Calcio

Serbatoio viola

Cinque calciatori della Nazionale di Mancini sono cresciuti nella Fiorentina.

UDINE, ITALY - MARCH 23: Federico Bernardeschi of Italy reacts during the 2020 UEFA European Championships group J qualifying match between Italy and Finland at Stadio Friuli on March 23, 2019 in Udine, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Una delle analisi più stimolanti da fare, di fronte alla lista dei ventinove convocati da Roberto Mancini per le gare contro Finlandia e Liechtenstein, riguarda la provenienza degli Azzurri dal punto di vista della formazione. In quali città, e soprattutto in quali settori giovanili, sono cresciuti e diventati calciatori. Il fatto che la Nazionale si trovi tuttora in una fase di transizione – in unione agli infortuni di Insigne e Pellegrini – contribuisce a disperdere le origini dei giocatori selezionati, ma le fonti che più hanno rifornito questa tornata di convocazioni sono ben chiare. Milan, Genoa e Inter hanno cresciuto nei propri vivai due giocatori a testa: Donnarumma e Cristante, Perin ed El Shaarawy, Biraghi e Bonucci. Altre due – Roma e Juventus – ne hanno portati in dote tre: Florenzi, Romagnoli e Politano da un lato, Spinazzola, Immobile e Kean dall’altro. La Fiorentina ha contribuito con cinque elementi: Piccini, Bernardeschi, Mancini, Chiesa e Zaniolo. I giocatori sviluppati nel settore giovanile viola sono tutti toscani a eccezione di uno, Federico Chiesa, nato a Genova come papà Enrico. Ma è sufficiente accantonare la città natale e allargare il cerchio a chi è cresciuto tra Firenze e dintorni per poter considerare Chiesa – che dall’età di cinque anni vive nel capoluogo toscano – come gli altri quattro.

Nel vivaio della Fiorentina, il radicamento territoriale è forte: secondo quanto riportato due settimane fa dal Corriere dello Sport, circa l’80% dei 288 tesserati viola dai Pulcini alla Primavera sono toscani. Lo scouting risponde a Pantaleo Corvino e a Vincenzo Vergine – il responsabile del settore giovanile – ed è strutturato di modo che il club rappresenti il centro di approdo dei migliori giocatori della regione. In un'intervista del 2011 Corvino ne parlava così: «Il nostro lavoro parte da una selezione per capire se in casa abbiamo risorse tecniche da valorizzare. Poi vediamo dietro l'angolo, e se non ce ne sono dietro l'angolo guardiamo alla regione, e così via». Un ruolo, quello di punto di riferimento regionale, conteso in parte con l’Empoli, altro club notoriamente dedito alla cura del vivaio, ma che la Fiorentina ha fatto suo in una dimensione più competitiva.

Ciascuno dei cinque Azzurri di formazione viola ha vissuto a Firenze quasi tutto il proprio percorso giovanile – si va dai sei anni di Zaniolo fino ai dieci di Bernardeschi. Inutile sottolineare come questo aspetto rivesta un significato centrale per un club di medio livello, a maggior ragione se l’attenzione rivolta al settore giovanile è stata complementare, nell’ultimo biennio, a un lavoro altrettanto certosino sul ringiovanimento della prima squadra – tanto che già dai primi mesi di questo campionato la rosa di Pioli si è distinta per avere l’età media più bassa tra i cinque maggiori campionati europei. In più, tra i dieci Under 21 di A con il maggior minutaggio, ben tre fanno parte della squadra di Pioli: Lafont, Milenkovic e Chiesa. Tornando sul tema vivaio, va detto che in termini quantitativi la Fiorentina non è il primo tra i club italiani che hanno lanciato più calciatori nel professionismo. Secondo un report del CIES dello scorso febbraio ce ne sono quattro più produttivi: Roma, Atalanta, Milan ed Empoli. Dove si distinguono i viola, se prendiamo come riferimento il numero di convocati in nazionale, è semmai la qualità.

Nel momento in cui scriviamo la Fiorentina Primavera allenata da Emiliano Bigica è stata eliminata ai quarti di finale del Torneo di Viareggio e si prepara ad affrontare il Torino in finale di Coppa Italia; al contempo è seconda proprio davanti ai granata in Primavera 1, e salvo un clamoroso scivolone parteciperà alla fase finale. Il quadro stagionale appena disegnato è perfettamente in linea con il trend delle ultime dieci stagioni, un arco di tempo in cui sono mancati i trofei – appena una Coppa Italia e una Supercoppa – ma durante il quale piazzamenti di livello sono stati espressione di squadre sempre competitive. Dal 2009 alla scorsa stagione la Fiorentina Primavera ha raggiunto nove semifinali e cinque finali tra Campionato, Coppa Italia e Viareggio, cambiando con ritmo regolare gli allenatori, così da rendere l’ambiente stabile e costruire per ciascun ciclo di giocatori il contesto per esprimersi al meglio. Tre anni è durata la gestione di Renato Buso, tre quella dell’attuale tecnico della Spal Semplici, altri tre è stato in carica Federico Guidi, che adesso allena l’Under 19 della Nazionale. Emiliano Bigica, ex centrocampista della Fiorentina negli anni Novanta, siede in panchina dalla stagione 2017/18.

