Calcio

Così il Napoli ha modellato la Juve

Quattro incontri con gli azzurri in quattro anni hanno costruito la fisionomia vincente della Juventus: impostazione tattica, adattamento, Pogba.

TURIN, ITALY - OCTOBER 31: (EDITORS NOTE: Images has been converted to black and white.) Paul Pogba of Juventus FC celebrates victory at the end of the Serie A match between Juventus FC and Torino FC at Juventus Arena on October 31, 2015 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Juventus-Napoli di questo weekend ci dirà qualcosa di nuovo sui bianconeri? Nelle ultime quattro stagioni, coincise con la vittoria dello scudetto, contro i partenopei la Juventus ha scoperto qualcosa di sé: quattro pilastri su cui ha fondato i successi del ciclo cominciato con Conte e proseguito con Allegri. Dal 3-5-2 al camaleontismo tattico, dalla centralità di Pogba al riconoscimento di una superiorità schiacciante: la Juve si è modellata negli scontri diretti con il Napoli.

Stare in campo

29 novembre 2011: Napoli-Juventus 3-3. La prima volta del 3-5-2

Arezzo, Bari, Atalanta, Siena: Antonio Conte non aveva mai utilizzato la difesa a tre. Poche volte si era discostato dal 4-4-2 (o 4-2-4 per mettere l'accento sulla propensione offensiva), il suo modulo di riferimento: arrivato a Torino, nelle prime gare, lo alternò al 4-3-3. Antonio Conte è stato lo stesso tecnico che, terminata l'avventura bianconera, ha lasciato due eredità: le vittorie e il 3-5-2. L'importanza del primo lascito si spiega da sé, considerato che l'attuale ct prese la Juve dopo due settimi posti consecutivi (e senza vittorie dai tempi pre-Calciopoli). La seconda eredità ha abituato la Juventus a giocare in un certo modo, tanto radicato da continuare ad essere utilizzato anche con l'arrivo di Max Allegri.

FBL-ITA-SERIEA-NAPOLI-JUVENTUS

La prima volta che Antonio Conte schiera la Juventus con il 3-5-2 è a Napoli, il 29 novembre 2011: gli azzurri, allora allenati da Mazzarri, andavano in campo con un sistema di gioco pressoché simile, al punto che l'allenatore napoletano diede a intendere come il collega avesse copiato da lui. In realtà, la mossa di Conte, più che irrobustire il sistema difensivo, aveva lo scopo di costruire un centrocampo dinamico, capace di occupare tutti gli spazi e in cui Pirlo poteva prendersi qualche libertà tattica in più.

Finì 3-3, anche se la Juve, per due volte, dovette rimontare un doppio svantaggio. L'esperimento andò bene ma non venne introdotto in pianta stabile: Conte continuò a prediligere il 4-3-3 fino a gennaio, quando un 3-0 alla Roma in Coppa Italia assicurò a proposito della bontà della scelta. Nonostante i tanti gol subiti – forse il motivo per cui Conte, all'inizio, non passò immediatamente al 3-5-2 -, al San Paolo si vide la Juve come l'abbiamo vista nel triennio del tecnico salentino: Barzagli, Bonucci e Chiellini in difesa, Pirlo playmaker, due incursori al fianco (con Vidal, quella sera, c'era Pepe) e due esterni in grado di fare le due fasi.

Napoli-Juventus 3-3

Il giocatore simbolo

20 ottobre 2012: Juventus-Napoli 2-0. Il primo gol in bianconero di Pogba

Paul Pogba, per certi versi, ha cambiato il destino della Juve. In una duplicità di sensi, che abbraccia da un lato il valore meramente tecnico del giocatore, e dall'altro i significati di mercato legati all'operazione che lo ha portato a Torino. Il primo aspetto è subito evidente: Pogba oggi è quasi certamente il giocatore più forte del campionato insieme a Higuaín. L'aspetto di mercato riguarda sì il valore del suo cartellino, e con esso la possibilità che hanno i bianconeri di rifondare la squadra privandosene, ma anche il modus operandi che l'acquisto del francese ha ispirato in casa Juve: puntare su giocatori giovani – come Morata, Dybala, Rugani – e di prospettiva per farli crescere in casa, scommettere su di loro anziché ricorrere a giocatori subito pronti, ma già formati e dunque non “plasmabili” (ricordate i casi Elia e Martínez?). Oggi, la Juve si concentra soprattutto su operazioni di questo tipo.

