Calcio

L'America verso il futuro

Come sta cambiando la Major League Soccer, che vuole assomigliare sempre di più a un campionato europeo.

TORONTO, ON - DECEMBER 09: Michael Bradley #4 of Toronto FC lifts the Championship Trophy after winning the 2017 MLS Cup Final against the Seattle Sounders at BMO Field on December 9, 2017 in Toronto, Ontario, Canada. (Photo by Vaughn Ridley/Getty Images)

La sfida del prossimo 3 marzo al Bmo Field di Toronto tra la formazione di casa e i Columbus Crew aprirà il campionato 2018 della Mls, in un replay della finale di Eastern Conference dell’autunno scorso. Ma tutto l’hype per la stagione che deve cominciare è concentrato sulla costa opposta, dove la nuova formazione di Los Angeles farà il suo esordio sul campo dei Seattle Sounders. Con il LAFC, che porta il numero di squadre a un asimmetrico 23 – la Western Conference ne avrà una in più, in attesa dell’arrivo in Major League di Miami e Nashville –, la massima lega americana riparte sull’onda lunga di un 2017 chiuso con la vittoria di Toronto. Un successo che una ha un significato particolare per il messaggio che manda, come spiegato in un articolo di FourFourTwo: «Toronto ha imposto in maniera quasi coercitiva una massima alla Mls di oggi e soprattutto di domani. “Spend big, win big”». I Reds del Canada sono una delle franchigie che ha investito di più negli ultimi anni, una di quelle che paga di più per gli stipendi, e ha messo su una squadra con una quantità dal talento quasi fuori scala per la lega, grazie al trio d’attacco con Giovinco e Altidore supportati dal trequartista Victor Vázquez (un palleggiatore scuola Barça).

Sebastian Giovinco dopo la vittoria della Mls

L’eredità di Toronto

D’ora in avanti nessuna formazione può prescindere da una massiccia mole di investimenti, a cui vanno aggiunte pazienza nella programmazione e attenzione meticolosa per tutti i dettagli. Sembra scontato, perché in tutti i campionati le squadre puntano al loro meglio. Ma per la Mls questo non vale. O almeno non sempre è stato così: fino ai primi anni Dieci del Duemila, in un soccer che galleggiava su livelli molto più bassi, bastava davvero poco – in termini di spesa, sforzi sul campo e progettualità – per arrivare in fondo, puntare al titolo. Adesso il paradigma è cambiato, e ha riposto in cantina tutto il romanticismo di una lega che per anni ha insistito sul discorso dei “pochi soldi nelle tasche di tutti”, in cui si riciclava anche uno standard di mediocrità con poco appeal. La direzione che ha preso lo sport in ogni angolo del globo porta in calce la dicitura “follow the money”: la lega lo ha capito, e oggi premia società come quella di Toronto.

Il progetto del club canadese è il modello che deve fare da traino per il resto della lega, perché investimenti e risultati non possono essere appannaggio solo di una o due squadre, devono essere di tutti per alzare il livello globale della competizione. I Seattle Sounders, un’altra franchigia relativamente giovane nella lega – come Toronto – hanno scelto un percorso simile in termini di spesa e programmazione. Non a caso è la squadra che ha conteso a Giovinco e compagni il titolo nelle ultime due edizioni, vincendo la finale del 2016 (ai rigori, con un pizzico di buona sorte). L’esempio più significativo, tra le franchigie che hanno recepito il messaggio, rimane quello dell’Atlanta United, la squadra più giovane della Mls insieme a Minnesota (e dopo LAFC che però non ha ancora esordito). Atlanta ha fatto suo il paradigma imposto da Toronto, ma solo in termini di principi, poi ha cercato e definito una sua linea, un suo stile, una sua strada. Appena due mesi dopo aver chiuso la prima stagione Mls, i rossoneri della Georgia hanno riscritto il nuovo record di spesa della Major League per un singolo giocatore portando ad Atlanta l’argentino Ezequiel Barco: esterno offensivo classe ‘99 scuola Independiente cercato anche da molti club europei, pagato 12 milioni di dollari.