Alle radici di un ciclo tanto proficuo, durante il quale sono emersi (anche) i cinque giocatori che Mancini ha portato con sé in Nazionale, ci sono investimenti mirati, figli di un progetto al quale la Fiorentina non ha mai nascosto di tenere molto. Già durante la sua prima esperienza a Firenze (tra il 2005 e il 2012), Pantaleo Corvino parlava così del settore giovanile della Fiorentina: «Il nostro è un modello vincente non solo per i risultati sul campo, ma anche per i giocatori che mandiamo in prima squadra». Un tema su cui in società si preme da tempo è poi quello delle strutture. Nella stessa intervista di cui sopra l’attuale direttore generale spiegava: «Per portarci alla pari degli altri abbiamo dovuto fare gli straordinari, pure in mezzo a tante difficoltà e soprattutto senza molte strutture». Il riferimento è a un centro sportivo grande a sufficienza per ospitare le squadre giovanili, che ancora oggi, otto anni dopo, è assente. La Primavera di Bigica disputa le gare ufficiali in un piccolo stadio dalla parte opposta dell’Arno rispetto al Franchi, mentre le gare delle altre Under sono disperse in più campi tra città e dintorni.

Una struttura più ampia in grado di ospitare le giovanili è non a caso nei piani della Fiorentina, e negli ultimi mesi la stampa locale ha rivelato i primi dettagli e un accenno alle tempistiche, con i lavori che potrebbero partire già nella seconda metà dell’anno in corso. Si tratterebbe di un investimento significativo, intorno alla doppia cifra in milioni, ma perfettamente coerente con la strategia del club, che soprattutto in tempi recenti non si è mai fatto troppi problemi a spendere cifre elevate per giocatori da inserire gradualmente in prima squadra e che ancora necessitavano di esperienza nel settore giovanile.

Tra questi, vanno segnalati l’attaccante serbo Dusan Vlahovic e il trequartista spagnolo Tòfol Montiel, entrambi nati nel 2000 e convocati da Pioli per il ritiro estivo di Moena della scorsa estate. Vlahovic è costato un milione e mezzo, ha messo insieme 65 minuti con la prima squadra in apertura di stagione e poi è stato aggregato alla Primavera; Montiel è arrivato dal Maiorca per due milioni di euro. Insieme a loro c’è un altro classe duemila in ascesa, Marco Meli: nativo di Pontedera – come Gianluca Mancini –, a differenza di Vlahovic e Montiel è tesserato per la Fiorentina da quando aveva otto anni, e ha già partecipato due volte alla preparazione precampionato della prima squadra. Sembrava molto promettente anche la tornata dei ’99, con Gabriele Gori e Riccardo Sottil davanti a tutti, ma la prima stagione in prestito lontano da Firenze è stata negativa per entrambi.

A Firenze, il settore giovanile e la Primavera riscuotono un interesse non indifferente, almeno sul piano del discorso pubblico: le persone se ne interessano, ne parlano, se ne preoccupano. Quando a Roma è esploso Zaniolo – che nel 2016 fu prestato dalla Fiorentina alla Virtus Entella quando sarebbe dovuto passare dagli Allievi alla Primavera –, in città si è aperta una ferita di cui si è parlato per mesi. La stessa cosa è avvenuta con Mancini, che si è affermato all’Atalanta, via Perugia, senza mai scendere in campo in gare ufficiali con la Fiorentina. Traguardo raggiunto invece da Piccini, che esordì in viola a diciotto anni salvo poi trascorrere tre stagioni in prestito prima della cessione al Betis. Il club avrebbe potuto riscattarlo in diverse occasioni, ma non lo ha mai fatto. Con il senno del poi, è evidente come la gestione dei talenti cresciuti nel vivaio da parte della Fiorentina non sia stata perfetta. Tutt’altro. Eppure, andando oltre la delusione di chi avrebbe voluto vedere Zaniolo e Mancini indossare il viola, quello che emerge è un settore giovanile che da anni si distingue per i risultati e che, soprattutto, produce giocatori di qualità.

Immagini Getty Images


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