Calcio

Un portiere di ghiaccio

L'arte della pazienza ha portato Jasper Cillessen al Barcellona. Per non essere solo ricordato a causa di una sostituzione.

AMSTERDAM, NETHERLANDS - DECEMBER 10: Jasper Cillessen of Ajax in action during the group A UEFA Europa League match between AFC Ajax and Molde FK held at Amsterdam Arena on December 10, 2015 in Amsterdam, Netherlands. (Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Se tra cinquant’anni il mondo del calcio si ricorderà ancora di Jasper Cillessen, quasi sicuramente ciò avverrà a causa di una sostituzione. L’avvicendamento tra lui e Tim Krul operato da Louis van Gaal al minuto 120 del quarto di finale tra Olanda e Costa Rica al Mondiale 2014 ha rappresentato un caso unico non solo nella Coppa del Mondo, ma pure nel calcio internazionale di alto livello. Chi toglierebbe dal campo un portiere fisicamente integro un minuto prima dei calci di rigore? Vero, quella era un’Olanda modello Lego che Van Gaal amava ricomporre di volta in volta, pescando sempre dalla panchina il pezzo giusto al momento giusto (Depay contro l’Australia, Depay e Fer contro il Cile, Huntelaar contro il Messico), ma nell’occasione si stava andando oltre. Protagonista suo malgrado dell’insolita vicenda, Cillessen è rimasto marchiato a fuoco come un capo di bestiame. Perché quella sostituzione – come sappiamo tutti, vincente – ha portato molti a scavare tra numeri e statistiche alla ricerca di una motivazione logica, dal momento che Krul non poteva essere certo considerato un emulo di Helmut Ducadam o Sergio Goycochea, come certificato dalla sua esperienza nel Newcastle, con 2 penalty bloccati su 20 in cinque stagioni. È però emerso che Cillessen non ne aveva mai preso nemmeno uno in carriera. Un dato che lo accomunava a chissà quanti altri portieri, ma nel suo caso l’eccezionalità dell’evento, unita al nervo scoperto dell’Olanda pallonara nei confronti dei tiri dal dischetto (fino a qualche tempo fa al museo dell’Olympisch Stadion di Amsterdam c’era un pannello multimediale dedicato all’incubo degli undici metri nella storia della Nazionale oranje), ha portato alla creazione della scomoda etichetta sul portiere che non sa parare i rigori.

Il momento della sostituzione tra Cillessen e Krul durante i quarti dei Mondiali 2014

Curioso che il responsabile indiretto della vicenda sia stato proprio Van Gaal, il tecnico che contro ogni previsione gli aveva affidato i guantoni da titolare dell’Olanda nonostante una decina di mesi prima del Mondiale Cillessen non fosse nemmeno il primo portiere dell’Ajax. Maestro e carnefice nel giro di settimane, e poco importa che il numero uno oranje abbia disputato un ottimo torneo, incassando solo tre reti (due – guarda caso – su rigore) e rendendosi protagonista di una serie di grandi interventi, su tutti quello che ha negato a David Silva il gol dello 0-2 nell’esordio contro la Spagna (poi vinto 5-1 dai tulipani) e il salvataggio su Marco Ureña al minuto 118 del famigerato match contro Costa Rica. Ma a due di distanza, del Mondiale di Cillessen tutti continuano a ricordare quella bizzarra sostituzione del portiere che non prendeva mezzo rigore. Accadde così nella semifinale contro l’Argentina, e la serie è andata avanti fino al 13 novembre 2015, quando nell’amichevole tra Galles e Olanda Cillessen ha respinto il penalty di Joe Ledley.

Dopo 26 tentativi andati a vuoto, l’uomo di ghiaccio si è finalmente confermato tale anche dal dischetto (anche se il sito Transfermarkt indica un rigore bloccato anche nel preliminare di Europa League 2015/16 tra Ajax e Jablonec, però si tratta di un’inesattezza in quanto il tiro di Gregus finì sul palo), ma la scarsa rilevanza dell’incontro non lo ha aiutato a rimuovere la fastidiosa etichetta. Dal momento poi che, secondo una nota legge di Murphy, “quando piove, diluvia”, partito Cillessen alla volta di Barcellona, il suo sostituto all’Ajax André Onana, ex Barca che fino a qualche mese fa giocava nelle giovanili del club di Amsterdam, ha pensato bene di parare un rigore contro il Go Ahead Eagles – sfoggiando oltretutto un super-intervento, premiato come parata del mese in Olanda – alla sua seconda presenza in assoluto in Eredivisie.

