Serie A

Tre cose sulla 37esima giornata di Serie A

La forza del Napoli, il momento di Donnarumma, la Fiorentina in caduta libera.

Mertens e Malcuit esultano dopo un gol del Napoli (Francesco Pecoraro/Getty Images)

Il Napoli e la verità della classifica

Napoli-Inter è stata una partita quasi tautologica nella sua autenticità: il risultato finale è forse esagerato nelle dimensioni, anche perché l'Inter ha avuto diverse occasioni per limitare ulteriormente il passivo, ma la distanza percepita tra la squadra di Ancelotti e quella di Spalletti è stata netta, quasi come a voler certificare che la doppia cifra di distacco in classifica era ed è una quota reale, realistica. La notte del San Paolo lascia una certezza: il Napoli è decisamente superiore all'Inter e ad altre 18 squadre della Serie A, quest'anno non è riuscito a tenere il passo della Juventus ma è l'unico gruppo che può ambire a farlo, a provarci. È una questione di qualità, assoluta e diffusa: pochissimi titolari dell'Inter – Skriniar, Perisic, Icardi, forse Handanovic e Nainggolan – sarebbero una primissima scelta per Ancelotti, che ieri sera ha dominato nettamente la terza forza del campionato tenendo in panchina Meret, Verdi, Insigne, Younes. Se la Juventus ha scavato un solco – economico, progettuale, tecnico – con le sue avversarie, il Napoli ha fatto più o meno lo stesso dal secondo posto in giù, pur lavorando solo sul campo e sul mercato. Nelle ultime tre stagioni, gli azzurri sono cresciuti nel rendimento grazie al lavoro di Sarri – 82, 86 e poi 91 punti –, poi hanno iniziato un progetto tutto nuovo, eppure hanno mantenuto un alto livello di rendimento. I tanti punti persi durante la corsa in Europa League hanno annacquato un po' la classifica, che poi però ha ricominciato a dire di nuovo la verità sulla forza di questa squadra, sulle sue prospettive in vista del secondo anno di Ancelotti.

Napoli-Inter 4-1

Il momento di Donnarumma

Il campionato di Donnarumma è stato molto positivo, non è esagerato pensare che il portiere del Milan abbia dato una risposta alle difficoltà e ai dubbi maturati lo scorso anno. Questa è la realtà analitica, poi sono arrivati il match contro il Frosinone e il rigore parato a Ciano, il vero momento di Donnarumma in questa stagione. La parata del portiere rossonero non è stata così difficile e/o spettacolare, la conclusione di Ciano era poco forte, poco angolata, non era proprio rasoterra, Donnarumma ha dovuto semplicemente abbassarsi velocemente verso sinistra, non c'è stato nessun volo esplosivo, semplicemente ha intuito la direzione del tiro e ci è arrivato in tempo, come se fosse una cosa naturale – e in effetti è stata una cosa naturale, per uno come Donnarumma. Oltre il giudizio tecnico sull'intervento in se, va però considerata la condizione del momento: Milan in difficoltà eppure ancora in corsa per la Champions, la necessità di battere il Frosinone per tenere accesa la corsa al quarto posto, una partita difficile in cui la squadra di Gattuso fa fatica a sbloccare il risultato. E un rigore contro. La parata di Gigio ha dato il via alla vittoria del Milan, ha dato una dimensione concreta ai buoni giudizi sulla sua annata, come quando un attaccante gioca benissimo per la squadra ma non resta impresso nella memoria emotiva di tutti noi finché non trova il gol. Donnarumma ha segnato il suo gol nel momento più importante. È la definizione del grande giocatore, decisivo quando conta davvero di più.

Il rigore parato da Donnarumma

La Fiorentina in caduta libera

È una rimonta al contrario quella della Fiorentina, una di quelle cose che, se non avessero l’effetto di terrorizzare un’intera tifoseria, si presterebbero volentieri a una sceneggiatura. La sconfitta di Parma, la quinta di seguito, iscrive ufficialmente i viola alla lista di squadre in pericolo retrocessione: domenica prossima, in casa contro il Genoa, altra formazione derelitta – e che, in questo momento, sarebbe in Serie B – Montella e i suoi giocatori non possono permettersi un altro ko. Alla fine del girone di andata i viola avevano appena sei punti di ritardo dal quarto posto, ma i soli 14 punti nelle 18 giornate successive – solo il Chievo ha fatto peggio – hanno fatto precipitare la squadra in classifica: un crollo verticale acuitosi da febbraio in poi, con tre punti raccolti nelle ultime dieci giornate – lo score peggiore di tutto il campionato. La sostituzione di Pioli, ad aprile, è sembrata più una resa di conti tra la società e il tecnico – durissimo il comunicato della Fiorentina con cui si annunciava l’esonero – che una decisione per i risultati a singhiozzo: situazione che, con l’arrivo di Montella, non è assolutamente migliorata. Anzi: un solo punto, e un solo gol segnato, in sei partite. Il tecnico viola parla di «stagione maledetta» e un po’ di sfortuna negli episodi delle gare gli va riconosciuta – a Parma Milenkovic, sullo 0-0, che conclude di un soffio a lato a porta sguarnita è un segnale di come le cose non girino nel verso giusto, per tacere delle due palle gol di Chiesa e di un gol incassato abbastanza fortuito. Ma è chiaro che la situazione di questa Fiorentina, di crisi nera e di «non tranquillità», per dirla ancora con Montella, è figlia di equilibri che sono improvvisamente mancati, e di circostanze che andavano gestite meglio. L’unica notizia buona per i viola è che alla fine del campionato manca solo una giornata, quella decisiva: saranno sollo 90 minuti di battaglia, per evitare incubi e ripartire, dall’anno prossimo, con tutt’altre premesse.

A Parma, per la Fiorentina, è arrivata la quinta sconfitta consecutiva