Calcio

Nuovo corso Barcellona

Chi è, e come fa giocare le sue squadre, Ernesto Valverde, che dalla prossima stagione sarà il tecnico dei blaugrana.

BILBAO, SPAIN - SEPTEMBER 29: Ernesto Valverde the head coach of Athletic Bilbao reacts during the UEFA Europa League group F match between Athletic Club and SK Rapid Wien at the Estadio de San Mames on September 29, 2016 in Bilbao, Spain. (Photo by David Ramos/Getty Images)

Nel 2006 Johan Cruijff disse di Ernesto Valverde: «Da giocatore era molto intelligente, ed è sempre stato molto interessato all'apprendimento. Da allenatore, è uno dei più preparati e promettenti di Spagna». Un endorsement che, ad anni di distanza, a Barcellona non hanno dimenticato: sarà l'ex tecnico dell'Athletic Bilbao il nuovo allenatore dei blaugrana. Ex giocatore del Barça dal 1988 al 1990, dove ha trovato in panchina Cruijff, Valverde è stato compagno di squadra di Roberto Fernández, direttore sportivo della formazione catalana, e di Juan Carlos Unzué, attuale assistente di Luis Enrique. Valverde, 53enne di Viandar de la Vera, ha cominciato ad allenare nel 1997 nella cantera dell’Athletic. Dopo sei stagioni a Lezama (la Masia del club basco) fu un altro ex del Barça, Andoni Zubizarreta, direttore sportivo dell’Athletic, a promuoverlo come allenatore della prima squadra a partire dalla stagione 2003/04. Dopo due buone stagioni al San Mamés, Valverde ha iniziato un giro che lo ha portato sulle panchine di Olympiacos, Villarreal, Espanyol e Valencia fino a quando, nel 2013, ha deciso di tornare a casa per guidare l’Athletic (portato quest’anno al settimo posto in campionato).

4-2-3-1 e fase offensiva

Come base di partenza Valverde ha utilizzato, nella sua seconda esperienza al San Mamés, il 4-2-3-1. In fase offensiva questo sistema è molto dinamico, con i centrali che si aprono in fase di costruzione e con il pivote che funge da aiuto per la Salida Lavolpiana (incorporandosi fra i due difensori) ma anche da schermo difensivo in caso di perdita del possesso. Si viene così a creare una linea di tre difensori comprendente uno dei centrocampisti centrali che si è abbassato. Questo centrocampista non deve prendere dei rischi inutili: nel caso in cui riceva il pallone, il suo compito primario è quello di far continuare la circolazione orizzontale o cercare una palla in verticale. È il principio del giocare in sicurezza, proprio quello in virtù del quale il portiere è chiamato ad agire come appoggio verso cui scaricare il pallone nella fase di costruzione in caso di necessità ed è uno dei cardini del gioco di Valverde, come si vedeva già ai tempi del Villarreal.

In questa situazione i centrali di difesa hanno il compito di stare larghi, cercando l’ampiezza e rendendo difficile l’azione di pressione e l’eventuale raddoppio della squadra difendente. Nel caso in cui questa azione difensiva oscuri le linee di passaggio, i due centrali giocano passaggi verticali alla ricerca della profondità o di situazioni nelle quali aggredire le seconde palle in campo contrario. I terzini si alzano, spesso fino al secondo campo, per garantire ampiezza e profondità, creando problemi alla fase difensiva avversaria nella gestione delle zone laterali. Questo movimento degli esterni bassi era tipico anche del Villarreal di Valverde quando l’avanzata della coppia formata da Ángel e Capdevila trasformava il 4-4-2 di partenza in un 2-4-4 in fase di possesso palla. Sempre in questa fase di costruzione l’Athletic muove palla esternamente sfruttando tanto la fascia laterale quanto i centre-halfes allo scopo di manipolare il sistema difensivo avversario attirando la squadra rivale per creare così spazi da colpire in verticale.

 

L’altro centrocampista centrale del 4-2-3-1 di Valverde rimane alto andando ad occupare una zona alle spalle degli attaccanti avversari usciti in pressione per contrastare la Salida Lavolpiana dell’Athletic. Nel caso in cui questo centrale riceva la palla, anche lui non deve rischiare giocate pericolose ma cercare di muovere il pallone sugli esterni, dove si sviluppa primariamente la fase offensiva della squadra di Valverde attraverso i movimenti delle ali, Lekue e Inaki Williams in questa stagione. I due esterni alti non sono però chiamati soltanto a giocare esternamente e a produrre cross per il centravanti, ma anche a muoversi internamente per andare ad attaccare utilizzando gli half-spaces. Questo è vero specialmente a destra con Lekue (come avveniva con Cazorla che, al Villarreal, si muoveva da sinistra all’interno liberando spazio per Capdevila) mentre Iñaki Williams tende a giocare prevalentemente largo e a cercare il cross.