Lo stadio dei Los Angeles Galaxy in una partita contro Orlando

I segnali di un progetto ambizioso ad Atlanta erano arrivati già nel 2017, con la costruzione di uno stadio nuovo e all’avanguardia che si somma a un progetto tecnico che li ha portati in alto, più di quanto non sia mai arrivata una squadra al suo primo anno: l’unica a centrare i playoff da “Expansion Team”. Atlanta ha costruito il nucleo del suo roster pescando giovani dal Sudamerica – il miglior serbatoio mondiale nel rapporto qualità/prezzo – con l’obiettivo di rivenderli in Europa a prezzi moltiplicati: il fantasista paraguaiano Miguel Almirón è il capostipite, ma anche l’ex Torino Josef Martínez e Tito Villalba, oltre allo stesso Barco, sono giocatori che un giorno potranno rientrare in trattative multimilionarie. I risultati sul campo hanno portato un seguito di pubblico enorme fino a battere il record di spettatori per una partita Mls (oltre 71mila sediolini occupati).  Nei negozi e nell’e-commerce, invece, il record è quello della maglia di Almirón: la più venduta tra quelle della Major League Soccer, sintomo che l’hype attorno ai latinos a disposizione del Tata Martino – ex tecnico del Barcellona – paga dividendi anche fuori dal campo.

Lo schema seguito da Atlanta dimostra che un sistema autosufficiente, fatto di risultati sul campo e sostenibilità economica, è possibile. Prima di Atlanta, un percorso simile l’ha fatto New York City, franchigia nelle mani della Etihad che in poche stagioni ha costruito una squadra in grado di competere al livello più alto della Mls. Anche NYCFC ha fatto il vero salto di qualità solo quando ai veterani consumati come Villa e Pirlo, ha affiancato il talento di Maxi Morález, Ronald Matarrita e Jack Harrison (appena girato al Middlesbrough, in prestito dal Man City), cioè giocatori abbondantemente sopra la media del campionato per qualità, ma non a fine carriera, quindi spendibili in un progetto di lungo periodo.

Josef Martinez di Atlanta Unitedcontro Drew Moor, di Toronto

L’importanza di essere Expansion Team

Il messaggio lanciato dalle storie recenti di New York e Atlanta è stato recepito forte e chiaro dai vertici del nuovo Expansion Team. A Los Angeles il progetto tecnico di LAFC è più che promettente: al talento certo di giocatori esperti come l’ex Real Sociedad Carlos Vela, Benny Fehilaber e Laurent Ciman (difensore belga con un posto fisso tra i convocati della Nazionale dei Diavoli Rossi), si aggiunge quello acerbo ma di prospettiva di Latif Blessing, Diego Rossi e Walker Zimmerman. Un roster che vorrebbe un posto ai playoff fin da subito, per trasformarsi in una contender nel giro di pochi anni. Nel frattempo si è già accesa la rivalità cittadina con i Galaxy, una delle franchigie storiche più iconiche della lega.

La possibilità di competere immediatamente ai vertici della classifica è la costante che ritorna ogni volta, o quasi, che un Expansion Team si affaccia al mondo Mls. Negli ultimi tre anni il titolo è andato a Portland, Seattle e Toronto, tre squadre entrate nel campionato di recente (rispettivamente 2011, 2009, 2007) con un obiettivo, forse anche un obbligo, da rispettare: alzare il livello della competizione. New York City, arrivata in Mls nel 2015, è ormai pronta a raccogliere l’eredità delle ultime tre vincitrici, così come lo è già Atlanta. La storia degli Expansion Team nell’ultimo decennio racconta di una lega dove nulla accade per caso, e dove nessun progetto nasce se non con l’obiettivo di portare un vero valore aggiunto – tecnico, societario, e quindi di appeal – alla Mls.

I tifosi degli Orlando prima di una partita contro New York, in Florida

Cambiare per migliorare

Passare dalla periferia al centro del calcio globale, per la Major League Soccer, non è un processo semplice (anzi, non è neanche detto che l’obiettivo sarà raggiunto). La lega è attesa al salto più grande: non basta essersi avvicinata, ora vuole competere con le migliori del mondo. Ma la sensazione è che per fare l’ultimo passo saranno necessari cambiamenti radicali. Il futuro della Mls sarà scandito anche dalle ultime disposizioni di Don Garber, il Commissioner del massimo campionato a stelle e strisce che ha un paio di importanti nodi da sciogliere prima di abdicare: dietro quella scrivania Garber siede dal 1999 e sembrerebbe arrivato al suo ultimo anno. Da quando si è insediato, la Mls è in un trend positivo globale che va dal livello tecnico delle singole squadre all’allargamento a nuove franchigie, dai nuovi contratti sui diritti tv alla costruzione di stadi interamente dedicati al soccer, e alla rinnovata immagine di una lega capace di attrarre una fetta sempre maggiore di pubblico (settima nel mondo per numero di spettatori negli stadi).

