Gli highlights degli Us Open sono decisi da un computer

di Redazione Undici 06 Settembre 2017 alle 12:11

Gli Us Open sono arrivati alla stretta finale, con le semifinali dei tabelloni maschile e femminile che stanno prendendo forma. Per molti degli appassionati, seguire tutti gli incontri non è facile — nel caso di New York, i match programmati nella fascia prime time per il pubblico americano si giocano quando in Europa è piena notte. Quale il modo più rapido per recuperare? Gli highlights preparati dal canale ufficiale di Youtube degli Us Open, e caricati anche sui vari social. La selezione delle azioni principali, svela il New York Times, è demandata a Watson, un’intelligenza artificiale sviluppata da Ibm.

Si tratta di una frontiera nuova e rivoluzionaria, perché presuppone che un “cervellone” informatico sia capace di entrare in empatia con gli appassionati, selezionando i momenti che un tifoso vorrebbe o si aspetterebbe di vedere. Watson seleziona gli scambi principali basandosi su una scala, che potremmo definire dell’emotività: più è “emozionante” il colpo o lo scambio, più alto sarà il valore sulla scala — e, perciò, più probabilità ha di entrare negli highlights. Nel dettaglio, ci sono tre criteri che definiscono il campo di applicazione di Watson: la reazione della folla sugli spalti, che tiene conto tanto del rumore — dei decibel, potremmo dire — quanto del tipo di rumore — uno scrosciante applauso è chiaramente diverso da una selva di fischi; il contesto in cui il colpo viene giocato, se, per esempio, è un punto che decide un break o un set; la gestualità dei giocatori.

Gli highlights del match tra Del Potro e Bautista Agut

Il New York Times fa l’esempio del dritto incrociato che ha permesso a Roger Federer di guadagnare il match point contro Feliciano López, nel terzo turno del torneo. La risposta profonda dello svizzero, sul servizio avversario, mette in difficoltà lo spagnolo, che retrocede e, con i piedi lontani dalla linea di fondo, tira un colpo corto. Situazione ideale per Federer che, spostandosi sul diritto, chiude il punto. Un tifoso apprezzerebbe la strategia dello svizzero, e il modo in cui è riuscito a rispondere così vicino alla linea di fondo campo. Watson, dal canto suo, non ragiona certo in questo modo, ma, ugualmente, ha classificato questo come uno dei punti più emozionanti del match: il livello di “eccitazione globale” è di 0,809, in una scala il cui massimo è di 1,0.

«Credo che questa macchina capisce quello che la gente pensa», dice al New York Times Farid Alaghband, un appassionato che trova molto utili gli highlights. Non c’è solo il riconoscimento del buon lavoro dell’intelligenza artificiale, ma anche la presa d’atto che non c’è uno stacco significativo rispetto a una selezione operata da esperti del settore in carne e ossa. Che a un certo punto è diventato impossibile da eseguire: i 40 profili che si occupano dell’apparato digitale degli Us Open avevano un lavoro arduo, e barbaramente ripetitivo, nella compilazione di highlights di una quantità enorme di partite — con un massimo registrato di 87 in un unico giorno, in questa edizione.

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