Calcio

Ronaldo tra noi

Gli autori di Juventibus commentano l'arrivo di Cristiano Ronaldo, appena presentato come nuovo giocatore della Juventus.

MADRID, SPAIN - JANUARY 07: Cristiano Ronaldo of Real Madrid CF shows his fourth Golden Ball to the audience prior to start the La Liga match between Real Madrid CF and Granada CF at Estadio Santiago Bernabeu on January 7, 2017 in Madrid, Spain. (Photo by Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

Cristiano Ronaldo è un calciatore della Juventus. Anzi, anche se suona strano per come la Vecchia Signora ha abituato i suoi tifosi: Cristiano Ronaldo è IL nuovo calciatore della Juventus. E molto, se non tutto, è già stato detto quando nulla ancora è stato fatto. Il colpo del secolo si racconta così, per metafore, per impatto, per stupore, in un calcio italiano che freme e trema come quando si vede accogliere una star e la casa è in disordine. La sua casa, quella di CR7, sarà però un attico vip della cheta ed elegante Torino. Noi di Juventibus siamo invece ancora storditi sul divano, e la si vive come fossimo tutti insieme, ma il nostro piccolo appartamento con vista Juve lo abbiamo già sistemato a dovere. Si chiacchiera e, si immagina, diventiamo ancor più logorroici del solito. Tutto ruota naturalmente intorno a Cristiano Ronaldo.

1 — Sandro, ci dici qual è il senso dell’operazione vista dallo juventino? Quando hai capito che Ronaldo sarebbe stato davvero un calciatore della Juventus?

Sandro Scarpa: Apoteosi e apocalisse. Il senso di CR7 per il calcio italiano è l'avvio di un Matrix, una realtà virtuale condivisa e tremendamente reale e vivida in cui si realizzano i sogni più sfrenati dei tifosi Juve. Per lo juventino è una rotazione dell'asse terrestre, salto nella luce accecante. Il migliore del mondo, uno dei migliori di sempre, l'irraggiungibile chimera e Dio vendicativo che sceglie te, proprio te, tra mille altri. Per lo juventino è sogno, orgoglio, favola e fremente eccitazione. A essere sincero non ci ho creduto quando su Juventibus per primi l'abbiamo raccontato, con Luca Momblano, in modo coerente, logico e perfino razionale. Perché a un sogno forse non ci credi se ti viene spiegato troppo in dettaglio. Ho capito che era nostro quando gli altri ridevano, cercavano di dissimulare, negare e sminuire. Lì ho capito: era fatta!

2 — “Eh, ma le difese italiane”. Sarà dura per lui, non più giovanissimo? Troppo facile con l’armata Juve alle spalle? Verrà menato o tutelato? Giulio, dicci prima cosa accadrà.

Giulio Gori: Le difese italiane, sì, sono più toste da affrontare. Ma ormai non più per la qualità media delle marcature – un patrimonio tutto italiano ormai disperso – quanto per l'atteggiamento tattico di molte piccole, chiuso, con i reparti cortissimi… col pullman davanti alla porta, per capirsi. Per questo si può presumere che Cristiano Ronaldo segnerà meno che in Spagna. Ma anche che continuerà a segnare tanto. Del resto è tra i pochi giocatori che sanno padroneggiare ogni situazione: ha dribbling, ha tiro, ma anche il colpo di testa che può aiutarlo contro le difese chiuse.  L'età non conta, l'età pesa sugli sforzi prolungati non sui colpi. E con la Juve di Allegri alle sue spalle, chissà, potrà capitargli qualche partitaccia in cui il gioco non decolla e potrà divertirsi in contropiede. Non è un'ipotesi poi molto peregrina.

3 — Ma Cristiano Ronaldo è l’attaccante definitivo, Jacopo? Deve per forza fargli spazio Higuaín? Può giocare con Dybala? Quanti punti vale, da solo, in Serie A?