Prima di lasciare l’incarico, l’attuale Commissioner potrebbe regalare alla “sua” lega ciò di cui ha bisogno per migliorare ancora. Innanzitutto ci sarebbe da fare una revisione al sistema trasferimenti, la cui modifica è sul tavolo da tempo e potrebbe arrivare già nei prossimi mesi. Il suggerimento arriva ancora dalla pagina di FourFourtTwo. «Modificare il sistema di trasferimenti», si legge sul portale, nella sezione US, «per i club di Mls, regolarizzarli, renderli quanto più simili è possibile a quelli delle leghe europee è fondamentale. Oggi ogni franchigia ha bisogno di entrare a pieno titolo nel mercato globale dei calciatori, e deve avere libertà massima per portare a casa quanto più talento è possibile, perché senza quello non si può ambire a una crescita vera e propria». Il discorso si lega a doppio filo a quello – abbastanza elementare – della necessità di innalzare il livello tecnico delle squadre. Ma non solo. Quello dei trasferimenti Mls è un sistema complesso che prevede una miriade di casi specifici, e andrebbe snellito. In genere, la lega si prende un terzo della cifra incassata per ogni giocatore venduto all’estero, ma ci sono molte eccezioni, con una regolamentazione articolata che differenzia tra gli Homegrwon Player, cioè i prodotti dei settori giovanili, i Designed Player e altre categorie. Al punto che potrebbe rendere sconveniente cedere un buon giocatore se non per cifre astronomiche. In un articolo pubblicato di recente su MlssoccerItalia sono stati individuati almeno sei casi differenti per la cessione di un calciatore all’estero.

Bastian Schweinsteiger con la maglia di Chicago

Un altro tema delicato è quello delle limitazioni sui salari, dei singoli giocatori e di squadra. Il salary cap garantisce, entro certi limiti, l’equilibrio tra i roster della lega. Ma per un campionato che vuole attirare giocatori, allenatori e spettatori da tutto il mondo porre dei paletti alle possibilità di spesa delle società – attualmente intorno ai 480mila dollari per giocatore e 3 milioni e 800mila per squadra – è un minus incalcolabile. Jamie Hill su American Soccer Now spiega il problema con l’esempio più semplice: «Se una società scova un giovane talento lo porterà subito in prima squadra con un salario da matricola e risulterà molto conveniente. In caso di offerte per quel giocatore, la società sarà poco incline alla cessione perché difficilmente potrà tornare sul mercato per rimpiazzare il valore tecnico di quel ragazzo con un salario così esiguo». E questo potrebbe essere uno dei motivi per cui gran parte dei wonderkid Usa che popolano il calcio mondiale, da Pulisic a Timothy Weah, preferiscono finire il percorso di crescita fuori dagli Stati Uniti. Il centrocampista Weston McKennie, talento dello Schalke 04 nativo del Texas, che ha spiegato la sua scelta di trasferirsi dagli Usa fin da piccolo, e insiste proprio su questo punto: «Un giovane che sceglie di iniziare la propria carriera in Mls anziché altrove rischia di non avere mai l’opportunità di essere ceduto in una lega migliore».

Ci sarebbe poi un’altra questione sul tavolo, che però difficilmente verrà modificata entro l’anno: l’uniformazione del calendario con quello delle competizioni Uefa. Iniziare la stagione a marzo per chiuderla a dicembre crea dislivelli sulle condizioni di forma delle squadre impegnate nelle competizioni internazionali; non aiuta gli spettatori di altri Paesi a seguire il campionato; soprattutto, complica l’assunto nelle sessioni di mercato. La questione calendario per i trasferimenti si ripresenta ad ogni sessione. Molte squadre della Mls preferiscono vendere i propri calciatori migliori a gennaio, non a luglio in pieno campionato. Ma le squadre europee programmano per acquistare in estate più che durante la pausa invernale, dove generalmente si fanno solo piccoli aggiustamenti. Certo, Coutinho e van Dijk a parte.


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