Calcio

Un Pjanic per la Juve

Come cambia il centrocampo della Juve con l'arrivo del talentuoso bosniaco? In cosa Pjanic sarà il valore aggiunto della mediana bianconera?

AS Roma's Bosnian midfielder Miralem Pjanic looks on during a press conference on November 23, 2015, on the eve of the UEFA Champions League Group E football match between FC Barcelona and AS Roma. AFP PHOTO / JOSEP LAGO / AFP / JOSEP LAGO (Photo credit should read JOSEP LAGO/AFP/Getty Images)

Dopo aver adattato Vidal e atteso invano Draxler, ecco Miralem Pjanic, il regista alto tanto bramato dall’allenatore della Juventus Massimiliano Allegri. Che avrà finalmente a disposizione una pedina da schierare sulla trequarti. Ammesso e non concesso che il tecnico livornese virerà sul 4-3-1-2, il centrocampista bosniaco rappresenta ad ogni modo il trait d’union tra il numero 8 e il 10, ossia un play maker capace di ricevere in posizione e di alzarsi per accompagnare l’azione, rifinirla e, perché no, concluderla.


Vedi questo gol segnato ad ottobre al Palermo.

Più in generale, il suo acquisto va in parte a colmare le lacune a livello di gestione della palla e rifinitura della manovra negli ultimi due terzi di campo, di cui Allegri si è lamentato a più riprese nel corso della passata stagione. Il calcio dell’ex tecnico del Milan non prevede sovrastrutture particolari in fase di possesso e delega ampie libertà di scelta ai singoli. Il background culturale del centrocampista di Allegri deve comprendere, al di là di una buona cifra tecnica, anche quella capacità analitica della singola situazione e di interpretazione del momento della partita la cui risultante porta all’opzione più giusta. Capacità di cui Pjanic sembra disporre in dosi considerevoli, in un perfetto connubio tra il “cosa” (la giocata in sé), il “dove” (ossia l’analisi del contesto spaziale), il “come” (la modalità di esecuzione) e il “quando” (il timing di esecuzione della stessa). Mi ha sempre affascinato il rapporto dell’ormai ex giallorosso con il tempo, che pare piegare alla sua volontà. Quando è in possesso della sfera, ora lo rallenta ondeggiando o fermandosi e, scansionata la situazione, lo riaccelera allungando la falcata. Ma non necessariamente in quest’ordine.


Una prova al minuto 0:49 del video, in azione contro l'Inter

Nel quinquennio romanista, in cui i capitolini hanno utilizzato prevalentemente il 4-3-3, il classe ’90 è stato impiegato principalmente come interno destro, per attitudine molto libero di svariare in orizzontale e in verticale, muovendosi soprattutto in zona palla per condurre il possesso, e chiudendo talvolta la manovra sotto alla punta centrale, andando a comporre una sorta di 4-2-3-1. Nell’ultima stagione è stato schierato da trequarti puro in un 4-3-1-2 alle spalle di Salah e Dzeko nel 5-0 casalingo al Palermo del 21 febbraio: un caso isolato in cui la qualità della prestazione in sé risulta poco significativa, alla luce anche del rapporto di forze in campo, che tuttavia ci può aiutare a farci un’idea di come il giocatore cresciuto in Lussemburgo si sia mosso in questa posizione. Ad esempio il fatto che spesso abbia arretrato il suo raggio d’azione per favorire la risalita del pallone, la sua inclinazione ad aprirsi lateralmente per fornire una linea di passaggio sicura sul corto e la recalcitranza ad alzarsi dietro al centrocampo avversario. Pure quando ha galleggiato negli spazi intermedi, ha preferito delle ricezioni statiche.


Alcune delle giocate di Pjanic durante la gara contro il Palermo.

Nella Juve, come detto in precedenza, il suo arrivo rappresenta un upgrade in termini di efficienza di una fase offensiva sviluppatasi finora su Marchisio e Dybala, due registi di “fortuna” per motivi differenti – il primo riciclato mediano a 29 anni e senza la capacità di vedere il gioco come il suo predecessore Andrea Pirlo. Il secondo, pur essendosi rivelato un ottimo catalizzatore, deve allontanarsi dall’area per garantire la fluidità del possesso – con la variabile impazzita Pogba, il cui surplus tecnico-atletico è in grado di trasformare un’azione consolidata da farraginosa a risolutiva.

Con un Pjanic in più la Vecchia Signora dovrebbe beneficiare in particolare nell’ultimo terzo, dove acquista un uomo in grado di dettare un passaggio chiave anche a difesa avversaria schierata (ricordiamo i 23 assist negli ultimi due anni). Oltre che un fuoriclasse che sa estrarre il colpo dal contesto, sotto forma di tiro da fuori area, su azione o su punizione (17 reti in carriera).

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Alcuni dati che spiegano cosa può aggiungere il bosniaco al centrocampo bianconero. È presente anche il Marchisio versione 2012-’13, quando cioè ancora agiva da mezzala, per avere un confronto più diretto con il neo acquisto.

