Calcio

Il mourinhismo è ancora di moda?

Il suo United è secondo in Premier e vola spedito in Champions, ma la visione di calcio utilitaristica del portoghese sembra piacere sempre meno.

Manchester United's new Portuguese manager Jose Mourinho poses with a scarf on the pitch during a photocall at Old Trafford stadium in Manchester, northern England, on July 5, 2016. Jose Mourinho officially started work as Manchester United manager at the club's Carrington training base yesterday. The 53-year-old was appointed as United boss in May after the sacking of Dutchman Louis van Gaal. / AFP / OLI SCARFF (Photo credit should read OLI SCARFF/AFP/Getty Images)

I due gol che hanno aperto e poi ridimensionato – a distanza di una settimana – la crisi del Manchester United sono molto simili, non nascono da azioni lineari o manovrate ma dal rinvio lungo di un portiere. La rete di Depoitre, ad Huddersfield, ha sancito la prima sconfitta dell'anno dopo quella in Supercoppa Europea contro il Real Madrid; quella di Martial a Old Trafford ha portato alla vittoria del riscatto, nel fondamentale scontro diretto con il Tottenham. Potrebbe sembrare una semplice e curiosa coincidenza, in realtà è una parte importante del racconto stagionale dei Red Devils, e dell'evoluzione del mourinhismo.

In un articolo pubblicato da The Ringer alla vigilia del match contro gli Spurs, c'è una fotografia della situazione dello United: «Ogni momento di gioco gradevole e offensivo della squadra di Mourinho è una felice improvvisazione, dovuta al talento di un singolo come Paul Pogba. […] Mourinho è un utilitarista, al punto di essere considerato un agnostico del gioco, e ha sempre lavorato per la pura e semplice conquista dei maggiori trofei in Portogallo, Spagna, Italia e naturalmente Inghilterra. Non è chiaro, però, se il suo classico approccio, quello che “basta un punto contro gli avversari più forti”, possa funzionare ancora oggi. Il campionato inglese è cresciuto, le squadre che possono aspirare al primo posto sono sempre di più, e quindi un atteggiamento del genere potrebbe non essere sufficiente per poter festeggiare a fine anno. Non è un caso che il manager portoghese non riesca a vincere dal 2014 uno scontro diretto sul campo di una delle candidate alla vittoria della Premier». L'ultimo successo in trasferta contro una delle Big Six è vecchio di tre anni esatti: 8 novembre 2014, Liverpool-Chelsea 1-2. In quella stessa stagione, i Blues vinsero il titolo nonostante i quattro match fuori casa contro Manchester City, Manchester United, Arsenal e Tottenham portarono in tutto tre punti (tre pareggi e una sconfitta). È l'ultimo trionfo in campionato di José Mourinho.

Liverpool-Manchester United 0-0

Anfield Road, 14 ottobre 2017: il match tra il Liverpool in crisi di Jürgen Klopp e il Manchester United primo in classifica (in coabitazione col City di Guardiola) finisce con il risultato di 0-0. I media inglesi si scatenano contro Mourinho, è un attacco frontale nei confronti della sua tattica difensiva. Una ricerca su Google con la query “Boring Man Utd” conduce a una lunga lista di articoli e commenti sulla partita contro i Reds; Jamie Carragher spiega che il Manchester United «dovrebbe cercare di migliorare la sua manovra d'attacco»; secondo Peter Schmeichel, invece, la questione è anche identitaria: «Ho trovato il calcio di Mourinho davvero noioso, potrei essere considerato ingenuo o romantico ma credo che il Manchester United debba entrare in campo per vincere ogni partita». Tre giorni dopo i Red Devils battono il Benfica al Da Luz per 1-0, il gol di Rashford arriva in seguito a una grossa ingenuità del 18enne portiere belga Mile Svilar. Dal punto di vista spettacolare la gara di Lisbona non è molto diversa da quello di Liverpool. In conferenza stampa, Mourinho appare calmo e rilassato, risponde così alle critiche dei giornalisti: «C'è qualche motivo per cui non dovremmo essere felici? Siamo primi con nove punti, siamo venuti in Portogallo per controllare la partita, per vincerla. E ci siamo riusciti. Non che io legga molto, ma a volte la stampa inglese e portoghese ritengono che difendere correttamente sia considerato un crimine. Invece non lo è».