Jacopo Azzolini: Non so se sia l’attaccante definitivo, ma so per certo che il profondo mutamento del suo stile di gioco nel corso degli anni esprime al meglio la grandezza dell’atleta. Invece che accontentarsi di essere soltanto un ricordo del fenomeno a tutto campo di un tempo, ha lavorato sodo per “specializzarsi” e divenire così il finalizzatore migliore del mondo, concentrando la sua area d’influenza unicamente negli ultimi metri e imparando a segnare in qualsiasi modo possibile. Certo, per giocare così ha anche bisogno di un contesto che assecondi le sue caratteristiche. Al termine di un anno in cui, più ancora che Dybala, Higuaín si è rivelato il vero regista offensivo della Juve, le caratteristiche dei due non sembrano in antitesi: uno attacca in maniera eccezionale la profondità per allungare le difese (Ronaldo), l’altro viene incontro (Pipita).

Tuttavia, visto che per ragioni di bilancio la partenza dell’argentino sembra assodata, tocca a pensare a un’intesa con Dybala, forse l’incognita tattica maggiore della rosa di oggi. Sono infatti giocatori che tendono a usufruire di un partner offensivo, più che a premiarlo. Nonostante Mandzukic sembri particolarmente adatto a fungere come partner del portoghese, sarebbe un demerito non da poco non trovare una disposizione in grado di far coesistere Dybala e Ronaldo. In sintesi, CR7 vale punti che rischiano di essere incolmabili per la concorrenza italiana, ma la Juve deve trovare nel minor tempo possibile una comfort zone in grado di esaltare il portoghese, migliorando sensibilmente nel più grande tallone d’Achille della stagione passata: la rifinitura. Ronaldo è un semidio, ma non va dimenticato che in questi anni ha anche avuto una squadra in grado di fornirgli un quantitativo gigantesco di occasioni da gol in ogni partita.

4 — Tocca a te Giancarlo. C’è un giocatore della storia bianconera da cui Ronaldo può trarre ispirazione? E, invece, cosa la Juve può trarre dal campione portoghese?

Giancarlo Liviano D’Arcangelo: Cristiano Ronaldo è un uomo-jet, per utilizzare una definizione di Roland Barthes. Significa che è una specie di uomo androide che risponde a dei comandi semi automatizzati, un rapporto tra corpo e sinapsi che non è del secondo millennio, o del Novecento, ma appartiene totalmente al terzo millennio. Ronaldo è uno spin-off di Black Mirror e un remake de l'Uomo bionico, i fasci muscolari e il suo sistema nervoso producono direttamente i gesti tecnici, come se fossero intelligenti, una seconda intelligenza atletica decentralizzata. È in questo che il fuoriclasse del presente differisce da quelli del passato. Platini era un artista dell'umanesimo, era un genio perché aveva il tempo di pensare, e in quei frangenti, chi lo vedeva giocare poteva scorgere il gesto che nasceva, nell'attimo dilatato del concepimento. Del Piero aveva già una componente muscolare automatizzata in un gesto tipico, l'intermittenza scatto, blocco e controscatto e tiro a giro, ma era ancora un umanista. Avevano pause, come tutti i geni. Nedved anticipava invece una forma imperfetta di uomo – jet, corsa e tiro, corsa e tiro, nessuna rielaborazione barocca ma linearità, la linearità dell'ottovolante. Mi piacerebbe dirgli di prendere un pizzico di genio purissimo e imprevedibile di Platini, la mistica dello stile di Del Piero, o la linearità sacrificale di Nedved, per diventare IL CALCIO, ma poi mi chiedo: iniettare dosi di sentimento in un androide perfetto non è, in un certo senso depotenziarlo? E allora va bene il Cristiano razzo missile, coi circuiti di mille valvole.

5 — Dimostraci che la Juve adesso ha tutto per sentirsi alla pari di Barcellona, Bayern e Manchester United. Sempre che tu lo creda, dall’alto del tuo innato scetticismo, caro Claudio.