Journalists film FC Barcelona's Dutch goalkeeper Jasper Cillessen applauding on the pitch during his official presentation at the Camp Nou stadium in Barcelona on August 26, 2016, after signing his new contract with the Catalan club. In a statement on their official website the Catalans confirmed they had signed the 27-year-old on a five-year contract for a fee of 13 million euros (£11.1 million, $14.7 million), rising to a potential 15 million euros. / AFP / LLUIS GENE (Photo credit should read LLUIS GENE/AFP/Getty Images)
Jasper Cillessen durante la presentazione ufficiale al Camp Nou di Barcellona (Lluis Gene/Afp/Getty Images)

Può apparire paradossale, ma la questione rigori aiuta a comprendere il maggiore punto di forza di Jasper Cillessen, ossia la freddezza, che nel suo caso equivale alla capacità di lasciarsi scivolare tutto alle spalle. A livello psicologico Cillessen sa gestire un errore allo stesso modo di un record di imbattibilità, ovvero dimenticandolo già dalla partita successiva. Lo scorso anno, a dispetto del finale shock sul campo del De Graafschap che è costato all’Ajax il titolo, Cillessen ha mantenuto la porta imbattuta per 19 incontri, la seconda miglior prestazione in casa ajacide nel nuovo millennio, chiudendo il campionato con una percentuale di parate effettuate del 77,4%, la seconda più alta dopo Eloy Room del Vitesse. Nelle ultime due stagioni la tifoseria Ajax ha scelto lui come giocatore dell’anno, eppure, quando interrogato sul basso numero di reti incassate, la tendenza è sempre stata quella di attribuire il merito ai compagni della difesa. «In alcune partite non hanno mai fatto tirare gli avversari in porta». Ed è vero, perché una delle caratteristiche principali dell’Ajax di Frank de Boer – come già analizzato da Undici – è stata l’attenzione alla fase difensiva, soprattutto dopo l’ingresso nello staff tecnico di Orlando Trustfull, che non a caso ha poi seguito l’olandese a Milano. Però quella di Cillessen non è falsa modestia, ma un piccolo esempio dell’attitudine mentale che lo ha sempre caratterizzato fin dalle giovanili. Un piccolo manager di sé stesso che ragiona per obiettivi, lavora sodo e pesca dal proprio passato solamente quelle esperienze utili per progredire ulteriormente, lasciando in un cassetto tutto il resto. Mai una frase fuori posto, una polemica con i media, una scaramuccia con l’avversario – anzi, in quest’ultimo caso la tendenza è quella di provocare gli animi più focosi, come accaduto in Nazionale con Higuaín e in Eredivisie con Kazim-Richards del Feyenoord, e lasciarli cuocere a fuoco lento.

Le migliori parate di Cillessen nella passata stagione

Il tifoso medio del Barcellona si sarà fatto un bel po’ di domande sull’acquisto di questo portiere olandese, il secondo nella storia dei catalani dopo Ruud Hesp, per 13 milioni di euro. Bastava infatti farsi un giro sul web per leggere che Cillessen aveva da poco perso il posto da titolare in Nazionale a favore di Jeroen Zoet del Psv – con il redivivo Maarten Stekelenburg pronto a inserirsi nella contesa – e che si era reso protagonista di due disastrose prestazioni nei preliminari di Champions dell’Ajax rispettivamente contro Paok Salonicco e Rostov. Scetticismo giustificato, nonostante si stia parlando dei sostenitori di una squadra che per anni ha annoverato come secondo portiere José Manuel Pinto. Se però dal punto di vista tecnico sono tanti i portieri che avrebbero potuto legittimamente ambire, anche più di Cillessen, a indossare la casacca blaugrana (l’olandese, tanto per dire, è eccellente nell’uno contro uno, ma rivedibile fuori dai pali e nel gioco con i piedi), da quello mentale il ragazzo di Groesbeek offre garanzie assolute. Sa gestire la pressione, è psicologicamente forte e soprattutto sa cosa significhi partire dalle retrovie. Del resto, tutta la sua carriera è stata una rincorsa, una lunga attesa dell’occasione giusta.