L'inattesa sconfitta di Huddersfield ha ovviamente aumentato il volume della disapprovazione, ha inasprito ancora di più i toni polemici. La risposta strategica di Mourinho, testata già contro lo Swansea in Coppa di Lega e poi riproposta con la formazione titolare per la sfida al Tottenham, è stata spiazzante, ma non nel senso di rivoluzionaria, o anche solo modificatrice in senso offensivo. Anzi è andata esattamente nella direzione opposta, è stata coerente con i principi storici del portoghese, equilibrati per non dire speculativi: difesa a tre, valorizzazione del primato atletico dei suoi calciatori e attacco asimmetrico, con Rashford schierato a sinistra, Lukaku unica punta e Mkhitaryan uomo di supporto creativo, libero di spaziare alle spalle del centravanti belga. La scelta di un modulo non convenzionale, mai utilizzato da Mourinho in carriera, è stata sicuramente influenzata dalle assenze di Pogba e Fellaini – i calciatori che garantiscono un'alta qualità composita, tecnica e fisica, al centrocampo dei Red Devils –, ma in realtà non ha modificato l'approccio della squadra. Al contrario, la sensazione è che questa nuova veste tattica abbia amplificato il mourinhismo che ormai ammanta il Manchester United, un'esperienza non solo di gioco, ma anche e principalmente emotiva, tutta tesa al primato del risultato.

Stoke City v Manchester United - Premier League

Barney Ronay, sul Guardian, ha scritto della filosofia di Mourinho, della sua affermazione assoluta nella partita contro il Tottenham: «Il Manchester United ha prodotto una performance e un risultato esplicativi del proprio lato migliore, quello della squadra attenta e aggressiva che è nella testa del suo allenatore. Se la prestazione contro il Liverpool aveva alimentato la frustrazione dell'ambiente, ora va dato credito all'organizzazione e all'intensità atletica necessarie per vincere un match così importante. Mourinho viene spesso descritto come un pragmatico, in realtà è un allenatore dogmatico, un tattico difensivo che difficilmente rinuncia ai suoi principi – indifferentemente se piacciano o meno. Un manager più pratico avrebbe impostato una partita d'attacco contro il Liverpool e anche negli impegni successivi, ammorbidendosi dopo la pressione dei media. Invece Mourinho è un vero idealista, è rimasto fedele a se stesso, alimentando il fuoco della grinta e della tensione agonistica che caratterizza da sempre la sua concezione del gioco. Il gol decisivo di Martial è arrivato con tre tocchi box to box, e non è una situazione molto differente rispetto a quanto avvenuto molte volte nel corso della partita: un pallone scagliato in avanti alla ricerca di una giocata fisica, dei pesi massimi offensivi».

È il discorso con cui abbiamo aperto la nostra analisi: le due reti di Depoitre e Martial sono così simili perché il Manchester United di Mourinho è questo, è proprio questo, e non cerca altre strade. Per migliorare i risultati della sua squadra, il tecnico portoghese ha studiato e implementato un dispositivo di copertura ancora più accentuato, in modo da azzerare o comunque rendere (potenzialmente) meno determinanti gli errori individuali – come quello di Lindelöf ad Huddersfield. La manovra offensiva diventa necessariamente meno ricercata, si fonda sulla qualità e sulla grande fisicità dei singoli (Rashford e Lukaku), su giocate essenziali o comunque meno codificate rispetto alla prioritaria organizzazione difensiva. È puro mourinhismo, autentico e ortodosso, è un'assoluta esasperazione.

Manchester United-Tottenham, difesa posizionale e tentativo di ripartenza della squadra di Mourinho: densità nella propria metà campo, coperture preventive, Tottenham costretto al tiro da fuori. Poi, lancio lungo di De Gea a cercare la testa di Lukaku. Il linguaggio del corpo del portiere spagnolo prima del rinvio è abbastanza eloquente

I numeri e l'analisi tattica del match contro il Tottenham certificano questa nuova trasformazione difensiva di Mourinho. Nel primo tempo, il Manchester United ha tirato solamente due volte verso la porta di Lloris, contro i 10 tentativi degli Spurs; a fine partita, il conteggio dei palloni lunghi dei Red Devils dirà 76 per 471 passaggi tentati, una media di un lancio ogni 5 tocchi; per Lukaku, 8 duelli aerei totali (primato per i giocatori in campo condiviso con Aurier) e una percentuale di successo del 50 per cento. In fase di non possesso, la densità preventiva a copertura degli spazi è stata alternata a momenti di alta pressione, soprattutto quando il sistema di Pochettino richiamava i due attaccanti Alli e Son al di qua del centrocampo.

