Calcio

Lavagnette – Ci siamo tanto amati (parte prima)

Dalla Juventus al Genoa, la prima parte di un riassunto tattico (immagini, video e gif) della Serie A appena terminata

TOPSHOT - Juventus' midfielder Paul Pogba from France eyes the ball during the Italian Serie A football match Juventus vs Fiorentina on December 13, 2015 at the "Juventus Stadium" in Turin. / AFP / MARCO BERTORELLO (Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Con la trentottesima giornata si è chiuso probabilmente uno dei campionati di Serie A più combattuti e interessanti degli ultimi anni. È stato l’anno di Higuain, dall’euro-fallimento all’ingresso nella storia. L’anno della rimonta “statisticamente insopportabile” della Juventus, da meno undici a più nove, e di quella del “ritorno accettabile” della Roma di Spalletti. L’anno della conferma del fallimento delle milanesi, dell’altra metà di Roma e di Torino. L’annus horribilis di Palermo e Verona, le sorprese Chievo e Sassuolo (possiamo ancora chiamarla sorpresa?), e l’omaggio alla Serie A di Frosinone e Carpi.

Insomma: un’ottima annata, con una lotta combattuta fino all’ultimo (o quasi) per lo Scudetto, per l’ingresso in Champions, per l’Europa League e per la salvezza, con cinque squadre a giocarsela a tre giornate dal termine. Altrettanto interessante è stato notare un progredire sostanziale del livello di sperimentazione tattica nella competizione riportando la Serie A in un panorama contemporaneo internazionale. Il livello medio del campionato si è innalzato, grazie anche al ruolo più propositivo di una buona parte delle squadre considerate medio-piccole, oltre alla voglia di innovare e trovare nuove soluzioni tattiche da parte delle squadre più forti per adattarsi con il maggior dinamismo possibile alle variazioni delle avversarie. Dai cambi di modulo ai nuovi schemi sui calci piazzati, fino al ripensamento della posizione di uno o più giocatori cruciali, molti sono stati gli aspetti che hanno contraddistinto questa stagione.

 

Juventus: la chiesa al centro del villaggio

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Una svolta importante nella stagione della vecchia signora consiste nell’avvicinamento al centro del campo dei due giocatori più talentuosi, Pogba e Dybala. Da un lato, Pogba ha avanzato di qualche metro il suo raggio d’azione trovandosi presente con più continuità nella trequarti avversaria; dall’altro, “la Joya” ha evitato di attaccare ripetutamente la profondità per trovarsi anch’esso nella zona 14. E la storia è cambiata.

 

Napoli: individualismo collettivo

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L’abilità di Sarri riguarda principalmente una scelta operata durante le prime fasi della stagione: trasformare il suo modulo di riferimento – il 4-3-1-2 che tanto bene ha fatto all’Empoli – in un esaltante 4-3-3 che ha saputo coniugare le diverse capacità dei due esterni, Insigne e Callejon, e di dare un ruolo fondamentale a Higuaín facendone un mostro da 36 goal. Gli schemi preparati per la catena Ghoulam-Hamsik-Insigne sono forse stati i più spettacolari ed efficaci della massima serie.

 

Roma: la piramide a motore

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Cruciale per la risalita della Roma è stato l’arrivo di Spalletti assieme a due giocatori rapidi come El Shaarawy e Perotti. La scelta di utilizzare l’ex genoano come falso nove ha portato una maggiore imprevedibilità della manovra, oltre alla possibilità di velocizzare le transizioni offensive dei due “egiziani”, che con il loro atletismo hanno saputo spaccare gli avversari a difesa schierata.

 

Inter: colonne d'Ercole

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Le notevoli prestazioni di inizio campionato dei nerazzurri sono dovute in larga parte alla scelta di Mancini di schierare l’inedita coppia difensiva Murillo-Miranda. La loro naturale complementarietà di azione, assieme alle ottime prestazioni di Handanovic, hanno permesso alla squadra di nutrire grandi ambizioni iniziali, blindando la difesa.

