Ekkelenkamp ci spiega come funziona l’Ajax

Esordio in Champions a 19 anni: come si rinnova il modello del club olandese.
di Redazione Undici 11 Aprile 2019 alle 12:48

Al termine di Ajax-Juventus, l’allenatore degli olandesi Erik ten Hag ha spiegato perché ha deciso di far entrare in campo Jurgen Ekkelenkamp piuttosto che un altro giocatore in panchina: «Per il gioco dei nostri avversari, era meglio un mediano come Jurgen piuttosto che Huntelaar o Dolberg. Può fare anche il difensore». Sono parole che completano la descrizione di Ekkelenkamp come figura perfettamente aderente all’Ajax, alla sua storia, alla sua dimensione attuale. Durante una sfida decisiva di Champions League, l’allenatore della squadra che fu di Cruijff e Van Basten fa entrare in campo un calciatore di 19 anni con due sole presenze stagionali, una in Eredivisie (17 minuti contro il Nac Breda) e una in Coppa d’Olanda (30 minuti contro il Te Werve, squadra di settima serie); inoltre, si tratta di un elemento in grado di giocare in diverse posizioni, che quindi interpreta al meglio la filosofia tecnica del club che rappresenta.

In questa fase della stagione, ten Hag schiera tre centrocampisti titolari di grande livello, perfettamente complementari tra loro: De Jong è il perno su cui gira la squadra, Schøne e van de Beek sostengono l’azione con corsa e qualità. Solo che è un reparto destinato a sfaldarsi, i dei talenti più giovani rinforzeranno una big europea, e allora servirà una nuova iniezione di talento dalle giovanili. Toccherà ad Ekkelenkamp, è una questione di politica societaria e di qualità, è il modello Ajax che si rinnova, si proietta nel presente: il giovane centrocampista nato a Zeist, a 10 chilometri da Utrecht, è considerato una promessa del calcio olandese, ha indossato la fascia di capitano della Nazionale Under 18, ha seguito un percorso completo in tutte le selezioni Oranje, fino all’esordio nell’Under 19 (a settembre 2018). Ora è considerato pronto per la prima squadra.

Un giovanissimo Jurgen Ekkelenkamp, in una compilation

Il lavoro dei tecnici nel vivaio lo ha reso adatto al gioco di ten Hag, la strategia del club prevede un continuo ricambio ad alto livello, per salvaguardare i conti del club e alimentare la competitività sportiva attraverso lo sviluppo del talento. Si tratta di un modello circolare che punta a sfruttare, valorizzandole, le generazioni di campioni che fioriscono nel corso degli anni, l’Ajax è una società penalizzata dalla subalternità economica della Eredivisie, quindi non ci sono strade alternative – soprattutto se non si pretende grande continuità di risultati in Europa, se si accettano i periodi di crisi fisiologica. La scelta di puntare su Ekkelenkamp, anche e soprattutto in Champions League, è una finestra sul futuro: indipendentemente dal loro reale valore assoluto, l’Ajax continua e continuerà a plasmare giovani secondo la sua ideologia di gioco, a lavorare come hub di lancio e crescita di nuovi potenziali campioni. Una filosofia rischiosa ma ambiziosa, che può anche portare a colmare il gap con le squadre più ricche. È già successo in passato, la Juventus e soprattutto il Real Madrid se ne sono accorte di recente, Ekkelenkamp ci ha già spiegato che l’Ajax proverà a rifarlo, ancora.

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