Calcio

Lavagnette – Il ritorno del sistema

Da Chapman e Puskas a Bielsa e Guardiola: come l'idea che rivoluzionò il calcio continua a trovare attuazione nel 3-4-3 contemporaneo.

Marseille's Argentinian head coach Marcelo Bielsa gestures during the French L1 football match Olympique de Marseille vs OGC Nice on August 29, 2014 at the Velodrome stadium in Marseille, southern France. AFP PHOTO / BERTRAND LANGLOIS (Photo credit should read BERTRAND LANGLOIS/AFP/Getty Images)

La pausa nazionali, in particolar modo gli incontri della nazionale azzurra contro Spagna e Germania, ci ha fatto riflettere su un fenomeno che negli ultimi anni sta divenendo centrale sempre anche in realtà tatticamente poco propense alla sperimentazione come quella italiana: il ritorno del caro vecchio 3-4-3, nel bene e nel male. I primi rudimenti di questo modulo risalgono agli anni '30 quando Herbert Chapman, allora allenatore dei Gunners, apportò delle modifiche al 2-3-5 (la nota piramide di Cambridge) con cui tutte le squadre erano solite schierarsi. Il modulo prese il nome di “sistema” (o WM per via dello schieramento che i giocatori assumevano in campo) e permetteva un maggior equilibrio in entrambe le fasi di gioco grazie all’arretramento del centro-mediano (quello che nell’immagine seguente è il fullback centrale, prima a livello dei due halfback mediani) in linea con i terzini. Il quadrilatero centrale composto da due mediani e due mezzali favoriva la creazione del gioco palla a terra ed evitava inutili lanci lunghi.

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Il “sistema” di Chapman. Nelle rivisitazioni moderne, ma anche parzialmente nell’Ungheria del 54, i due fullback (allora terzini) si stringono e lasciano l’onere di mantenere l’ampiezza ai due ‘inside forward’ (le nostre mezzali) o ai due “winger” (le ali) a seconda delle scelte dell’allenatore.

Negli anni il modulo si è rivelato vincente, basti pensare al Grande Torino e all’Ungheria di Puskás. Quest’ultima in particolar modo, nonostante la sconfitta in finale nel '54 contro i tedeschi, ha mostrato di essere una delle Nazionali più forti di tutti i tempi. È interessante notare come negli ultimi anni gli allenatori più sperimentali del calcio moderno abbiano guardato proprio a quella Nazionale come punto di partenza per le evoluzioni tattiche della loro squadra: da Bielsa a Sampaoli, da Guardiola al (nuovo?) Conte tutti devono qualcosa all’idea di Chapman. Questo modulo garantisce una copertura dell’ampiezza del campo costante durante tutte le fasi offensive di gioco; se la mezzala preposta si trova fuori posizione è facile per l’ala allargarsi e lasciare invariato il gioco di posizione studiato dall’allenatore. Ancor meglio, si possono prevedere degli switch tra mezzali ed ali al fine di rendere la manovra più imprevedibile e difficile da contenere. Inoltre questo orientamento dell’azione sulle corsie laterali permette spesso ampi spazi di movimento alla punta centrale, che può decidere se restare un pivot avanzato oppure sfruttare le proprie doti tecniche per arretrare nello spazio della trequarti portandosi dietro i diretti marcatori e imbeccare sulla corsa l’inserimento dell’esterno. Il falso nueve infatti è una delle caratteristiche più apprezzate da chi utilizza il modulo 3-4-3. E la prima squadra ad aver perfezionato questo ruolo è proprio “l’Aranycsapat” ungherese (quella di Puskás e Kocsis per capirci).

In questo Ungheria-Uruguay, semifinale del mondiale 54, vediamo come Hidegkuti, punta centrale della nazionale di Sebes, arretra a ricevere palla addirittura nel cerchio di metà campo.  Così facendo libera corsie importanti per i due esterni di sinistra. Non a caso quello che ora viene chiamato falso nueve in origine era denominato “centravanti alla Hidegkuti”.

Guardate ora questa azione nella recente amichevole Italia–Spagna.

Vi ricorda niente?

Il Cile di Sampaoli è difficile da inquadrare all'interno di un solo modulo, ma interessante è stato lo sviluppo del 3-4-3 e in particolare l’utilizzo del falso nueve da lui proposto contro la Germania in una amichevole del marzo 2014 (terminata 1-0 per i teutonici). Il tecnico argentino impiega Vidal nel ruolo di punta centrale atipica, nel senso che il suo compito era più di arretrare al fine di creare spazi per le due reali punte cilene (Sanchez e Vargas) e smistare palloni piuttosto che attaccare personalmente la porta. Giustamente, i giocatori più adatti a ricoprire questa mansione non sono attaccanti puri ma anche giocatori che solitamente agiscono in zone completamente diverse del campo; inoltre, avere Vidal in zona avanzata rende il pressing sulla prima fase di impostazione tedesca più efficace permettendo di strutturare transizioni offensive e difensive ottimali.


