Calcio

L'arte del contropiede

Basta etichettarlo come indice di gioco difensivo: il fascino nello spostare il pallone rapidamente, in verticale, secondo il Chelsea.

Chelsea's Serbian midfielder Nemanja Matic (R) runs with the ball during the English Premier League football match between Chelsea and Swansea at Stamford Bridge in London on February 25, 2017. / AFP / Adrian DENNIS / RESTRICTED TO EDITORIAL USE. No use with unauthorized audio, video, data, fixture lists, club/league logos or 'live' services. Online in-match use limited to 75 images, no video emulation. No use in betting, games or single club/league/player publications. / (Photo credit should read ADRIAN DENNIS/AFP/Getty Images)

Quando José Mourinho riconosce di avere un degno avversario di fronte, alza il livello dello scontro. Il giorno dopo la vittoria del Chelsea contro l’Arsenal, un successo pesante per rimarcare il primato dei Blues ma anche per cancellare definitivamente il tremendo knock-out di fine settembre all’Emirates, il portoghese disse: «Sembra che ci sia stato un grosso cambiamento nel calcio inglese: ora la solidità difensiva e il contropiede sono diventati un’arte». Riferimento, manco a dirlo, al Chelsea, che aveva approfittato dell’impreparazione dell’Arsenal nelle situazioni di transizioni offensive, e ad Antonio Conte, che attorno a sé in Inghilterra ha sviluppato un largo consenso. Ne sono capace pure io, è il pensiero di Mourinho. «Il mio Chelsea era forte difensivamente e molto abile in contropiede. Eppure per molti, molti anni, soprattutto in questo Paese, sentivo che non era abbastanza, nonostante avessi vinto tre campionati». Ovviamente Mourinho è ben consapevole del valore di Conte, ma con questo vuole spostare l’attenzione su altro: sul fatto che lui, nel frattempo, sta percorrendo strade nuove, invogliando dunque a “pesare” le prestazioni di Chelsea e Manchester United, al di là della classifica. «Il modo in cui gioca il mio United è quello che vogliono i tifosi e la società, e non voglio certo cambiarlo».

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Le parole di Mourinho avevano lo scopo principale di rivalutare la sua stagione con il Manchester United, ma per farlo è dovuto ricorrere alla stilettata nei confronti del collega. Perciò, alla vigilia dell’incontro in Fa Cup tra i due – quando il livello “emozionale” dello scontro è definitivamente deflagrato, con un duro faccia a faccia e il mancato saluto a fine partita – il tema è stato riproposto e girato a Conte. Al di là delle risposte direttamente indirizzate a Mourinho («Non ho mai, mai, mai allenato la squadra a giocare in contropiede», e ancora «siamo una squadra che sta 70 minuti nella metà campo avversaria, sappiamo quello che dobbiamo fare»), il tecnico del Chelsea ha affrontato il discorso devolvendo il merito al tipo di giocatori a disposizione: «Il contropiede può essere una soluzione, soprattutto se hai giocatori molto rapidi. Costa è molto abile in questo tipo di situazioni, come Willian e Pedro». Questo si è affinato grazie alla matrice di gioco data da Conte, con la ricerca continua della verticalità e l'esercizio continuo dell'intensità. Nell'utilizzo del contropiede da parte del Chelsea, c'è molto poco del vecchio contropiede legato a un'idea di calcio difensivo. È qualcosa legato a una tensione di vertigine del gioco, attuato, peraltro, in una maniera estremamente scientifica. Persino artistica, verrebbe da dire.

C'era qualcosa di premeditato, nel modo spietato, barbaramente cinico, con cui il Chelsea, lo scorso dicembre, scippò al Manchester City vittoria e autostima. Era qualcosa che aveva a che fare con il ribaltamento di una partita che per un'ora era stata monopolizzata dagli uomini di Guardiola: azzannata, scorticata, ma non ferita a morte. A quel labile confine da cui passava la sua sopravvivenza, il Chelsea vi si appese con ostinazione, scampando a più riprese il secondo gol del City, quello della definitiva resa, e capovolgendo la situazione nell'arco di dieci minuti. Se la squadra di Guardiola, fin lì, aveva dominato il campo con una manovra avvolgente, spesso culminante nella ricerca del fondo e successivo traversone (ben 36 i cross dei Citizens contro i 9 avversari), il Chelsea frustrò le resistenze altrui con linee di gioco molto più spartane: ribaltando il fronte offensivo in pochi tocchi. Se la rete del pareggio è più merito di doti individuali, con il mirino incorporato nel piede di Fàbregas a pescare l'irresistibile forza di Diego Costa, il gol del 2-1 è uno dei manifesti del contropiede contiano.

