe farsi una chiacchierata col suo amico Wawrinka, che gli direbbe che solo in una giornata di grazia, quando i rovesci lungolinea si rivelano vincenti passando fuori dai paletti della rete, si riesce a battere Djokovic nei tornei che contano, quelli dove si gioca al meglio dei cinque set.

Intanto, Federer nel 2016 ha previsto un solo torneo sul rosso nella sua sua programmazione: il Roland Garros. Niente Roma e Madrid dunque, anche se potrebbe accettare un invito in extremis. L’obiettivo è chiaro: presentarsi più fresco fisicamente al momento cruciale della sua stagione, il torneo di Wimbledon.

Quello che è sotto gli occhi di tutti è che Stefan Edberg ha riproposto una nuova versione di Federer nel biennio 2014/2015. Questo Federer 2.0, semplicemente, cerca di rendere gli scambi quanto più brevi possibili, colpendo con i piedi ben vicino alla riga di fondo. Sembra facile, ma per far questo serve un talento infinito perché si deve colpire con molto anticipo, quasi di controbalzo, in modo da sfruttare la forza del colpo dell’avversario. Se non hai una sensibilità fuori dal comune non ci si riesce.

Cambiare qualcosa dal proprio gioco, cercare innovazioni tecniche, è un po’ quello che adesso si chiede a Rafael Nadal, ma è un lavoro terribilmente difficile a questi livelli perché sono davvero poche le cose che si possono ancora imparare. Del resto, se sapevi farle, potevi farle prima.

Qui Roger Federer ha 17 anni ed è praticamente la fotocopia di Pete Sampras.

Federer è tornato a giocare come faceva agli inizi di carriera, quando si giocava un tennis più lineare, con traiettorie più diritte. Era il tennis che aveva ancora in Sampras e Agassi i riferimenti, e Federer sparigliò le carte perché non presentava nessun punto debole nel suo gioco fatto di accelerazioni continue, cambi di gioco repentini oltre al serve and volley. Quando i due ultimi grandi tennisti americani si ritirarono ebbe inizio l’era Federer. Dal 2004 al 2007 il tennis fu dominato dallo svizzero: i vari Hewitt, Nalbandian e Roddick nulla potevano contro un giocatore così dotato dal punto di vista tecnico ma anche dal punto di vista atletico. Roger Federer dominava con i colpi di inizio gioco, servizio e diritto, e non aveva un rovescio così forte come quello di oggi.

Ad un certo punto arriva sul circuito Rafael Nadal e Federer cambia maniera di giocare. L’irruzione di Nadal nell’ATP dal punto di vista tecnico è paragonabile a quella di Björn Borg di qualche decennio prima. Quando si giocava ancora con le racchette di legno, Borg introdusse il “top spin”: fece in modo cioè che la palla non percorresse più una traiettoria più o meno parallela al terreno di gioco, ma che compisse una specie di parabola, passando alta sopra la rete. Fu una rivoluzione che influenzò molti giocatori successivi. Nadal ha perfezionato il gioco di Borg e ha esasperato le rotazioni della palla, facendole raggiungere un numero di giri impressionante e costringendo gli avversari a cambiare la maniera di giocare. Contro Nadal si era costretti a tentare un gioco in qualche modo speculare, riassumibile con un “fai la cosa giusta su ogni palla senza prendere percentuali di rischio alte”, cioè usa il topspin. Per colpire le palline alla solita altezza, Federer fu costretto ad allontanarsi dalla riga di fondo campo. Gli scambi si allungarono, con conseguente dispendio di energie, e Federer cominciò a essere un giocatore che pensava durante i palleggi, cosa poco gradita ai tennisti tutto talento e istinto come lui. Ciononostante lo svizzero rimase a lungo imbattibile, se non proprio da Nadal sulla terra rossa.

Contro Novak Djokovic, si può subire o dominare lo scambio all’interno dello stesso punto, poi però (spesso) lo si perde.

Ma dopo questa “innovazione” nadaliana, un altro elemento entrò a turbare il gioco di Federer. L’omologazione delle superfici di gioco – da Wimbledon, la cui superficie fu ribattezzata da Gianni Clerici in una felice sintesi “erba battuta”, al cemento diventato più lento praticamente dappertutto – non giocò certo a favore dello svizzero. Federer si era appena adattato a questa nuova ondata di giocatori talmente super dotati fisicamente da ridurgli il talento tennistico, quando arrivarono anche Djokovic e Murray ai piani alti del circuito. Prima che quel Djokovic diventasse questo Djokovic, lo svizzero non ha mai avuto troppi problemi nel gestire le partite contro di lui, né contro Murray, almeno in quelle che contavano davvero (cioè gli Slam). Se la sfida con Nadal è sempre stata caratterizzata dagli aspetti psicologici più che da quelli tecnici, con gli altri due Federer riusciva comunque a vincere anche in questa sua nuova evoluzione di tennis aggressivo ma pur sempre da fondo campo.

Giocare un vincente praticamente ad ogni colpo, e non vincere lo scambio: a Federer è accaduto di frequente contro Nadal.