 

Fiorentina: i quattro moschettieri

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Anche la Fiorentina ha vissuto un'eccezionale prima parte di stagione. Fondamentale per la squadra di Sousa si è rivelata la composizione, incentrata sulla libertà di Ilicic, del centrocampo. In particolarmente quel quadrilatero che si formava avanzando Borja Valero nella zona di competenza del trequartista sloveno, in modo da avere sempre due uomini tra le linee, e offrire innumerevoli possibilità di triangoli veloci che, grazie ai piedi educati degli interpreti, hanno mandato all’aria anche le più organizzate contromosse difensive.

 

Sassuolo: sì, viaggiare

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Campionato dopo campionato, la squadra di Di Francesco è sempre più una certezza. Il piazzamento europeo è la ciliegina su una pianificazione a lungo termine che non può far altro che portare ad ancora più grandi obiettivi per le stagioni a venire. Gli schemi ulteriormente migliorati hanno dato alla squadra quella solidità che mancava per emergere definitivamente. L’attenzione che è stata data alle palle inattive, assieme ai meccanismi di gioco oliati alla perfezione, ha aiutato gli emiliani a risolvere alcune partite e ha finalmente garantito una continuità di risultati da grande squadra.

 

Milan: le occasioni perdute

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Nonostante la triste annata, i rossoneri hanno trascorso un periodo in cui sembravano aver trovato la quadratura del cerchio necessaria per ambire ad un posto diretto per l’Europa. La squadra di Mihajlovic si presentava con un solido 4-4-2 dove spiccava la catena di destra composta da Abate, Honda e Niang.  Alcune giocate dei tre, troppo sporadiche per essere considerate studiate, hanno comunque avuto il merito di riportare l’attenzione su un modulo spesso considerato obsoleto per esprimere un calcio efficace, e troppo spesso associato all’idea di catenaccio.

 

Lazio: in medias res

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La stagione laziale è stata decisamente fallimentare, se si pensa che solamente dodici mesi fa la squadra lottava per ottenere un posto in Champions. Tuttavia, l’arrivo di Simone Inzaghi ha portato a Formello un clima più positivo, come confermato dagli ultimi buoni risultati. In particolare, l’ex allenatore della Primavera laziale si è dimostrato maturo e razionale, e anziché provare a imporre schemi di gioco difficilmente assimilabili in poche settimane, ha preferito puntare su una strategia a sorpresa: chiedere il tutto per tutto alla propria squadra nei primi 20 minuti nella speranza di portarsi in vantaggio, e da lì gestire il conseguente calo fisico. E l’idea ha pagato. In sette partite su otto la Lazio è arrivata al goal nella prima parte del match grazie alla mentalità iper-offensiva, per poi controllare la situazione.

 

Chievo: allegro moderato

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I clivensi hanno migliorato di non poco la loro posizione in classifica rispetto all’anno scorso, e questo grazie soprattutto a un sorprendente inizio di campionato. Rispetto alle scorse stagioni è stato fondamentale l’inserimento pressoché stabile nella formazione iniziale di giocatori operanti tra le linee. L’avanzamento di Birsa o l’accentramento di Floro Flores hanno dato imprevedibilità al gioco, che nelle passate stagioni era spesso costretto a passare dalle fasce per arrivare alla porta avversaria.

 

Genoa: susorario

I grifoni hanno dovuto fare i conti con una stagione inizialmente mediocre, in cui non hanno saputo garantire la continuità di risultati del campionato precedente: un problema dovuto, in parte, alla partenza di Perotti. Tuttavia, le potenzialità dei genoani non sono mancate: in particolare, come spesso accade alla squadra di Gasperini, l’attacco ha dimostrato di saper rendersi pericoloso con schemi  rapidi e atipici. L’idea di spostare il fulcro della manovra sui piedi di Suso, trasformato rispetto ai tempi milanisti, ha dato fiducia allo spagnolo che si è espresso in giocate d’alta classe, arrivando più volte a portare al gol il rapace Pavoletti, o segnando su azione personale.

 

Nell'immagine in evidenza, Pogba durante la partita contro il Torino del dicembre 2015 (Marco Bertorello/Afp/Getty Images)


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