Le criticità legate ad un suo inserimento dietro agli attaccanti potrebbero sorgere in caso di conflitti “spaziali” con gli altri due leader tecnici della squadra: Pogba e Dybala. Un’ipotesi possibile dato che l’ex Lione ama muoversi senza linee guida predefinite, e potrebbe trovarsi dunque a pestare i piedi al francese e all’argentino. Va detto che, con un Dybala sgravato parzialmente dai compiti di raccordo, e che potrebbe tornare ad occupare zone più vicine alla porta (oppure più laterali, in caso di 4-3-1-2), le criticità di cui sopra potrebbero venire meno. Nel caso di Pogba, per indole non particolarmente continuo nel suo gioco, nel biennio con Allegri è stato spostato su posizioni medie più esterne. Nell’eventualità in cui il caso limite si verificasse, la soluzione sarebbe spostare l’ex Lione sulla linea mediana, verosimilmente sul centro destra.


Il 2015/16 di Pjanic in immagini

Fra i vari interrogativi che potrebbero minare l’organicità della mediana, resta da capire chi dovrà garantire l’ampiezza del campo. Perché a prescindere dal sistema di riferimento (3-5-2? 4-3-1-2? Altro?), un ipotetico allargamento degli intermedi, siano questi Pogba, Khedira o lo stesso Pjanic, potrebbe generare le stesse problematiche che nella scorsa annata hanno limitato il francese, costretto ad aprirsi alla sua sinistra – nonostante non rientri nelle sue caratteristiche – per sopperire all’atletismo ridotto di Evra. Collegato al discorso dell’ampiezza quello sull’impostazione della fase di non possesso: il 2015/16 che ha regalato lo scudetto al club di Allegri è frutto della difesa passiva imperniata sul 5-3-2, con cui occupava il proprio terzo di campo grazie a spaziature e marcature preventive perfette, che obbligava l’avversario ad andare verso le zone esterne del campo. Un sistema da riconfigurare in caso di passaggio al centrocampo a rombo. Se la Juve 2014/15 dal 4-3-1-2 in fase difensiva si trasformava in un 4-4-2, con il trequarti (Vidal) che si schiacciava sulla stessa linea del mediano (Pirlo/Marchisio) e le mezzali larghe, quella futura potrebbe patire l’assenza di un centrocampista meno intenso nelle transizioni negative come il cileno e quindi battere strade alternative.

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Juve-Borussia Dortmund 2-1, andata degli ottavi di Champions League 2014-’15: il 4-4-2 della Juve in fase difensiva. Chissà come si disporrà la nuova Juve.

Una possibilità potrebbe essere il mantenimento dello stesso sistema, che mira non più  a condurre l’avversario lateralmente, bensì a “portarlo dentro”. Il tutto, fermo restando che il bosniaco non è affatto un elemento passivo in fase di non possesso, vedi anche il 20° posto nella classifica dei palloni recuperati in serie A (86) e il numero di intercetti superiori a Khedira, Pogba e al Marchisio intermedio, da cui tra le righe emerge una volta di più la sua lettura del gioco. Provando a concentrarci, invece, prettamente sul quartetto formato da Marchisio, Khedira, Pjanic e Pogba e paragonandolo alle migliori linee mediane d’Europa (Barcellona, Bayern Monaco e Atletico Madrid) – intese come efficienza, completezza e varietà di soluzioni – nell’ultima stagione, tra le fila bianconere manca forse un uomo capace di attaccare senza palla gli spazi intermedi e la porta.

Pogba, infatti, al netto della sua straordinaria plasticità balistica, soffre gli spazi congestionati, Pjanic non aggredisce spesso l’area, a meno che non sia lui ad impostare l’azione, mentre Khedira, pur essendo bravo ad accompagnare l’azione, e avendo messo a segno lo scorso anni 5 reti in 25 gare tra campionato e Champions League, effettua appena 0,8 tiri ogni 90 minuti. Alcuni dati sui principali incursori delle 3 formazioni snocciolate sopra: Vidal è a quota 2,54 conclusioni, inseguito a debita distanza da Rakitic (1,57) e Koke (1,32). Il tedesco, rapportato a questo trio, oltre a calciare di meno in porta, difetta di quel cambio di passo che può diventare determinante per una formazione che nelle sfide contro le big del continente alternerà fasi di difesa posizionale a transizioni positive, in cui dovrà risalire il campo rapidamente.


Non concentriamoci sulla straordinaria qualità degli interpreti, quanto sulla progressione di Nedved palla al piede per capire il concetto di “guida del contropiede in velocità”.

Il più dotato a livello tecnico-atletico è Marchisio, il cui ritorno al ruolo di mezzala in luogo di Khedira (con annessa promozione di Lemina davanti alla difesa), andrebbe ad accrescere il dinamismo del centrocampo, specialmente in termini di intensità nell’attacco dello spazio. Uno scenario tuttavia ad oggi inverosimile, considerato che Allegri non sembra gradire la mobilità di Lemina, preferendo un mediano ancorato alla posizione, e rinuncia malvolentieri all’intelligenza calcistica del colosso teutonico.

 

Nell'immagine in evidenza, Miralem Pjanic in conferenza stampa (Josep Lago/AFP/Getty Images)


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