Calcio

Madeleine – Francesco Romano

Una nuova rubrica: memorie di vita e di calcio, improbabili idoli di gioventù. Si comincia con il vecchio numero 11 del Napoli.

Frrancesco romano

Madeleine è una nuova rubrica aperiodica: ogni autore racconta, intrecciando ricordi di vita e di sport, un calciatore, secondo i metri di valutazione calcistici, “minore”, ma in qualche modo, secondo un'altra scala di valore invece emotiva, decisamente importante. 

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Considero Francesco Romano un calciatore indimenticabile e di sicuro gli sono molto affezionato, non tutti però sono indimenticabili alla stessa maniera. Romano è indimenticabile perché di lui ricordo molto poco, eppure so quanto ha pesato nel campionato 1986/87, quello del primo Scudetto del Napoli, quanto è stato importante per tutti e tre gli anni in cui è rimasto. Romano è come molti ricordi che abbiamo della nostra infanzia, non sono nostri per davvero, sono frutto di quello che di noi ci hanno raccontato i nostri genitori o i nostri nonni. Ci hanno raccontato così tante volte il pomeriggio in cui imparammo ad andare in bicicletta, che alla fine crediamo di ricordarlo. Mia madre ha descritto in maniera così dettagliata il momento in cui – fiero dei miei primi momenti da camminatore – mi spinsi fino in bagno e aprii l’oblò lavatrice, allagando mezza casa, che mi ha convinto. Ricordo me che faccio questa cosa? Ho seri dubbi, ma so di averlo fatto, perché mi è stato raccontato centinaia di volte nella stessa maniera, con gli stessi dettagli e risate di accompagnamento. Ricordo quante azioni di Romano? Non moltissime, per la verità. Eppure andavo allo stadio in quei fortunati anni, non mi perdevo mai Novantesimo minuto, Domenica Sprint e la Domenica Sportiva, quindi io Francesco Romano l’ho visto giocare, eccome.

La risposta più semplice è che ci restano in mente gli attaccanti, le invenzioni, magari le grandi parate, ma meno il lavoro oscuro di un centrocampista, ma non è del tutto vero, perché io mi ricordo perfettamente di Bagni, De Napoli e come potrei dimenticarli? Ricordo molti gol di Bagni, ne ricordo qualcuno di De Napoli (del quale ho in mente anche diversi gol sbagliati), ricordo poco di Romano, ma so che con il suo arrivo il campionato del Napoli cambiò. Lo pretese Ottavio Bianchi perché a centrocampo avevamo bisogno di un uomo d’ordine in mezzo a quelli che correvano, uno che giocasse a testa alta e che pensasse. Romano così bravo e così poco appariscente. Debuttò in ottobre all’Olimpico, contro la Roma. Il Napoli non vinceva contro i giallorossi da dieci anni, quel giorno fece una grande partita, giocarono tutti bene compreso Francesco Romano, il Napoli vinse uno a zero, segnò uno splendido gol Maradona su assist di Giordano. Nei servizi sulla partita di quella giornata,il giornalista della Rai che seguiva il Napoli, Italo Kuhne, sottolineò la prova di Romano e disse, più o meno: «Ora capiamo perché Bianchi abbia tanto insistito per averlo». Ricordo cosa disse il giornalista ma non ricordo un passaggio di Romano. Francesco Romano è il mio Uomo che non c’era, solo che c’era, in bianco e nero come Billy Bob Thornton, ma più incisivo. Romano era sì l’aiutante ma di Maradona, di Giordano, di Bagni, di Carnevale. Francesco Romano arrivò e senza dire una parola prese in mano la squadra, così fanno i registi, così fece lui, questo lo so, ma non ricordo come.

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In quegli anni uscivamo il sabato sera in grandi gruppi. Comitiva dicevamo a Napoli, compagnia si diceva a Milano. Si faceva la conta delle macchine e delle banconote da mille lire, per fare benzina, e poi si partiva per i pub o per le discoteche, non sempre si riusciva, a volte si restava a piedi, spesso eravamo senza soldi. Al tavolo ti ritrovavi – ogni tanto – seduto di fianco qualcuno che non conoscevi benissimo, era forse il fratello di Tizio, il ragazzo di quella, e così via; ci scambiavi due parole, poi magari non lo rivedevi più per mesi. Una volta parlavo con uno di questi conoscenti e gli raccontai che quella sera avrei dovuto vedere una ragazza, ma non avevo la macchina e lei abitava troppo lontano per raggiungerla in bicicletta; questo ragazzo, che amai all’istante, mi disse di prendere la sua e di riportargliela più tardi in discoteca. Mi salvò la serata e la stagione, quel ragazzo di cui non ricordo nemmeno il nome mi fece vincere il campionato. Anche lui è Francesco Romano.