 

Fase difensiva

In fase difensiva Valverde porta avanti l’idea di un calcio a pressione come meccanismo primario per la riconquista del pallone. In questo senso si sono viste le sue squadre anche pressare alte, con un pressing ultra-offensivo, per ostacolare sul nascere la manovra avversaria. Tendenzialmente Valverde ama pressare sulle fasce. I giocatori che si trovano nella zona centrale del campo, compreso il centravanti, cercano di indirizzare gli avversari sugli esterni dove parte un intenso pressing orientato sulla palla con l’esterno offensivo che attacca il terzino e con il trequarti ed il numero 9 che si orientano in modo da collaborare direttamente alla fase di pressione e per chiudere l’eventuale opzione di scarico. La squadra deve quindi essere abile nello scivolare in zona palla, soprattutto quando gli avversari riescono velocemente a far passare il pallone da una zona all’altra del campo.

In alcuni casi questo tipo di atteggiamento ha avuto successo, come ricorda bene il Barcellona che affrontò l’Athletic nella finale della Supercoppa spagnola 2015 quando i blaugrana furono travolti (4-0) nella partita d’andata disputata al San Mamés. Tuttavia, in altre circostanze la squadra di Valverde non è sempre stata capace di portare il pressing nei tempi e nei modi giusti col risultato di facilitare l’attacco verticale avversario.

 

Col Barça, Valverde dovrà stare particolarmente attento a lavorare sui meccanismi del pressing perché sappiamo come i blaugrana siano vulnerabili in campo aperto una volta superata la prima linea di pressione. Importante risulta poi, nel calcio di Valverde, la capacità della squadra di saper leggere difensivamente la situazione: se il portatore di palla ha spazio per manovrare, la squadra deve ripiegare con un blocco intermedio chiudendo la zona centrale del campo.

 

Al Barcellona

L’idea di calcio di Valverde (attacco organizzato, grande pressione difensiva, inserimenti da dietro dei centrocampisti, controllo dello spazio e tanto ritmo) potrebbero indicare, se l’ex blaugrana riuscirà a trasferirla sul campo, il ritorno ad un calcio a pressione che il Barça di Luis Enrique ha abbandonato negli ultimi tempi. Il fatto che Valverde stia pensando ad Ander Herrera (già allenato a Bilbao), come riportato dalla stampa spagnola, sembra inserirsi in un progetto tecnico volto a riproporre quel tipo di calcio che il prossimo allenatore dei blaugrana ha con successo sperimentato con Villarreal e Athletic. Per giocare questo tipo di calcio sarà però necessario lavorare molto sui livelli di condizione della squadra, apparsi deficitari negli ultimi mesi della gestione Luis Enrique.

Athletic Bilbao v Sevilla - UEFA Europa League Quarter Final: First Leg

Dal punto di vista prettamente tattico alcuni concetti del gioco di Valverde sono già incorporati nell’attuale rosa del Barça, come ad esempio l’abbassarsi di Busquets per giocare come terzo centrale in fase di impostazione o l’alzarsi degli esterni bassi per guadagnare campo in avanti. Anche il giocare per vie esterne non dovrebbe essere una novità per i catalani, con Luis Enrique che ha cambiato il Barcellona dalla scorsa stagione quando decise di giocare con Luis Suarez come numero 9 tenendo Messi a destra.

Con l’argentino che tagliava da destra e con Suarez che garantiva profondità, si creavano i presupposti per aprire spazi per gli esterni dando vita ad una squadra che giocava più esternamente rispetto ai tempi di Guardiola, utilizzando cioè maggiormente le fasce laterali. Questa tendenza è risultata ancora più evidente col passaggio al 3-4-3. Certamente, qualcosa potrà cambiare in avanti, dove Suarez non è Aduriz: in questo Valverde dovrà ripensare quanto fatto a Bilbao dove a volte l’ariete veniva sfruttato come colpitore di testa con cross dalle fasce o come punto d’appoggio per evitare la pressione avversaria saltando il centrocampo.


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