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Auguri Monte Carlo, terra di motori e assurdità

Compie 90 anni la gara più ricca e affascinante della Formula Uno.

MONTE CARLO, MONACO - MAY 26: Fernando Alonso of Spain and Ferrari drives during practice for the Monaco Formula One Grand Prix at the Monte Carlo Circuit on May 26, 2011 in Monte Carlo, Monaco. (Photo by Paul Gilham/Getty Images)

Monte Carlo ha costruito la propria fama e grandezza sulle stonature e i contrasti. È così da sempre. Dal tredicesimo secolo, quando a litigarsi questo porticciolo erano francesi, spagnoli e genovesi. Stonature e contrasti hanno reso un paesello arroccato celebre nel mondo quanto Roma, Parigi e New York, trasformando la nobile Rocca nel suo Colosseo, il porto nella sua Eiffel, i grattacieli sfrontati nella sua grande mela a picco sul mare. Nella patria del contrasto tutto può accadere. Nel Principato le stonature diventano soldi e i soldi melodia. Come quella suonata ogni giorno silenziosamente dai quattro casinò; o quella rumorosa eseguita due volte l’anno, prima dal Rallye e poi dal Gran premio. Una melodia assurta nel tempo a inno e vessillo di questo Stato di contrasti.

 

Monte Carlo è costituzionalmente stonata. Visivamente, lo erano anche Ranieri III, il principe che ha reso Monaco quella che conosciamo, e Grace Kelly. Lui sgraziato, lei regale. Lui terrestre, lei marziana. Lui, al netto del titolo principesco, uomo come tutti noi, lei una dea con titolo o senza titolo. Mai, però, Monte Carlo è stata stonata come oggi, oasi di benessere e sorrisi patinati incastonata tra la Francia dei gilet gialli, le vetrine rotte, le auto incendiate, e l’Italia gialloverde dei redditi di cittadinanza e le quote cento. Oggi enclave di ricchi e arricchiti che non pagano tasse e vivono circondati dai populismi e da gente malestante tassata nello spirito e nel portafogli da crisi e governi claudicanti. Oggi, soprattutto, che poggia la propria fama e neutralità non su banche e forzieri come la Svizzera, ma sul gioco d’azzardo, il turismo e l’eterno fascino delle corse e del binomio donne e motori. Chi si priverebbe mai di un simile Eden? Chi invaderebbe mai questo Stato-resort che ha fatto dei contrasti con il resto del mondo la propria Muraglia?

Naturale che in un Paese così diventi assolutamente coerente far correre delle automobili a trecento chilometri all’ora lungo vie dove bisognerebbe invece mantenere i trenta orari. Quest’anno sono novant’anni che va avanti in questo modo. Le leggi non scritte delle corse dicono che sia pericoloso sfrecciare su strade strette e senza spazi di fuga; dicono che frenare e curvare a ridosso del mare non sia il massimo perché un guasto, una distrazione e, oplà, si finisce sparati fra le onde. O fra gli yacht. Le leggi del buonsenso applicato alle corse dicono che tribune troppo vicine fanno vedere meglio e rischiare peggio; dicono che pigiare l’acceleratore in pieno centro sia da idioti; dicono che a sgasare dentro i tunnel se si perde il controllo è la fine del mondo. Nel Gran Premio di Monte Carlo, invece, tutto questo c’è. Sarebbe follia e tentato omicidio ovunque però non qui. Perché contrasti e stonature sono la melodia di questo pifferaio magico che sa come attirare l’attenzione del mondo. Attenzione che diventa curiosità; e curiosità che si trasforma in un’eco capace di spingere le persone a entrare nel Principato. Chi per viverci se è milionario, chi per curiosare e spendere se è un turista. Comunque sia, a portare soldi.

Di questa terra di contrasti, Charles Leclerc è l’emblema. Primo esemplare di un monegasco alla guida della Ferrari di Formula Uno. Esemplare unico per un Paese cosparso di ricchezza che ha fatto dei bolidi di Maranello un simbolo cittadino e l’auto da regalare ai propri rampolli neopatentati. Un Paese che fino a oggi, però, non era mai riuscito a regalare a se stesso un pilota sulla Rossa più Rossa. Adesso, invece, ce l’ha. E Charles è perfetto per talento, eleganza dei modi e algida gentilezza. Ma ha un difetto che nella patria delle stonature è un pregio: ha imparato a guidare su un’utilitaria.

 

Dal numero 27 di Undici
Immagini Getty Images