Calcio

Lavagnette – Rooney l’hanno clonato

L'evoluzione tattica di Wayne Rooney, calciatore totale capace di coprire ogni zona del campo. Il più grande talento inglese dai tempi di Gascoigne?

Wayne Rooney

MANCHESTER, ENGLAND - FEBRUARY 02: Wayne Rooney of Manchester United celebrates scoring his team's third goal during the Barclays Premier League match between Manchester United and Stoke City at Old Trafford on February 2, 2016 in Manchester, England. (Photo by Alex Livesey/Getty Images)

Il quesito amletico che tutti ci siamo posti almeno una volta nella vita: ma come è possibile che Wayne Rooney abbia sempre valutazioni elevatissime dai tempi di Fifa06? Seriamente, da almeno dieci anni a questa parte, l’inglese è sempre stato inserito dal videogioco tra i più performanti giocatori del panorama calcistico. Questo ha scatenato oltremanica non poche discussioni, più o meno serie, sul suo effettivo valore sollevando un altro fondamentale quesito: Wayne Rooney è effettivamente un top player o è sempre stato sovrastimato? Domanda che ricorre sin dalle prime uscite con lo United ma che si è acuita negli ultimi anni visto il rendimento discontinuo dell’inglese durante l'era post-Ferguson.

Tendenzialmente quello che tutti abbiamo in mente quando pensiamo a Wayne Rooney è questo:

Ciò che molti non sanno è che quello appena mostrato è solamente  Rooney II, nato dalle costole del Rooney primordiale assieme agli altri cloni che per comodità chiameremo Rooney I, III, IV e V. Non vi preoccupate se il collegamento non vi è immediato, ora spieghiamo la storia di Rooney.

Rooney I: la prima punta (ATT)

Nonostante sia spesso considerato una prima punta classica, al Manchester United l’inglese ha ricoperto effettivamente questo ruolo per una intera stagione solo nell’annata 2009-10. Annata di transizione tra le partenze di C. Ronaldo e Tevez e gli arrivi di Hernandez e van Persie, nella quale comunque è stato in grado di realizzare ben 34 reti. Nelle stagioni successive, nonostante il rendimento, non è stato più riproposto in tale posizione salvo un breve periodo sotto la guida di David Moyes. Periodo in cui, però, non è riuscito a esprimersi ai suoi massimi livelli: l’attrito storico con l’allenatore e le sua tendenza ad abbassarsi troppo e non fungere da boa che aiuta la squadra a salire, unite al periodo di crisi generale dello United, l’hanno portato addirittura a barcamenarsi tra panchina e apparizioni sporadiche in campo.

Tuttavia, in una squadra costruita attorno alle sue caratteristiche atipiche di prima punta – come era quella della stagione 2009-10 – Rooney I ha dimostrato di essere in grado di scardinare una difesa schierata non secondo i tipici movimenti di un numero 9 ma con fiammate di puro talento.

La  fiammata di talento di cui vi parlavamo sopra. Il movimento è da prima punta pura, che poco gli si addice; attacca lo spazio e si fa trovare completamente libero tra i due difensori addetti a marcarlo. Il cross è deviato ma in una frazione di secondo il nostro risponde all’imprevisto e con una rovesciata potente, precisa e magistrale la mette sotto il sette.

Rooney II: la seconda punta (AT)

Il ruolo in cui tutti siamo abituati ad immaginarlo. Il ruolo in cui fa la differenza. In questa posizione Wayne è libero di esprimersi senza gravarsi, almeno in parte, sia della fase di impostazione sia della fase difensiva. Rooney II ha bisogno che gli venga data la palla, che sia libero di giocarla come vuole e che lo si guardi segnare. Interessante è osservare il differente comportamento in campo di Rooney II in coppia d’attacco prima con Van Persie  e poi con Martial. Con van Persie, nella maggior parte dei casi, l’inglese provvede a posizionarsi pochi metri dietro il compagno per ricevere palla e imbeccarlo sulla corsa; quando invece la situazione prevede che sia il nostro a dover attaccare la profondità, l’olandese agisce di conseguenza evitando di andare in profondità a sua volta. In questo modo la coppia si completava a vicenda, senza pestarsi i piedi, e permettendo allo United di conquistare la Premier. Con Martial invece, l’atteggiamento è esattamente l’opposto.