Claudio Pellecchia: Sostituirei il verbo “credere” con il verbo “sperare” anche perché, a oggi, non abbiamo ancora certezza di quella che sarà la rosa del 19 agosto, quella ultima e definitiva. Ovvio che Cristiano da solo non basta per vincere la Champions League – come dimostrano, del resto, i primi anni madrileni – ma se sapremo farci trovare pronti, ci penserà lui a far vedere come si fa. Al di là degli aspetti tecnici, sui quali è persino inutile soffermarsi visto di CHI si sta parlando, sottolineerei un dettaglio non marginale e che hanno evidenziato anche qui su Undici qualche giorno fa: con CR7 la Juventus dimostra di essersi seduta al tavolo delle grandi anche dal punto di vista del richiamo e dell'appeal internazionale. Trattare in questo modo il giocatore più forte e mediatico del mondo, con la squadra più forte e mediatica del mondo, dimostra che il percorso di crescita ha subito un'ulteriore accelerata, probabilmente quella ultima e definitiva: è dal 2015 che, gradualmente, si sta puntando su giocatori offensivi dalle caratteristiche marcatamente “europeiste”, puntando ad alzare di volta in volta il livello degli stessi. Allora fu Morata, poi Higuaín, poi ancora Douglas Costa: mancherebbe il “Griezmann” della situazione come anello di congiunzione verso il Cristiano Ronaldo di turno. Ma, evidentemente, Andrea Agnelli e la proprietà hanno ritenuto opportuno saltare un passaggio, scegliendo il meglio su piazza.

6 — Pietro, perdonaci. A cosa stai pensando con gli occhi chiusi e quella smorfia di soddisfazione sulle labbra? A Cristiano Ronaldo all’Olimpico, al Franchi, al San Paolo?

Pietro Salvatori: All’amore e all’odio. Alla standing ovation dopo una giocata pazzesca, ai fischi di paura e antipatia al primo tocco del pallone. All’applauso convinto dopo un gol incredibile, allo striscione che disprezza il ladro tra i ladri. Allo spaesamento di vedere lì, a venti metri, proprio lì quell’entità astratta che si materializzava solo in video, bellissima e perfetta, tracotante e magnetica. Penso a chi andrà allo stadio, mosso da inconfessabile e curiosa ammirazione, dalla convinzione che si può battere anche il più forte di tutti, perché c’è più gusto nel battere il più forte di tutti. Penso a uno stadio ammutolito dopo un gol, da quel silenzio stupefatto che lo renderà percepibile fino all’ultimo posto dell’ultima gradinata. All’esplosione di gioia pazzesca dopo un gol rifilato alla squadra dove gioca il marziano, alla bordata di fischi dopo un tiro alle stelle. Penso a quello che penserà lui, guardandosi intorno, per la prima volta dopo dieci anni in terra straniera, con quelle strane righe nere a spezzare il bianco di una vita. Come ci guarderà l’alieno? Cosa penserà di noi, della nostra gente, dei nostri stadi, del nostro calcio? Penso che in realtà nessuno abbia idea di quel che sarà uscendo dal tunnel dell’Olimpico, nella bolgia del San Paolo, nella sacralità di San Siro. Perché CR7, sportivamente parlando, distorce lo spazio-tempo, lo piega a sua immagine e somiglianza. E solo quando ci troveremo dentro il wormhole potremmo raccontare quel che vedremo tra le sue infinite spirali. A patto di riuscire ad uscirne. Perché «non solo Dio gioca a dadi, ma a volte ci confonde gettandoli dove non li si può vedere».

7 — Massimo, concludiamo rifacendoci al parere di diversi commentatori: operazione fallimentare se non si vince la Champions?

Massimo Zampini: Ok, vuoi farmi arrabbiare. Ronaldo è un acquisto sensazionale per tutti i motivi detti qui sopra, con lui puntiamo certamente ad arrivare ovunque fino in fondo. Ma già in campionato ogni anno diventa più complicato, con le rivali che fanno 90 punti o più sui 120 disponibili, hanno sempre più fame, mentre noi dobbiamo fare miracoli per trovare ancora gli stimoli di essere i migliori; figuriamoci in Champions, dove partecipano squadre con Messi-Suárez-Coutinho o Neymar-Cavani-Mbappé, per non parlare del Real di questi anni (prenderà altri fuoriclasse) e delle inglesi di Guardiola, Mourinho e Klopp. Ronaldo è un giocatore incredibile, un messaggio importante alle rivali in Italia e in Europa, un ulteriore grandioso step verso le big che hanno mezzi economici ben diversi dai nostri (anche per un contesto decisamente differente, a partire dal valore dei diritti televisivi dei vari campionati), ma ovviamente non porta la Champions League da solo. Godiamocelo e proviamo ad andare fino in fondo ovunque. Altrimenti, ci riproveremo l'anno prossimo. Con tanti tifosi in più in tutto il mondo a sostenere la squadra. È già questo il primo regalo di Cristiano.

 

Immagini Getty Images


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