Calcio

Dortmund 04-07-06

Semifinale del Mondiale in Germania. Una vittoria inattesa, una vittoria di tutti. Anche di chi non c’era.

65.000 Italia – Germania si giocò il 4 luglio 2006 al Westfalenstadion di Dortmund. Sugli spalti c'erano 65.000 spettatori, di cui circa 5.000 italiani

C’è una torre che domina Dortmund, e accompagna la chiesa di San Rinaldo: fra poco compirà cinque secoli di vita ed è un bel compleanno in una città sostanzialmente distrutta durante la Seconda guerra mondiale. Intorno, ricostruirono basso perché la torre – sopravvissuta – svettasse. La memoria ha il posto più alto dove si riesce a ricominciare. Nella città più densa della Ruhr i nostri operai calabresi, siciliani, pugliesi andarono a popolare le industrie che sbuffavano progresso e tiravano guadagni (per questo Dortmund fu bombardata: per indebolire l’industria riconvertita da Hitler alle esigenze belliche), e così temevano e speravano di ricominciare una vita dignitosa. Lì, l’Italia del calcio ha vissuto il suo giorno più lungo. Di solito, può nascere una Nazione, in certi momenti. In verità, nacque solo una Nazionale, e fu transitoria come lo sono le vicende del calcio, in un Paese di tifoserie. Avessero immaginato il finale, i tedeschi avrebbero fatto organizzare il Mondiale ai polacchi.

DORTMUND, GERMANY - JULY 04: Fabio Grosso of Italy scores his team's first goal in extra time during the FIFA World Cup Germany 2006 Semi-final match between Germany and Italy played at the Stadium Dortmund on July 04, 2006 in Dortmund, Germany. (Photo by Alex Livesey/Getty Images)
Fabio Grosso prima della rete realizzata contro la Germania ai tempi supplementari della semifinale Mondiale del 2006 (Alex Livesey/Getty Images)

In un’afosa mattina romana del 4 luglio del 2006 arrivarono le dure richieste della giustizia sportiva sui fatti di Calciopoli: stando alle intenzioni del procuratore federale (poi mitigate dalle successive sentenze) mezza Italia giocava fra Serie B (Toni, della Fiorentina, i milanisti, i laziali) e Serie C (i numerosi juventini). I processi da una parte, con le ferite, le parole, i fatti che scavavano per allontanare le persone. La Nazionale di Lippi dall’altra: erano gli assi di un binario dove correva un treno che a tarda sera ci illuse di caricarci tutti, sullo stesso viaggio. Quella partita tentò di concimare le macerie. Di sicuro, restituì agli italiani quel Mondiale, avviato fra la vergogna. Si andò – ero fra i cronisti al seguito – ma intorno si affollavano i profeti di sventura, perché il calcio italiano doveva pagare, non poteva truccarsi con le vittorie. Invece, la squadra vinceva: come da tradizione, faticando, sussultando sull’orlo della sconfitta, e la sorte era venuta incontro con l’Australia agli ottavi, l’appagata Ucraina ai quarti. 119 Il minuto in cui Fabio Grosso segnò l'1-0 contro la Germania. Due minuti dopo arrivò il raddoppio di Del Piero 

Poi fu Italiagermania: così, tutto attaccato, non è un refuso e anche se precisamente fu il contrario (noi a casa loro, dunque Germania-Italia), quella è l’unica partita che vive con un suo titolo, Italiagermania, una cosa nostra, e anche un patrimonio del calcio intero. Questo è il nome. Il cognome cambia: quattro-a-tré, il padre, Città del Messico, 1970. Tre-a-uno, il figlio, Madrid, 1982. Due-a-zero: il nipotino, nato proprio a Dortmund.

Rome, ITALY: Italian football fans celebrate in Rome's Circo Massimo 04 July 2006 after Italy won the World Cup semi-final match against Germany. Italy scored two sensational late goals in extra-time to book their place in the World Cup final for the first time in 12 years with their 2-0 win crushing the dreams of host nation Germany. AFP PHOTO / VINCENZO PINTO (Photo credit should read VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

12 I gol segnati dall'Italia durante la manifestazione: Luca Toni e Marco Materazzi furono furono i migliori marcatori con due reti a testaSuccesse ai supplementari, quando in campo non c’è quasi più niente, la squadra “programmata”, allenata e tenuta insieme dall’applicazione di molti alla distanza si disperde, piano piano, ma succede. Si fanno posto altre cose: l’emotività condivisa, la solidarietà, la capacità nei duelli offerti dalla stanchezza, che impedisce i lavori di gruppo. Al minuto 119 segnò Grosso, come tutti sanno: il terzino alto, un poco sgraziato, dal sinistro però sapido. A loro restavano due minuti di disperazione, li fermò Cannavaro, poi un tocco avanti di Totti, un surplace di Gilardino, l’arrivo di Del Piero, eccolo un gol italiano, sull’asse verticale in un presente orizzontale ossessionato dalle parvenze.

Lo stopper, il trequartista, il centravanti: l’azione sviluppa così, incollata dalla logica, dalla linea più rapida per ribaltare la pressione. Un gol che era comunione nazionale: un napoletano che avvia la manovra, un romano che la sveltisce, un padano che la gestisce, e Del Piero, il giocatore più “marcato” di juventinità – e cos’era essere bianconero, quel giorno, con quelle richieste della Figc – che fa urlare il Paese intero, riunito dalla punizione che aveva finalmente scrostato l'ipocrisia che proteggeva quel mese, quella squadra.

460 Gigi Buffon rimase imbattuto per 460 minuti: nella storia dei Mondiali ha fatto meglio solo Zenga nel 1990 con 517 minutiPoi, dopo il lavacro, il gruppo che ormai era squadra, anche al lumicino delle forze, s’infiammò di luce. I tedeschi ci correvano dietro dall'infinito pomeriggio messicano. Volevano prenderci a Dortmund, e chiudere quel conto aperto per una razza «che teme solo Dio, e nient’altro al mondo», come disse Otto von Bismark, che venne prima del football, e non poteva sapere che quel popolino sotto le Alpi, appena organizzato e intimorito dai grandi imperi appollaiati sul confine, e che gli implorava protezione (dall’Austria, dalla Francia), sarebbe poi diventato il babau della gente da lui riunita.

Squadra Italia #EnergiaPerLaNazionale è un progetto di Undici in collaborazione con Eni. Il primo numero dell’inserto è uscito sul numero 13 di Undici a dicembre 2016


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