Calcio

Cristiano Ronaldo, supereroe

È una grande responsabilità essere CR7: un estratto dal libro "Cristiano Ronaldo. Missione Juventus".

TURIN, ITALY - SEPTEMBER 16: Cristiano Ronaldo of Juventus FC celebrates after scoring the opening goal during the serie A match between Juventus and US Sassuolo at Allianz Stadium on September 16, 2018 in Turin, Italy. (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

È facile essere un supereroe? Beh, probabilmente no. Bisogna essere preparati a tutto, sfidare il pericolo incombente da un momento all’altro, giorno e notte, fare i conti con una quotidianità intensa e snervante, a volte persino contraddittoria – se pensiamo al mite Clark Kent, una volta smessi i panni di Superman. Film e narrativa ci hanno dato questa prospettiva dei supereroi, e un aspetto su tutti è probabilmente il più importante: ai supereroi non è concesso sbagliare. Cristiano Ronaldo è un supereroe. E, certo, non è facile esserlo. Pensare che basti svegliarsi la mattina, indossare il completo da gioco e le scarpette per diventare un supereroe – tradotto, segnare a profusione e mandare in tilt le difese avversarie – è quanto di più sbagliato.

Cristiano Ronaldo ce lo ricorda, e se lo ricorda, quotidianamente: quando si sveglia prestissimo per arrivare prima degli altri agli allenamenti; quando, anziché dedicarsi al suo tempo libero, potenzia la forma fisica in palestra; quando torna a tarda notte da una trasferta europea e il suo primo pensiero è accelerare i tempi del recupero fisico. In un calcio in cui gli impegni stagionali sono minimo una cinquantina, per arrivare senza problemi a sessanta, settanta, essere costretti a giocare bene e a segnare per ognuna di queste occasioni è qualcosa che supera le possibilità di un uomo comune. No, non è assolutamente facile, e soltanto una testa da supereroe è in grado di reggere qualcosa del genere.

Di tutto questo, Cristiano è consapevole. «Caricarsi di troppe responsabilità a volte può avere un effetto negativo, ma fa parte del mio lavoro e del mio dna. Sono Cristiano Ronaldo, giocare sotto pressione fa parte di me. Non è un problema, so gestirmi». Essere Cristiano Ronaldo significa sostenere una pressione fuori dall’ordinario. Non puoi permetterti di sbagliare non solo una partita, ma un singolo passaggio, un semplice tiro, una scelta o un tempo di gioco. È una costante sfida con la propria grandezza, perché resti intatta e venga continuamente alimentata, perché, in sintesi, Cristiano possa mantenere il proprio status di supereroe.

Ed è una cosa che probabilmente ai più sfugge: quando ci aspettiamo che Ronaldo segni, e poi lo fa per davvero, ci limitiamo a pensare “ok, ha fatto il suo compito, è quello che gli è stato chiesto e tanto basta”. Spesso, perciò, facciamo rientrare una rete di Ronaldo, una sua prodezza, una sua prestazione nella categoria dell’ovvio, come fosse un automatismo: è andata così perché non poteva andare altrimenti. Come se il corso del calcio percorresse una linea dritta, senza ramificazioni.

Dal punto di vista di Ronaldo, la prospettiva è ben diversa. Con l’arrivo alla Juventus, le attese intorno al portoghese sono, se possibile, aumentate: la sua reputazione, guadagnata sul campo, di uomo in grado di decidere le sorti di una squadra, se non addirittura di un’intera competizione, ha accantonato ogni altro tema relativo al cambio di maglia – l’ambientamento in un nuovo campionato, l’adattamento a una nuova situazione tattica, eccetera.

L’attesa per il primo gol di Ronaldo con la Juventus è stata vissuta come qualcosa di fin troppo lungo, quasi eccessivo: la rete in bianconero doveva arrivare subito, e invece no. Dimenticando l’aspetto più importante: che nel calcio non c’è nulla di automatico, e che spesso certe difficoltà, certi limiti, non sono imputabili a questioni tecniche, quanto umane. «Ero un po’ ansioso», l’ammissione di Ronaldo a tal proposito, subito dopo essersi sbloccato contro il Sassuolo, qualcosa che certo covava nel suo animo, e che all’esterno, invece, non era contemplato. Cristiano, in carriera, ha praticamente cancellato l’esistenza dei limiti: con lui, con il suo calcio, segnare cinquanta gol a stagione o decidere con stupefacente assiduità le partite decisive è diventato normale – ma può essere normale qualcosa del genere? In questo sta il capolavoro di Cristiano Ronaldo, in questo la sua dimensione di supereroe. Il fatto di riuscire a compierle, certe imprese, e a farle sembrare qualcosa di assolutamente ordinario.


Francesco Paolo Giordano
Cristiano Ronaldo: Missione Juventus
Kenness Publishing

 

 

 


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