Un altro motivo per il quale voglio bene a Francesco Romano è il fatto che lui fosse napoletano senza esserlo, questa cosa mandava tutti fuori di testa. Ho memoria (stavolta sì) di frequenti ammiccamenti e battute, fatte sia dai tifosi sia dai giornalisti, sul fatto che Romano in fondo era anche napoletano (oltre a essere bravo), era nato a Saviano, e poco importava se si fosse trasferito da ragazzino con la famiglia a Reggio Emilia e che parlasse con accento emiliano, non c’era niente da fare, bisognava sottolineare – ricordare – alludere – insistere: Romano era pure napoletano.

Mentre scrivo mando dei whatsapp a tre tifosi del Napoli: «Sto scrivendo un pezzo su Francesco Romano, te lo ricordi?». Tutti e tre rispondono: «Certo, senza di lui non avremmo vinto lo Scudetto». È una cosa che pensano o è una cosa a cui credono? Faccio una seconda domanda, sempre via whatsapp: «Ti ricordi un assist di Romano?», in due rispondono di no, il terzo ricorda un gol al Pescara. Un gol molto bello tra l’altro, vincemmo 6 a 0, ma il campionato era quello successivo allo Scudetto. Nessuno dei tre ha risposto alla mia domanda, ma a tutti e tre è stato raccontato che da bambini aprirono l’oblò della lavatrice.

Ci sono cose, però, che ricordiamo davvero, non per sentito dire. Ricordo perfettamente la volta che in quinta elementare volevano rubarmi l’album della Panini, erano due miei compagni di classe, uno mi teneva e l’altro cercava di picchiarmi, eravamo bambini e io ebbi paura, avevo in mano una penna e con la punta feci un buco sulla fronte  a quello che mi teneva, cominciò a perdere sangue e la maestra disse che ero una bestia, ma ero solo un bambino spaventato, non mi ripresi per mesi da quell’episodio. Ricordo davvero un bellissimo assist di Romano a Maradona, la partita era Udinese – Napoli, che poi di interno sinistro calciò a giro e segnò, il secondo dei gol che realizzò quel giorno, il terzo lo segnò De Napoli. Romano ricevette la palla più o meno a quaranta metri dalla porta, vide il taglio di Maradona e gli servì l’assist sul lato destro dell’area. Maradona la toccò due volte, senza fermarla, il secondo tocco fu il gol.

L'assist di Romano, a 00:48

E poi ricordo benissimo Napoli – Juventus, la partita che ci consegnò una grossa fetta di scudetto. Il Napoli vinse 2 a 1. Segnò Renica, la famosa punizione che passò in mezzo alle gambe di uno sfortunato Tacconi. Pareggiò Aldo Serena, su perfetto assist di Platini. Il gol decisivo lo segnò Romano, in scivolata a tre metri dalla porta, da vero opportunista. Nelle interviste del dopopartita, Romano si presentò con una ferita, mi pare fosse un piccolo taglio al volto, sorridendo disse che era stato un pugno di De Napoli durante i festeggiamenti per il gol. Francesco Romano, il napoletano, lo raccontava col suo forte accento emiliano, e sorrideva moderatamente, poche domeniche dopo il Napoli avrebbe vinto lo scudetto, il primo, scudetto cui non avrebbe mai pensato senza Maradona, ma che, come tutti sappiamo senza saperlo realmente, non avrebbe vinto senza Romano. Romano venne convocato anche in nazionale, per gli Europei dell’ottantotto, non giocò nemmeno un minuto, l’Italia non vinse.

«Il Napoli dunque può cominciare a ordinare al sarto le nuove divise con lo Scudetto». Il gol di Romano è a 2:00

Quello che ho scritto è tutto vero, e secondo me sono parecchi i calciatori che sono stati fondamentali ma dei quali non sapremmo ricordare molte azioni, ma conta che ci siano stati, conta che il meccanismo senza di loro non avrebbe funzionato. Senza Romano il Napoli di quegli anni non avrebbe avuto quell’equilibrio, la capacità di passare rapidamente dalla difesa all’attacco, cucendo insieme la corsa di De Napoli e Bagni al genio immenso di Maradona.

L’inconscio mette, l’inconscio toglie, e allora tra quello che ricordo sul serio di Romano e tra quello che so essere accaduto non c’è alcuna differenza, tutto fa parte della stessa emozione, del pensiero che ci fa dire: “Ah, senza di lui chissà”. Il punto è sempre uno, poi, per chi c’era in quegli anni e che tifava Napoli: Il sogno. Se Maradona ha fatto nascere il sogno e lo ha realizzato, alla propagazione di quel sogno, alla sua costruzione hanno partecipato Volpecina, Caffarelli, Ciro Muro e Francesco Romano. Questa è la cosa da capire, per ricordare siamo sempre in tempo.

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