Ballon d’Or confidential

L'unico giornalista italiano a votare il Pallone d'Oro: due chiacchiere con Paolo Condò, sul duopolio Messi-Ronaldo, la Fifa, Buffon.

Il Pallone d’Oro, o Pallone d’Oro Fifa dal 2010 in poi, è una questione geograficamente piuttosto ristretta: può finire a Barcellona oppure a Madrid. Funziona così da cinque anni, e il 2015 non farà eccezione. Sembra anche una questione piuttosto latina, considerando le nazionalità dei candidati più frequenti, un portoghese e un argentino, con apparizioni sempre lusofone brasiliane o spagnole-catalane. La Fifa e il suo ingresso l’ha cambiato in peggio? Quanto sinceramente rappresenta, il premio, il calcio dell’anno a cui fa riferimento? Abbiamo fatto una chiacchierata con Paolo Condò, giornalista di Sky e firma di Undici, l’unico italiano a votare.

Davide Coppo: Paolo, quando hai iniziato a votare?

Paolo Condò: Voto da 6 anni, questa è la sesta volta, dal 2010. Da quando c’è stato “il cambiamento”, e si è unito con la Fifa. Però io sono stato, comunque, designato da France Football. Nel senso che Roberto Beccantini, il giornalista che votava prima di me, andò in pensione, e non andando più a vedere le partite ritenne, con grande stile, di non poter più ricoprire quell’incarico. Rimise a France Football il voto, e France Football mi contattò e ritenne che fossi quello con più esperienza di calcio internazionale e che, per questo motivo, potessi essere il successore di Roberto più indicato.

E come ti ha trovato la notizia?

Beh io trovo che sia di un grandissimo prestigio. Perché anche se oggettivamente il premio è cambiato, e adesso i parametri non sono più quelli di una volta, devi semplicemente pensare al fatto che i giocatori, per andare a ritirare qualsiasi premio, molto spesso vogliono un orologio, un cadeau, un gettone: andare a ritirare un premio per loro è un lavoro. Per il Pallone d’Oro, tutti andrebbero a piedi a Zurigo. È quello che è il premio Oscar per il cinema.

Funziona davvero così?

Nel 2010 io, che ho sempre interpretato e continuo a interpretare il voto come un premio al più forte giocatore dell’anno, non al più talentuoso del mondo, quell’anno votai Sneijder. Perché ritenni che uno che aveva vinto campionato italiano, Coppa Italia, Champions League, e che era arrivato secondo perdendo ai supplementari il Mondiale del quale, pur non essendo un attaccante, era tra i migliori realizzatori, fosse impossibile da scalzare. E non finì nemmeno tra i primi tre.

Si parlò molto di Sneijder escluso dal podio, fu forse una delle votazioni più contestate.

Sì, e sai perché si parlò molto, anche? Perché quell’anno, con il cambiamento del premio, non votarono più soltanto i giornalisti, ma votarono anche gli allenatori e i capitani delle Nazionali di tutto il mondo. Nel voto separato, tra i giornalisti avrebbe vinto Sneijder.

Ah!

Questo dimostra, come dico sempre ai miei colleghi di Sky, ex calciatori, che i giornalisti sono gli unici che capiscono il calcio. Scherzo, ovviamente!

Messi con il trofeo vinto nel 2013 (Harold Cunningham/Getty Images)

Ma quanto tempo hai per votare, quando devi “consegnare” la tua scheda?

C’è una finestra di tre settimane in novembre.

E su quali principi voti?

È chiaro che quello che accade nella fase “ascendente” della stagione, che culmina con le finali delle coppe e con il finale dei campionati, ha un’influenza enorme. Però non è sempre così: ad esempio, quest’anno dopo la finale di Champions League pensai che su podio ci sarebbe dovuto essere Hazard, con Messi e Buffon. Poi Buffon non l’ho potuto votare, e Hazard è veramente sparito. Anzi, credo che uno dei motivi di crisi del Chelsea sia proprio la sua eclissi.

Quanto ti sei arrabbiato per l’esclusione di Buffon?

La mia interpretazione è che, con tutto il casino che c’è stato alla Fifa in questi mesi, la famosa lista dei 59 pre-selezionati dalla quale Buffon era assente sia stata redatta da uno stagista, o quasi. E con l’arroganza classica di questi enti, quando è saltata fuori la cazzata, nessuno ha chiesto nemmeno scusa, e quindi c’è questa clamorosa dimenticanza che secondo me è grave almeno come quella di Milito escluso dai 23 del 2010, dopo una doppietta nella finale di Madrid.

Quanto la squadra influisce sul giudizio del singolo giocatore, cioè quanto conta alla fine l’ambiente in cui si trova? Negli ultimi 5 anni soltanto il Bayern Monaco ha avuto due presenze sul podio, escludendo Barcellona e Real Madrid.

Moltissimo. Secondo me c’è anche una questione di glamour. Se vai a vedere la lista dei 23, la prima cosa che ti viene in mente è che sia stata compilata dall’associazione procuratori: sono tutti i giocatori più “liquidi”. James Rodríguez, che fu meraviglioso al Mondiale e bravo nella prima parte di stagione al Real Madrid, quest’anno tra infortuni e scelte tecniche ha giocato pochissimo, eppure è fra i 23. D’altronde è costato 80 milioni di euro. Come c’è Gareth Bale. Nella Juventus c’è Pogba, il giocatore con il valore di mercato più alto, mentre Buffon non ha nessun valore di mercato ed è stato escluso.

Sei un po’ polemico.

