Chi è Bibars Natkho, il primo capitano non ebreo di Israele

Centrocampista della Cska Mosca, ha cominciato a giocare a calcio nell'Hapoel Tel Aviv e poche settimane fa è diventato il primo capitano musulmano della Nazionale israeliana.
di Redazione Undici 05 Aprile 2018 alle 11:07

Bibars Natkho non è uno di quei calciatori di cui si sente parlare spesso. Il centrocampista della Cska Mosca ha 30 anni e quasi 50 presenze con la maglia della Nazionale israeliana. Cresciuto nell’Hapoel Tel Aviv e con una carriera passata in Russia con una brevissima parentesi in Grecia, il giocatore israeliano è entrato nella storia quando, meno di due settimane fa, è diventato il primo musulmano e primo circasso a indossare la fascia di capitano di Israele. Il tutto è avvenuto durante una gara amichevole contro la Romania, in concomitanza con il decennale della morte del padre per arresto cardiaco. Natkho, che è cresciuto nella città di Kafr Kama nel nord di Israele, è un musulmano estremamente devoto, nonostante ci sia differenza tra i circassi e la minoranza araba nel paese, con la fascia al braccio, però, il calciatore pensa di aver rappresentato qualcosa di importante per tutti i musulmani.

I circassi sono un popolo del Caucaso, principalmente situato nella valle del Kuban, a oriente rispetto al Mar Nero. Un popolo musulmano sunnita e vittima di una genocidio nella seconda metà del 1800, molti vennero uccisi dall’esercito zarista di Alessandro II. I circassi vennero prima sconfitti in battaglia, conquistati e poi costretti a spostarsi. A causa della diaspora del 1864 scomparvero dall’Europa, mentre continuarono a vivere in Turchia e poi, grazie alla loro capacità di guerrieri, riuscirono a stanziarsi in alcuni villaggi del moderno Israele. «È un grande onore per me essere il capitano della Nazionale, ed è stato uno dei desideri di mio padre», ha dichiarato il centrocampista prima della sfida di Europa League contro l’Arsenal.

«Ho sempre saputo cosa voleva da me, l’influenza di mio padre su di me come persona era immensa, pensava che avrei dovuto diventare un leader ovunque andassi, non un altro semplice giocatore della squadra. È sempre stato molto fiero e orgoglioso quando ho capitanato le squadre giovanili a tutti i livelli, era naturale che sarebbe stato così un giorno anche con la Nazionale maggiore. Sono felice di trasformare gradualmente tutti i desideri di mio padre in realtà».

Il calciatore ha spiegato: «Non so come si sentano i miei simili, ma è ovvio che è stata fatta la storia. La cortina di vetro è stata rotta e sono certo che tutti quelli che credono in una coesistenza pacifica di culture e religioni differenti è lieto di assistere a qualcosa del genere, sia un ebreo, un musulmano, un cristiano o di qualsiasi altra religione. In Nazionale siamo un gruppo unito, non poniamo enfasi sulle differenze religiose. I miei compagni di squadra si sono congratulati con me e mi hanno augurato buona fortuna e questo è tutto». Ma non tutti in Israele sono felici, in particolare perché il centrocampista non canta l’Hatikvah, l’inno nazionale che pone l’accento su motivi ebraici. Per esempio Eyal Berkovic, un ex centrocampista di West Ham e Celtic, oggi importante commentatore radio e Tv, ha dichiarato che il capitano della Nazionale dovrebbe cantare l’inno e non è possibile che si lasci vestire la fascia a persone che si rifiutano.

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