A un passo dalla perfezione

La Juventus esce sconfitta da Monaco di Baviera, ma è una sconfitta con un preciso significato: i bianconeri, in Europa, hanno definitivamente cambiato marcia.
di Francesco Paolo Giordano 17 Marzo 2016 alle 11:36

A un certo punto, sembrava l’esito più naturale, più logico. Che la Juve vincesse, e dominasse, all’Allianz Arena, si intende. Perché squadra più organizzata, più solida, tatticamente e mentalmente, in definitiva più forte. La norma dice che passa la migliore: e quindi non c’era nulla di strano nel risultato che stava maturando a Monaco di Baviera. Ecco, nel day after che consegna una delle Juventus più belle e sfortunate degli ultimi anni, ci si deve tenere stretta questa valutazione: la Juventus, in Germania, non stava compiendo un’impresa, ma solo il suo lavoro.

Juventus' defender from Brazil Alex Sandro (R) and Bayern Munich's midfielder Joshua Kimmich vie for the ball during the UEFA Champions League, Round of 16, second leg football match FC Bayern Munich v Juventus in Munich, southern Germany on March 16, 2016. / AFP / ODD ANDERSEN (Photo credit should read ODD ANDERSEN/AFP/Getty Images)

Cosa che, in fin dei conti, definisce il meglio possibile l’altissimo livello a cui sono arrivati i bianconeri. Il raggiungimento della finale di Berlino, ora, va visto in un’altra ottica: non l’exploit isolato di una stagione, come è stato in parte nel caso del Borussia Dortmund, ma il posizionamento di una squadra tra le big d’Europa. Che, certo, avrà anche un gap in termini economici con i top club del continente, ma non così visibile una volta in campo. Quando la Juventus mette così tanta paura al Bayern, lo stesso avversario che quattro anni prima ne aveva fatto emergere limiti e difetti, significa che quel percorso di crescita è stato compiuto: adesso, occorre semplicemente mantenere quegli standard. La straordinarietà della prova dei bianconeri sta nella sicurezza esibita non su un campo qualunque, ma sul terreno dove i bavaresi avevano vinto nove delle ultime nove partite di Champions, con una media di quattro gol segnati a partita.

La grande serata di Monaco la Juve ha iniziato a costruirla già a Torino, da quella rimonta che nessuno, men che meno il Bayern, si aspettava. Il 2-2 dell’andata non regalava alla Juve una posizione di comodità in ottica qualificazione, ma ha minato le certezze di Guardiola: paradossalmente, uno 0-0 avrebbe sortito effetti migliori tra i bavaresi. Lo dice, per esempio, l’inconsueto nervosismo di Pep nel post partita di Torino («La condizione fisica? Cazzate», difficile sentirgli dire parolacce).

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Ecco: togliere sicurezze al Bayern. Questa è stata la chiave del match per 70 minuti. Il Bayern è rimasto sorpreso dall’approccio cattivo della Juve, che ha segnato con Pogba il gol più rapido della stagione: un po’ come era successo a Dortmund lo scorso anno, non può essere un caso. E, pur mantenendo un assetto prettamente difensivo, i bianconeri non sono stati passivi nell’attendere gli avversari, ma sono andati a pressare alto, sin su Neuer (e infatti da un suo errore era scaturito il 2-0 di Morata, fermato da un fuorigioco che non c’era) e riuscendo puntualmente a ripartire quando avevano spazio davanti (come dimostra la meravigliosa azione del 2-0), ribaltando l’azione con pochi tocchi. Quando il Bayern schiacciava la Juve verso la sua area, invece, la Juve si serrava con due linee vicinissime tra di loro, andando a raddoppiare e persino a triplicare sui portatori di palla, bloccando il gioco sulle fasce del Bayern. Una copertura del campo fatta con una maestria quasi inedita.

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In questa azione, si vedono le linee dei bianconeri vicinissime tra di loro, a occupare ogni porzione del campo. Il Bayern prova a sfondare sulla destra, ma sbatte sulla chiusura di due ben giocatori della Juventus.

 

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Qui la manovra del Bayern si sviluppa centralmente: Ribery prova a far filtrare il pallone, ma ci sono ben tre giocatori della Juve a ostruirgli la linea di passaggio, con la maggior parte dei giocatori del Bayern dietro la linea della palla.

Poi sono arrivati la stanchezza, le distrazioni, l’appannamento e sì, gli errori. Quello di Evra da cui scaturisce il pareggio di Muller è il più amaro, perché grave – perché non liberare l’area? – e il più fatale: con il doppio svantaggio annullato, l’inerzia del match è girata tutta dalla parte dei bavaresi.

Se sui giornali tedeschi si parla di “miracolo”, è perché il Bayern, a un certo punto, sembrava davvero non avere più chances di risalire. La Juve ha dominato per due terzi di partita, ha sfiorato più di una volta il 3-0 che avrebbe chiuso definitivamente il discorso qualificazione, ha dispensato una lezione di tattica, mentalità e coraggio che davvero poche squadre in Europa possono esibire. La Champions finisce troppo, troppo presto per la Juve, così come la Champions perde troppo presto una delle sue migliori interpreti.

 

Nell’immagine in evidenza, il gol di Müller (Odd Andersen/Getty Images)
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