Sono molto polemico. Sono estremamente legato, come tradizione, al Pallone d’Oro e a quello che rappresentava, però la Fifa lo ha snaturato.

Credo che il Pallone d’Oro abbia un ruolo molto importante nella costruzione della memoria futura del calcio di oggi. Che succederà dopo il duopolio?

È una domanda difficile. Io spero che si torni al metodo di votazione precedente al 2010. Per darti un’idea di come vorrei che cambiasse: io trasformerei il Pallone d’Oro in una specie di premio Nobel. Lo puoi vincere una volta.

E faresti delle categorie?

No, non lo dividerei per ruoli.

No, quello no, però è triste pensare che ci siano giocatori come Henry che non sono mai stati premiati.

A me viene in mente anche Paolo Maldini. Però Cannavaro, un grandissimo difensore ma non forte come Paolo Maldini, l’ha vinto. Questo perché: perché vincere fa la differenza. Difatti io due anni fa non ho votato Ronaldo, ma Ribery. Addirittura cambiarono i termini temporali della votazione per metterci dentro le qualificazioni ai Mondiali in cui Ronaldo segnò una tripletta alla Svezia. Quel Pallone d’Oro sembrava organizzato da Jorge Mendes.

Però, guardando gli ultimi 5 anni (3 Messi, 2 Ronaldo), davvero c’erano avversari così più meritevoli?

Credo di sì, o almeno ti posso dire i miei voti: Sneijder nel 2010, quando vinse Messi e quell’anno Messi vince soltanto la Liga. Nel 2011 ho votato Messi, che aveva vinto la Champions League. Nel 2012, l’anno dell’Europeo, votai Iniesta. Quell’anno la Liga fu vinta dal Real Madrid.

Di Mourinho.

Esatto! Messi vinse senza nemmeno vincere la Liga. Poi nel 2013, l’anno dei Bayern, voto Ribery e vince Ronaldo, e nel 2014 naturalmente voto Ronaldo. Vedi, vincere per me è una cosa fondamentale. Non è una parte del business: è il business. Quest’anno è facile.

Cristiano Ronaldo e Thierry Henry al Fifa Ballon d’Or Gala 2014 (Philipp Schmidli/Getty Images)

Nel passato quali sono i giocatori più meritevoli che non hanno avuto il riconoscimento dovuto?

Sai, bisognerebbe andare a vedere anno per anno quali erano gli avversari. Raúl era uno che in teoria avrebbe dovuto vincerlo, ma ora non ricordo in quegli anni con chi andava a “cozzare”. È lo stesso discorso che per anni abbiamo sentito su Tévez in Nazionale: com’è possibile non convocare Tévez? Certo, ma ci sono Higuaín, Agüero, Messi.

Mi viene in mente Gerrard: a Istanbul nel 2005 il Milan sbagliò così tanti rigori che Gerrard non tirò il quinto per il Liverpool. Forse quel rigore avrebbe cambiato le cose.

Hai toccato un buon tema: Gerrard è stato un ottimo giocatore, ma la sua mitologia è molto sopravvalutata.

Sono d’accordo, ma era forse la sua unica finestra possibile, un’epoca in cui potevi vincere senza essere Messi e Ronaldo.

Quell’anno vinse Shevchenko. Anche quella vittoria, avendo perso la finale di Champions, potrebbe far venire in mente dei lavori di lobbying che sicuramente sono stati fatti. Shevchenko, e Nedved prima di lui, erano giocatori dell’Est. All’epoca l’Est poteva essere “guidato” compattamente nel votare un giocatore della sua fascia geografica.

Tornando ai portieri: pensi che Buffon l’avrebbe meritato nel 2006?

Diciamo che nel 2006 avrei votato più Buffon di Cannavaro.

E per quanto riguarda Neuer nel 2014? Fu campione del mondo.

Forse quello del portiere è l’unico ruolo per il quale si potrebbe istituire un premio ad hoc. Perché è oggettivamente difficile valutare compiutamente quanto un portiere è stato più importante di un giocatore di movimento. All’epoca penso che avrei amato votare Jan Tomaszewski, il portiere della Polonia nel Mondiale ’74.

Tornando l’ultima volta all’Italia: chi, per qualità individuali, avrebbe potuto vincere ma non ha mai vinto?

Metto Maldini davanti a tutti. Per me è stato il più grande difensore della storia.

E l’avrebbe vinto, se il Milan avesse vinto a Istanbul.

Certamente.

E Totti e Pirlo?

È molto semplice: Totti l’avrebbe probabilmente vinto se fosse andato via da Roma. Pirlo era un altro eccellente candidato nel 2006, però quell’anno secondo me funzionò in un altro modo: il titolo Mondiale dell’Italia venne vinto da 7 giocatori, cioè Pirlo, Buffon, Cannavaro, Gattuso, Zambrotta, Materazzi e Grosso. Gli altri sono andati molto a traino. Siccome l’Italia non ha un’immagine fantastica nel mondo del calcio, nel senso che siamo considerati dei difensivisti, difficili da battere, ma che non propongono un calcio che segue una certa dittatura culturale del momento, secondo me i voti vennero fatti convergere su Cannavaro anche per sottolineare che abbiamo vinto un Mondiale grazie alla difesa.

Ecco: come funziona la politica dei voti?

Da questo punto di vista ti posso portare solo la mia testimonianza individuale: nessuno mi ha mai telefonato. Posso immaginare che i giornalisti italiani, spagnoli, francesi, tedeschi, inglesi siano considerati incorruttibili. Magari non funziona ugualmente a Vanuatu: non mi stupirei.