Perché Ronaldo ha bisogno dei suoi gol

Il suo gioco, oggi, si basa esclusivamente sul segnare – ed è per questo che il Real Madrid soffre così tanto il pessimo stato di forma del portoghese.
di Redazione Undici 15 Gennaio 2018 alle 13:38

Dopo la sconfitta casalinga contro il Villarreal, la quarta in campionato, il Real Madrid è più vicino alla zona retrocessione – vantaggio di 16 punti sul Deportivo terzultimo – che alla vetta della classifica – il Barcellona ha 19 punti in più. Al di là della gara contro il Leganés da recuperare, il rendimento della squadra di Zidane è il peggiore nella storia del Madrid dal 2005/06: 32 punti in 18 partite, quarto posto in classifica addirittura a rischio – il Villarreal, dopo la vittoria al Bernabéu, ha solo un punto in meno. L’immagine più evidente della crisi del Real Madrid è il pessimo stato di forma dei suoi attaccanti, Ronaldo in primis: 4 reti in 14 gare di campionato, le stesse di Isco e Asensio. È la prima volta in tutta la storia della Liga che nessun giocatore del Real Madrid ha superato le quattro marcature dopo 18 giornate (l’anno scorso, per esempio, erano già in cinque a esserci riusciti): solo il Malaga, nel campionato spagnolo, ha il capocannoniere di squadra meno prolifico di quello dei merengues (le tre reti a testa di Chory Castro e Rolan).

Anche contro il Villarreal Ronaldo non è riuscito a sbloccarsi, dopo la doppietta di oltre un mese fa contro il Siviglia: 11 conclusioni non sono servite a piegare la resistenza dell’ex Atlético Sergio Asenjo. In Liga il portoghese è, dietro Messi, il giocatore che calcia più volte verso la porta: 93 tentativi finora, ma gliene servono otto in porta per segnare un gol – la sua media, negli anni passati, si attestava a 2,6. Uno scadimento impressionante di rendimento dovuto anche al malcontento di Ronaldo al Real: scrive il quotidiano madrileno As che il portoghese sarebbe arrabbiato per la mancata offerta di rinnovo da parte di Pérez, che pure gli era stato promesso in estate. «Il mio rinnovo? Bella domanda, ma bisogna farla al presidente», la piccata risposta di Ronaldo a settembre. Da allora, lo scenario non è cambiato – mentre Messi a novembre è diventato il secondo calciatore meglio pagato in Europa, con uno stipendio maggiore del 70 per cento rispetto a quello percepito dal portoghese – e potrebbe aprire a clamorosi sviluppi di mercato: se Cadena Ser parla di un fantascientifico scambio Ronaldo-Neymar, ancora As scrive che il fresco vincitore del Pallone d’Oro gradirebbe un ritorno al Manchester United, dove ha militato  dal 2003 al 2009.

I due clamorosi errori sotto porta di Ronaldo, nella gara persa contro il Villarreal

Rimanendo sul campo, il problema dei mancati gol di Ronaldo è sì sorprendente per gli standard a cui ci ha abituato – non aveva mai segnato così poco con la maglia del Real, e per vederlo così in difficoltà bisogna tornare alla stagione 2005/06, quando con lo United aveva realizzato una sola rete nel girone di andata – ma è soprattutto un problema di squadra: è lui il giocatore da cui Zidane e compagni si aspettano i gol. Senza il suo contributo, tutta la squadra ne risente. Lo stesso Benzema, due gol in Liga finora, ha visto erodere il suo peso davanti alla porta contestualmente alla crescente occupazione dell’area di rigore da parte di Ronaldo: lo scrivevamo nel corso della passata stagione, Ronaldo è diventato un vero numero nove – da sette quale era stato, soprattutto negli anni di Premier –, una trasformazione che con il passare degli anni (a febbraio saranno 33) è sempre più un’esigenza. «Il nuovo ruolo permette al portoghese di coprire meno metri, di risparmiarsi qualche scatto di troppo, di prendersi anche qualche pausa nel corso della partita». La stessa dirigenza del Real Madrid, con le sue scelte di mercato, ha sottolineato quanto conti sul rendimento offensivo di Ronaldo – le cessioni di Morata e Mariano Díaz lasciano i blancos con il solo Borja Mayoral dietro Ronaldo e Benzema.

Il rovescio della medaglia, però, è proprio questo: se Cristiano non segna, il suo contributo è praticamente nullo. Il portoghese, nel Real, è quarto in fatto di assist (due), sesto per passaggi chiave (1,6 a partita), settimo per dribbling (0,8 a partita). In tutto il campionato, perciò, alla voce “costruzione del gioco” scivola molto indietro in graduatoria. La trasformazione in CR9 – ripetiamolo, necessaria per non comprometterne la tenuta fisica – restituisce un giocatore che, al di fuori dell’area di rigore, non riesce a incidere. Per ora, la stagione di Ronaldo è stata salvata dal rendimento completamente opposto in Champions: nove reti in sei partite, più la soddisfazione di essere stato il primo giocatore nella storia della competizione ad aver segnato in tutte le sei gare del girone. Ma i mesi prossimi saranno decisivi per Ronaldo e il Real: solo se sarà capace di confermarsi ad alti livelli realizzativi, il futuro del Pallone d’Oro a Madrid sarà sicuro. Altrimenti, dalle parti del Bernabéu vireranno su un profilo più giovane – Icardi e Kane sono i nomi che più si fanno da tempo – mentre per il portoghese l’ultima fase di carriera potrebbe essere quantomeno enigmatica.

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