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La manovra organizzata da Sampaoli sviluppa in maniera estrema il ruolo del falso nuove e l’importanza dell’ampiezza. Come si vede nella prima slide la totalità del centro del campo è occupata solo da giocatori tedeschi. Portando più uomini sulle fasce e lasciando a Vidal il compito di tornare, si creano spazi per inserimenti, situazioni di 1vs1 e confusione nelle marcature. Ben 5 giocatori della Germania sono senza il loro uomo di riferimento, con Boateng che, distratto dall’atipico posizionamento di Vidal che non segue l’azione, lascia una voragine alle sue spalle facilmente colpibile.

Proprio dalle ultime slide possiamo estrapolare un’altra caratteristica fondamentale, nonché un grande rischio dovuto all'utilizzo di questo modulo. Se è vero che il ritorno al “sistema” permette una densità sulle fasce difficilmente contrastabile, un’ampiezza che copre l’intera larghezza del campo e una facilità di tagli offensivi importanti, bisogna tenere conto della difficoltà di coprire gli spazi interni ma, soprattutto, quella di gestire gli errori in fase di impostazione. Per costruire adeguatamente la manovra infatti,  i due centrali ai lati sono costretti ad allargarsi; questo, in caso di errore, lascia enormi spazi d’inserimento agli avversari e spiacevoli situazioni di 1 vs 1 o 2 vs 2 in una zona pericolosissima.

Questo non vale solo per le transizioni dovute a errori di impostazione, ma anche da semplici e rapide verticalizzazioni che facilmente trovano impreparata la retroguardia, come spesso è accaduto all’Italia nella seconda amichevole con la Germania. Sampaoli ci aveva insegnato che un 3-4-3 necessita di un pressing alto e ben organizzato per contrastare la rapidità di manovra della squadra di Löw, cosa che la nostra nazionale non è riuscita a riproporre.

Sempre Ungheria-Uruguay, sempre 1954. La difesa a tre ungherese è ampia per permettere un’impostazione fluida e con passaggi rasoterra in contrasto con i lanci lunghi di moda al tempo. Qui però si fanno trovare troppo larghi a seguito di una palla persa e l’Uruguay rischia di segnare grazie ad un’azione di 1vs1 nei pressi dell’area.
Sempre Ungheria-Uruguay, sempre 1954. La difesa a tre ungherese è ampia per permettere un’impostazione fluida e con passaggi rasoterra in contrasto con i lanci lunghi di moda al tempo. Qui però si fanno trovare troppo larghi a seguito di una palla persa e l’Uruguay rischia di segnare grazie ad un’azione di 1vs1 nei pressi dell’area.

 

L’azione che porta al goal di Hector parte da una palla persa al centro del campo. I due centrali esterni (Darmian e Acerbi ) sono larghi per necessità di impostazione, Montolivo non riesce ad intercettare e Bernardeschi è (giustamente) troppo avanti. Bonucci e Astori si trovano quindi a fronteggiare molto distanti tra loro quattro avversari che coprono la quasi totalità della larghezza del campo. Situazione impossibile da gestire e 3 a 0.
L’azione che porta al goal di Hector parte da una palla persa al centro del campo. I due centrali esterni (Darmian e Acerbi ) sono larghi per necessità di impostazione, Montolivo non riesce ad intercettare e Bernardeschi è (giustamente) troppo avanti. Bonucci e Astori si trovano quindi a fronteggiare molto distanti tra loro quattro avversari che coprono la quasi totalità della larghezza del campo. Situazione impossibile da gestire e 3 a 0.

Tuttavia la nazionale italiana ha dimostrato, quando in pieno controllo delle proprie possibilità e a fronte di un livello agonistico molto alto, di poter addirittura permettersi di far salire Darmian e lasciare non 3 ma 2 soli difensori a coprire. E nonostante ciò riuscire ad essere efficace e compatta in difesa permettendo così’ di avere un sovraffollamento della fascia e quindi maggiori soluzioni di fraseggio corto e incisivo in situazioni di superiorità numerica.

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Darmian si stacca dal terzetto difensivo portando spinta e soluzioni di passaggio avanzate sulla fascia ‘debole’ della nazionale spagnola. Questo ha permesso sgambate e inserimenti pungenti di Candreva e Florenzi che nel primo tempo si sono resi pericolosissimi più volte.

Questa manovra tattica è un chiaro segnale dell’attenzione che Conte è in grado di prestare ai progressi della tattica contemporanea. Sebbene in ritardo rispetto alle realtà più sperimentali, è palese il riferimento al secondo Bayern di Guardiola (che a sua volta si rifaceva agli studi di Bielsa e Sampaoli sul 3-4-3) che in fase offensiva giocava praticamente così:

Senza titolo
Ve li immaginate Kompany-Otamendi la dietro?

Questa tendenza degli ultimi anni a riprendere radicalmente il glorioso 3-4-3 ci ha permesso di individuare un secondo filone di sperimentazione tattica contemporanea, alternativa alla più folta corrente di allenatori che, secondo i modelli di statistica avanzata, sono maggiormente orientati a creare densità al centro del campo con moduli più compatti per arrivare a rete.  Il “sistema” è tornato, sarà ancora una volta vincente?

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