Dopo l’ultimo successo in una prova del Grande Slam, a Wimbledon nel 2012 battendo proprio Djokovic in semifinale e Murray in finale, Federer è incappato in quello che sembrava un declino. I problemi fisici hanno condizionato il suo 2013, il primo anno dal 2002 in cui non chiuse tra i top 3. A fine 2013, però, invece di annunciare il ritiro, lo svizzero rese noto di aver ingaggiato Stefan Edberg come allenatore. Lo svedese, idolo d’infanzia di Federer, non aveva mai allenato prima di allora.

Nel 2014 Roger Federer torna a giocare ai livelli del 2012, anche se non riesce a vincere prove del Grande Slam. Ci si mettono i vari Wawrinka e Cilic a vincere i tornei che non vincono Djokovic e Nadal, sempre padrone al Roland Garros. In campo però si nota un “nuovo” giocatore. Federer torna a giocare con i piedi più vicini alla linea di fondo campo, cerca di accorciare gli scambi appena può scendendo a rete e ripropone il serve and volley, praticamente abbandonato nel 2004. Il rovescio, complice soprattutto il cambio di racchetta, un modello dall’ovale più grande e che quindi “perdona” di più gli impatti non centrati, è forte come non lo è mai stato prima: Roger non ha bisogno di caricare il colpo con il peso del corpo – come fa Wawrinka, per esempio -, ma riesce a colpire con delle mezze aperture che velocizzano il gioco e non danno tempo di reazione all’avversario, grazie alla sua grande manualità e alla sua velocità di braccio.

Roger Federer 2015 U.S. Open

Così facendo, Federer non è più confinato a giocare lontano dalla linea di fondo, nel disperato tentativo di riconquistare il campo. Copre meno area, anticipa di più, specie con il rovescio, con il solo scopo di conquistare quella zona di campo, il vertice sinistro del rettangolo, che è lo spot che permette di comandare lo scambio con il diritto.

Quello che per molti è stato l’emblema di questo nuovo Federer è stato l’attacco “kamikaze”, poi rinominato SABR, ovvero Sneaky Attack By Roger. Questo attacco furtivo di Federer altro non è la riproposizione di quanto fatto da John McEnroe per una vita: anticipare al massimo la risposta al servizio per prendere la rete mentre l’avversario ancora sta terminando il movimento e non è quindi pronto a controbattere. Un colpo, quindi, più spettacolare che vantaggioso per la reale economia del gioco, e che non è stato neanche recepito molto bene da alcuni addetti ai lavori, come Boris Becker per esempio, coach di Djokovic, che lo considera irrispettoso.

La SABR è un colpo che, anche eseguito perfettamente, contro Djokovic finisce così

Dopo due anni di collaborazione, Edberg ha lasciato Federer perché ha le sue aziende da mandare avanti. Lo svizzero ha scelto Ivan Ljubicic, che nel curriculum da allenatore vanta degli ottimi risultati ottenuti con un tennista canadese dal servizio formidabile, ma non certo una libellula negli spostamenti a causa dei suoi 196 centimetri di altezza: Milos Raonic. Ljubicic è stato un giocatore dall’ottimo rovescio e dal diritto un po’ “ballerino”. Nel tennis moderno diventare il migliore senza il diritto è pressoché impossibile – Stan Wawrinka è diventato un campione quando ha aggiustato il diritto, ad oggi il suo punto debole quando deve colpirlo in movimento. Piatti ha lavorato molto sul tennis del croato riuscendo a migliorargli il diritto e portandolo al numero 3 della classifica mondiale.

Qualcuno si aspetta, forse, un Federer 3.0. Ma la verità è che difficilmente lo svizzero proporrà qualcosa di nuovo in campo dal punto di vista del gioco. La versione attuale del suo gioco è la migliore vista da molti anni a questa parte, da quell’interregno che poi è durato, con qualche ovvia parentesi dei suoi eccezionali avversari, almeno fino al 2011. Ljubicic ha lavorato molto – assieme a Piatti – su Milos Raonic, ma si trattava di lavorare su un giocatore dotato di un colpo eccezionale, il servizio, uno ottimo, il diritto, e uno insufficiente, il rovescio.

Raonic è un tennista incapace di proporre soluzioni alternative di gioco e variazioni tattiche, e quindi il lavoro di un coach ha dei margini molto ampi nei quali muoversi. Con Federer,  il giocatore più completo dai tempi di Sampras, questi margini non ci sono. O se ci sono, si riducono ai minimi termini, e cioè a come interpretare alcune situazioni tattiche o pensare delle contromisure da mettere in campo contro chi ti batte di frequente, Djokovic. Ma una cosa è certa: quando Ljubicic e Federer si ritroveranno a discutere in campo di queste cose, sarà possibile farlo solo perché uno dei due si chiama Federer, un atleta che ha talento, fisico e testa per inventare nuove soluzioni e battere anche l’età che avanza. Il problema è che poi c’è Djokovic.

 

Nell'immagine in evidenza, Roger Federer durante le ultime Atp Finals. Clive Brunskill/Getty Images


{