Il momento in cui Pogba smette di essere un nome sfizioso ma non ancora spendibile è Juventus-Napoli del 20 ottobre 2012: ottava giornata di campionato, il francese fin lì ha giocato una sola partita da titolare (contro il Chievo), ma perlopiù assiste alle gare dalla panchina. È così anche contro il Napoli: il francese entra in campo a un quarto d'ora dal termine, poco prima che un altro subentrato, Cáceres, segni la rete dell'1-0. Due minuti dopo il vantaggio bianconero, ecco il raddoppio di Pogba: una meravigliosa conclusione volante che sibila come una pallottola e si infila nell'angolino. Sarà solo il primo di una serie di gol bellissimi che il francese ha, curiosamente, messo a segno contro il Napoli. Ed è il momento in cui Pogba diventa Pogba, nel senso in cui lo intendiamo oggi.

Juventus-Napoli 2-0

Superiorità

10 ottobre 2013: Juventus-Napoli 3-0. Il primo segnale di onnipotenza

Siamo abituati a considerare la Juventus come il benchmark delle squadre di Serie A, il modello calcistico più riuscito in Italia per combinazione di risultati sportivi ed economici. Limitandoci all'aspetto sportivo, c'è voluto qualcosa in più di due scudetti perché alla Juve si riconoscesse questo status: per la precisione, due scudetti e mezzo. Dopo due partite che hanno certificato la superiorità dei bianconeri sulle rivali: Juventus-Napoli 3-0 e Juventus-Roma 3-0. Quello che si presentava con un campionato equilibrato, con tre squadre in lizza per il titolo, si concluse con un vantaggio +17 sulla seconda e +24 sulla terza in classifica. E con il record di punti: 102.

Juventus FC v SSC Napoli - 2014 Italian Super Cup

Lo Juventus-Napoli del Conte ter arriva alla dodicesima giornata, con le due squadre appaiate al secondo posto, subito dietro la Roma. Alla vigilia si intuisce una gara equilibrata, e a creare quel clima c'è anche l'idea di un torneo molto meno “cannibalizzabile” rispetto al passato. E invece no: la Juve aggredisce la partita come nel suo stile, e dopo due minuti si ritrova in vantaggio con un gol di Llorente. Nella ripresa arrivano le meraviglie di Pirlo e Pogba: il primo con un classico calcio di punizione, il secondo con una conclusione al volo (ci risiamo) che stupisce sia per le qualità di coordinazione sia per la potenza e la precisione con cui schizza via il pallone dal suo piede.

La superiorità messa in mostra in quella partita fu tale da frustrare le concorrenti: dopo quella partita, il Napoli perse in casa contro il Parma, mentre la Roma frenò contro Cagliari e Atalanta. Il condizionamento derivato dalla consapevolezza di avere una rivale del genere non è da sottovalutare, e probabilmente le difficoltà dei bianconeri all'inizio della stagione 2015/16 hanno avuto l'effetto di galvanizzare, ancor prima che il Napoli, potenziali concorrenti come Inter e Fiorentina.

Juventus-Napoli 3-0

Adattabilità

11 gennaio 2015: Napoli-Juventus 1-3. La convinzione di poter cambiare

La Juventus che Allegri aveva ereditato da Conte aveva cambiato pochissimo: stessi giocatori, stesso modulo, stessi risultati. Se questo poteva bastare per l'Italia, non bastava per l'Europa: nell'anno in cui la Juve è arrivata in finale di Champions, erano arrivate ben due sconfitte nelle prime tre partite. In quella da dentro o fuori contro l'Olympiacos, Allegri aveva deciso di passare al 4-3-1-2, con il posizionamento di Vidal tra le linee, riuscendo poi a vincere e a prenotare la qualificazione al turno successivo.

Fu il primo vero stacco dalla Juventus di Conte: Allegri insistette con la disposizione tattica sperimentata in Champions, ma, quando arrivò alla trasferta napoletana, si ritrovava con una sola vittoria negli ultimi sei match. In ogni caso, al San Paolo decise di non sconfessare il cambiamento tattico, e la partita gli diede ragione: i bianconeri vinsero 3-1, con le reti di Pogba (altro supergol, ci ririsiamo), Cáceres e Vidal, eliminando il Napoli dalla corsa al vertice.

Se Conte, una volta passato stabilmente al 3-5-2, non tornò più indietro sui suoi passi, Allegri, tra la passata stagione e quella attuale, ha continuato a giocare su questa flessibilità tattica. Un camaleontismo che è diventato un punto di forza determinante per i bianconeri, in quanto abituati a giocare in vari modi, a seconda dell'avversario o degli uomini a disposizione, senza accusare difficoltà di adattamento. Ed è il terreno su cui Allegri sta preparando il big match di sabato.

Napoli-Juventus 1-3

 

Nell'immagine in evidenza, Paul Pogba durante Juventus-Torino dello scorso 31 ottobre. Valerio Pennicino/Getty Images


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