Non chiamate gli atleti paralimpici «fonte d’ispirazione»

È stata la frase più usata alle Paralimpiadi, ma agli atleti non piace: sostengono che rimarchi la loro condizione di disabilità e, quindi, di diversità.
di Redazione Undici 21 Settembre 2016 alle 12:51

C’è stata una parola che più di ogni altra ha accompagnato gli atleti che hanno partecipato all’ultima edizione delle Paralimpiadi di Rio. La parola in questione è ispirazione. Molti atleti si sono però sentiti offesi da questo termine, visto come un mezzo per rimarcare la loro condizione di disabile e, di conseguenza, la loro diversità rispetto ai normodotati.

«È una parola che non ci piace sentire» ha dichiarato al New York Times la nuotatrice americana Jessica Long, vincitrice di 23 medaglie d’oro in quattro Olimpiadi e priva di entrambe le gambe sin dall’età di 18 mesi: «Sto solo facendo quello che mi piace. Ho subito una duplice amputazione alla nascita e non ricordo nient’altro. Non intendo stare chiusa in casa e nascondermi».

Il suo punto di vista è condiviso da molti atleti, che da anni si battono per convincere la gente che non c’è differenza tra Olimpiadi e Paralimpiadi: entrambe le competizioni richiedono anni di duri allenamenti e spirito di sacrificio. Un altro nuotatore, l’italiano Vincenzo Boni, sostiene che «la stupidità delle persone consiste nel giudicare gli altri. Noi siamo atleti alla pari di quelli olimpici».

Il judoka canadese Tony Walby, cieco dal 2006, ha ammesso di non apprezzare la parola ispirazione: «Mi fa sentire danneggiato rispetto ai normodotati. Molti disabili non vedono un limite nella loro condizione». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il pallavolista americano Eric Duda, che però riconosce come molte volte quell’espressione va interpretata con un significato positivo: «Ringrazio sempre le persone, ma vorrei essere ricordato per prima cosa come un normale atleta, non come un disabile».

C’è anche chi ha scelto di affrontare la questione a suo modo: è il caso di Kory Puderbaugh, giocatore statunitense di rugby in carrozzina, che ha adottatato una strategia particolare per rispondere a coloro che lo etichettano come fonte d’ispirazione: «Chiedo alle persone come loro potrebbero un giorno ispirare qualcun altro. Penso che se la gente capisse un po’ di più la nostra situazione, non userebbe necessariamente la parola ispirazione. Preferibilmente, potrebbero esclamare Wow».

Nell’immagine in evidenza, la nuotatrice Jessica Long al termine della gara dei 400 stile libero alle Paralimpiadi (Buda Mendes/Getty Images)
>

Leggi anche

Altri sport
Milano Cortina 2026 sarà l’Olimpiade dei territori, e segnerà una nuova era per i Giochi Invernali: intervista a Giovanni Malagò
Il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 è il grande promotore dei Giochi che tornano in Italia dopo vent’anni. Con lui abbiamo parlato del significato sportivo, sociale, economico e culturale che sta intorno a un appuntamento così importante.
di Francesco Paolo Giordano
Altri sport
Le Olimpiadi e lo sport insegnano a credere sempre nei sogni, intervista a Orietta Bertò
AROUND MiCo La visione e il modello organizzativo di Milano Cortina 2026 – La giocatrice di wheelchair curling, nonché ambassador dei Giochi, Olimpici e Paralimpici Invernali, è pronta a vivere un evento che per lei significa tantissimo.
di francesco giordano
Altri sport
I prezzi per uno spot pubblicitario durante il Super Bowl sono diventati davvero enormi
Alcuni giornali dicono otto milioni, altri arrivano a quota dieci milioni, sempre per uno spot di 30 secondi. In ogni caso, l'edizione 2026 aggiornerà tutti i record di incassi.
di Redazione Undici
Altri sport
Milano Cortina 2026 ha avuto un impatto culturale enorme su un’intera generazione, e continuerà ad averlo nei prossimi anni
Nel corso della marcia d’avvicinamento ai Giochi Invernali, ci sono stati diversi progetti di grande richiamo. Come per esempio l'Olimpiade culturale e il programma Gen 26.
di Redazione Undici