Questa dinamica è stata descritta in un pezzo di Outsideoftheboot, che scomoda anche la definizione di Gegenpressing: «Se le punte del Tottenham retrocedevano nella propria metà campo, Bailly e Jones li seguivano, in modo da non perdere contatto fisico, coprire gli half spaces e ripartire velocemente in transizione in caso di recupero palla: in questo modo, Mourinho ha abbozzato per alcuni momenti un vero e proprio Gegenpressing strutturale». Contro il Benfica in Champions League, nonostante il ritorno della difesa a quattro, «il gioco offerto dal Manchester United è ancora lontano dal poter essere definito spettacolare, anzi a un certo punto i giocatori di Mourinho hanno dovuto restare bassi nella propria metà campo per difendersi da un avversario di qualità poco più che mediocre» (Telegraph). La vittoria, pure in questo caso, non ha quindi convinto completamente la critica inglese. Anche perché il Benfica ha disegnato un percorso europeo da zero punti in quattro partite nel girone, contro squadre come Basilea e Cska Mosca.

Il giudizio su questa nuova rivoluzione – conservativa e conservatrice – voluta da Mourinho sarà ovviamente legato ai risultati, al rendimento del Manchester United sul breve e sul lungo periodo. C'è però la sensazione che la strada imboccata dal manager portoghese sia in qualche modo conforme con i principi di costruzione della rosa. Le scelte di mercato fatte in estate sono state orientate a un potenziamento innanzitutto fisico in alcuni ruoli chiave, non a caso l'organico dei Red Devils ha la seconda altezza media della Premier dopo quella del West Bromwich Albion. Ancora pochi giorni fa, Mourinho ha raccontato e definito in maniera entusiastica, addirittura con incredulità, l'acquisto di Nemanja Matić: «Ho a disposizione un giocatore che non pensavo fosse possibile prendere, è esattamente l'uomo che volevo». Con queste premesse, era facile immaginare che il nuovo Manchester United potesse diventare una squadra dal grande impatto atletico, dal gioco meccanico, magari non sofisticato ma estremamente efficace e solido – Old Trafford è l'unico stadio delle cinque leghe più importanti d'Europa in cui le squadre ospiti non hanno ancora realizzato un solo gol, tra Premier e Champions.

Manchester United-Everton 4-0, quinta giornata di Premier League: Mourinho sorride, sembra ancora rilassato.

Nonostante i risultati (comunque positivi) e la percezione di un'aderenza reale, assoluta, tra il Manchester United pianificato su carta e quello che si esprime in campo, resistono alcune perplessità sull'effettiva consistenza di questo progetto. Tutte riconducono all'attuale primato, numerico ed estetico, del Manchester City. La squadra di Guardiola non ha solamente cinque punti più dei Red Devils, in questo momento rappresenta anche «l'antidoto al calcio noioso di José Mourinho» – secondo il Manchester Evening, ma è un racconto comune all'intero sistema mediatico d'Inghilterra. È una condizione della classifica e della psiche che lo United sta cercando di modificare attraverso una serie di scelte assolutamente controculturali, rispetto al benchmark imposto proprio dal City, ma anche alla tendenza globale verso un gioco più propositivo, più fluido, magari meno legato ai principi e alla concretezza di un tecnico «da sempre impegnato nella guerra per la sostanza, contro le legioni auto-nominate degli esteti del gioco» (Rory Smith, sul New York Times).

L'impressione è che il Manchester United sia una squadra dal potenziale altissimo, ma non ancora alla pari delle big d'Europa – per valore assoluto dei calciatori e qualità dell'espressione calcistica. Ora che questo gap inizia ad emergere dopo lo sprint iniziale, Mourinho sta provando a riempire gli spazi vuoti ricorrendo al suo classico sistema di significati, tattici e retorici. La squadra che gioca in un certo modo non è altro che un'estensione della sua personalità, esattamente come l'atteggiamento provocatorio rispetto a quelle che lui considera come ingerenze da parte dei giornalisti. Dopo le vittorie con Tottenham e Benfica, ecco le richieste di maggior sostegno ad Old Trafford, lo sguardo alla telecamera, con il dito sul naso che invita al silenzio, ecco le risposte allusive e (fintamente) pacate in sala stampa: «You know, calm down, relax. Relax a little bit. Don’t speak too much, speak, speak, speak. You know, relax». Ecco, è puro mourinhismo, autentico e ortodosso. Vedremo se basterà, (anche) questa volta, per vincere.


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