Come si capivano i due! Il movimento a X con il quale invertono la propria posizione scombinando il sistema di marcatura avversario è impeccabile.

Rooney III: l’esterno (ED)

Rooney III, memore dei suoi inizi come esterno all'Everton, è in grado quando necessario di coprire il ruolo di esterno. L'inglese infatti è in grado di sfruttare la sua potente accelerazione, l’abilità nel dribbling e il piede educato per creare situazioni pericolose attaccando il fondo del campo oppure andando al cross.

Wayne Rooney esterno destro

Dopo una cavalcata sulla fascia destra Rooney disorienta l’esterno avversario e mette una palla insidiosa al centro dell’area dove sono presenti ben tre giocatori dello United.

Rooney IV: il trequartista  (COC)

I vantaggi di schierare Rooney III un po' più indietro rispetto alla sua posizione ordinaria, in modo da fungere da ponte tra centrocampo e attacco, sono molteplici. Infatti, nel caso in cui l'allenatore decida di schierare un centrocampo composto da due mediani, la presenza dell'inglese nella trequarti, oltre ad aggiungere un uomo in più a centrocampo, farebbe aumentare il suo coinvolgimento nelle fasi nevralgiche della manovra. Inoltre, difensivamente, un suo arretramento permette di sfruttare le sue doti fisiche per portare una pressione più continua e massiccia durante l'intero match.

Rooney map

L’heatmap evidenzia la sua influenza sia in fase più offensiva che come primo schermo difensivo.

Rooney V: il mediano (CC)

La soluzione precedentemente descritta di arretrare Wayne nella trequarti ha dimostrato come le sue doti tecniche gli permettessero di servire a rete i compagni anche lontano dalla porta. Tuttavia, i due mediani spesso non avevano le qualità richieste per servirlo tra le linee; Rooney IV perciò ha recentemente provveduto a risolvere il problema arretrando direttamente sulla linea dei centrocampisti, e agire da quella posizione. Questa è la versione più contemporanea e sperimentale del nostro, che come spesso accade nel calcio moderno, si vede adattato in una posizione originariamente non a lui congeniale. Pensando anche a casi come quelli di Alaba e Pogba, non è difficile immaginare un futuro dove la correlazione tra giocatore e ruolo di appartenenza non comporta necessariamente lo schieramento in quella determinata posizione.


Wayne Rooney mediano

Rooney si abbassa per ricevere palla e smistarla sulla fascia.

Il Rooney primordiale

Questo escamotage narrativo con cui abbiamo illustrato le infinite declinazioni di uno dei giocatori più dinamici degli ultimi vent’anni, trae spunto da questo match premonitore di tutta la sua carriera calcistica. Guardate bene cosa succede in 45 minuti in un Everton – Manchester United del 2004.

Wayne Rooney in campo

Rooney I

Rooney secondo

Rooney II

rooney terzo

Rooney III

rooney quarto

Rooney IV

rooney quinto

Rooney V

Come probabilmente si è intuito, e come speriamo di avervi illustrato, alla domanda di apertura noi ci schieriamo apertamente tra coloro i quali sostengono che sì, Wayne è il più grande talento inglese dai tempi di Gascoigne e sì, è uno dei migliori giocatori al mondo. Nonostante gli ultimi anni, nonostante tutto.  Giocatori così duttili, potenti, tecnici, intelligenti e allo stesso modo stoici e fedeli alla maglia si possono contare sulle dita di una mano in tutta la storia del calcio. Anche se, come riportato in uno degli articoli più belli su di lui scritti, Wayne Rooney resterà sempre “ l’uomo partita di una sconfitta”.


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