 

Il Chelsea libera, anche un po' a fatica, l'area di rigore, dove si era infilato Gundogan: dopo una serie di tocchi pochi raffinati, l'azione viene innescata da Hazard, che immediatamente serve Diego Costa, bravo a farsi trovare pronto per il passaggio immediato. L'attaccante manda a vuoto Otamendi con il suo movimento, per poi lanciare Willian a tutta velocità: lo sprint del brasiliano parte molto prima del suggerimento di Costa, cioè quando è ancora Hazard ad avere il pallone tra i piedi. In tutto, dal belga che riorganizza l'azione a quando il pallone termina in rete, si contano appena quattro tocchi da parte dei giocatori del Chelsea.

È l'immagine simbolo del blitz del Chelsea, quello che, nel rapporto di forze ma anche nell'immaginario collettivo, consacrerà la squadra di Antonio Conte come padrona della Premier League nei mesi a venire. Su questo flash rimugina José Mourinho, quando parla di «arte del contropiede e solidità difensiva». Ed è vero che questo gol nasce da una situazione di pressione del City, la cui colpa è essersi lasciato sorprendere sulla transizione, senza nemmeno riuscire a interrompere l'azione avversaria con un fallo. Ma è anche vero che il Chelsea ha portato il contropiede a un livello superiore: è esteticamente bello da vedere, perché si muove su binari nuovi, spesso preordinati e dunque armoniosi. Una serie di esempi lo dimostra alla perfezione.

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Qui è il classico movimento di Hazard a rinculare per ricevere il pallone ad aprire il contropiede. Si nota una delle caratteristiche del Chelsea non solo nelle situazioni di transizione: l'attacco portato con tanti uomini, uno dei tratti più riconoscibili delle squadre di Conte. A un certo punto, nel corso dell'azione, si possono contare nella metà campo del Manchester United cinque giocatori dei Blues contro tre dei Red Devils: più che essere una situazione preparata in allenamento, è una propensione che i giocatori del Chelsea hanno sviluppato e che sono abituati a replicare con frequenza.

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Avere un rubapalloni come Kanté in squadra (73 tackle vinti, 75 intercetti in stagione) è una delle chiavi che favoriscono l'innesco dei contropiede: qui il francese, recuperata palla, mette in moto Hazard, che corre parallelamente a Pedro. La bravura del belga è nel capire quando è il momento giusto per scaricare palla, anziché procedere palla al piede, che pure sarebbe una soluzione praticabile visti i metri liberi che ha davanti a sé. Pedro è bravissimo a restituirgliela di prima con i giri giusti, lanciando Hazard a tu per tu col portiere.

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Sempre contro il West Ham: come visto sopra, la caratteristica di attaccare con tanti uomini fa sì che il gioco possa svilupparsi sfruttando tutta l'ampiezza del campo. Tenere a freno un contropiede del genere, perciò, è molto più complicato per gli avversari, che devono preoccuparsi non solo di scappare indietro, ma anche di coprire ampie porzioni di campo. Il Chelsea sa alla perfezione come allargare il gioco, e qui si vede, ad esempio, come Diego Costa, che va incontro al pallone di Hazard, abbia la possibilità di aprire ulteriormente verso Marcos Alonso, che gli chiama palla alle spalle.

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La velocità di molti dei giocatori del Chelsea non è solo utile per risalire il campo il più rapidamente possibile, ma è un'ottima arma per poter ribaltare l'azione in pochi tocchi. Qui Diego Costa recupera palla e Hazard la fa scorrere per Pedro con il tacco: lo spagnolo prova subito il tracciante filtrante per lo stesso Diego Costa, che era già pronto ad attaccare la profondità verso la porta. In questo caso la difesa dell'Arsenal riesce a intercettare il pallone, ma la ratio del contropiede non è dissimile dal gol di Willian contro il Manchester City.

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Infine, questo contropiede contro lo Stoke è un po' la summa di quanto visto sopra, perché racchiude tutte le caratteristiche indicate: conquista della palla, attacco portato con tanti uomini, sfruttamento dell'ampiezza del campo con l'apertura di Willian per Hazard, immediato passaggio per Diego Costa che sbuca alle spalle della difesa. Il sinistro dello spagnolo è alto, ma, fosse stato gol, sarebbe stato il contropiede per eccellenza.


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