Al Nec Nijmegen, il suo primo club pro, ha trascorso quasi un decennio nel giovanili per poi attendere fino a 21 anni la tanto agognata maglia da titolare, indossata grazie all’infortunio del veterano Gabor Babos e mai più tolta. La stagione successiva (2011/12) era già all’Ajax, pagato 3 milioni di euro, eppure anche ad Amsterdam ha dovuto attendere fino al settembre 2013 per diventare l’indiscusso numero uno. In questo caso il precedente titolare, Kenneth Vermeer, era incappato un’altra tipologia di infortunio, quella delle papere in campo.  Nel big match contro il Psv, Vermeer ne aveva combinate di tutti i colori, terminando la partita con quattro reti sul groppone, così De Boer aveva deciso di togliere dalla naftalina il panchinaro d’oro Cillessen. Tre milioni sono una cifra che può far ridere a certe latitudini, ma in Olanda non far giocare un giocatore pagato quella somma equivale a tenere fuori in Serie A uno che di milioni ne è costati 50. Una volta diventato titolare, Cillessen non ha sbagliato un incontro, chiudendo il campionato – il quarto consecutivo vinto dall’Ajax – con sole 13 reti subite in 25 partite, e mantenendo la porta inviolata in 14 incontri.

Netherlands' goalkeeper Jasper Cillessen reacts after failing to make a save during a penalty shoot-out of the semi-final football match between Netherlands and Argentina of the FIFA World Cup at The Corinthians Arena in Sao Paulo on July 9, 2014. AFP PHOTO / FRANCOIS XAVIER MARIT
Jasper Cillessen dopo i rigori in Olanda-Argentina, semifinale dei Mondiali 2014 (Afp Photo/Francois Xavier Marit)

La pazienza è un’arte, e Cillessen le ha reso omaggio nei dodici mesi intercorsi tra l’estate 2013 e quella del 2014. L’anno prima del Mondiale, dopo due stagioni in panchina nell’Ajax, stava infatti per accettare la corte del Roda, salvo poi tornare sui propri passi all’ultimo momento. Era in un grande club, disse, e intendeva provare a giocarsi tutte le proprie chance, per non avere rimpianti. Nel maggio 2014 il Roda dell’ex emergente Jon Dahl Tomasson (bruciatosi proprio a Kerkrade dopo un promettente inizio da allenatore nell’Excelsior Rottedam) è retrocesso in B, mentre Cillessen si è ritrovato titolare in Brasile dopo aver battuto la concorrenza di Krul, Zoet e Michel Vorm. Il resto, incubo dei rigori a parte, lo abbiamo raccontato. Recentemente Cillessen è stato scavalcato da Zoet nella gerarchia dei portieri del ct oranje Danny Blind, nonostante i numeri siano tutti dalla sua parte.

Nelle ultime tre stagioni di Eredivisie l’ex Ajax, rispetto al rivale, vanta un miglior rapporto partite giocate/reti subite (92/63 contro 98/99); più clean sheets (44-36); una maggior percentuale di tiri parati complessivi (80,7%-74,6%), da meno di 16 metri (73,7%-64%) e da oltre 16 metri (92,6%-89,1%); infine una maggior precisone nei passaggi nella propria metà campo (89,6%-89,2%), soccombendo solo nella statistica sull’accuratezza dei lanci oltre metà campo (33%-40,5%). Tutti dati inclusi in un’inchiesta condotta dal settimanale Voetbal International, che ha anche interpellato 21 tra ex nazionali oranje, portieri in attività e addetti ai lavori (perlopiù preparatori di portieri) su quale fosse l’attuale estremo difensore più affidabile per i tulipani. Ha vinto Cillessen con 9 voti, seguito da Zoet (6), Stekelenburg (5) e Krul (1). D’accordo, nessuno dei nomi citati vale Ter Stegen, ma la forza mentale di chi sa attendere il proprio momento non va mai sottovalutata. E c’è da scommettere che questo portiere di ghiaccio non si scioglierà nemmeno sotto il sole della Catalogna.

 

Nell'immagine in evidenza, Cillessen in Europa League con l'Ajax la scorsa stagione (Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)


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