Calcio

Perché il 2019, fino a ora, è un ottimo anno per le Nazionali italiane

Il grande Mondiale delle donne, la rinascita della squadra di Mancini, il talento nelle giovanili.

Pochi minuti dopo la sconfitta contro l'Olanda, il commissario tecnico dell'Italia femminile, Milena Bertolini, ha rilasciato una dichiarazione significativa: «Questo Mondiale è un grande punto di partenza per il movimento. Queste partite insegnano tanto, da qui in avanti il calcio femminile sarà diverso». Sono parole che possono essere estese a tutte le Nazionali italiane dopo questa prima metà del 2019: il percorso è iniziato da poco, ma promette bene. Anzi, sono già arrivati risultati e segnali molto incoraggianti.

È bello pensare e raccontare che sia proprio l'Italia femminile a trainare il movimento, grazie a un risultato decisamente superiore alle attese: le Azzurre non partecipavano ai Mondiali dal 1999, e solo una volta – nel 1991 – avevano raggiunto i quarti di finale. Solo che allora non c'erano gli ottavi, la qualificazione al gruppo delle migliori otto squadre era arrivata dopo il girone eliminatorio, mentre nella kermesse francese le ragazze allenate da Milena Bertolini hanno battuto anche la Cina in un match da dentro-fuori. Poi hanno dovuto inchinarsi all'Olanda, la squadra campione d'Europa in carica, un gruppo di campionesse con più forza e più esperienza rispetto alle Azzurre. Zero rimpianti, anzi il bello comincia adesso: «Le mie ragazze», ha aggiunto Bertolini, «avranno futuro meraviglioso: in questo Mondiale hanno raggiunto la consapevolezza di potersela giocare con tutti. Non c'è cosa più importante».

L'Italia celebra la vittoria di Torino contro la Bosnia. La rimonta si è concretizzata nella ripresa grazie ai gol di Insigne e Verratti (Claudio Villa/Getty Images)

È la stesso tipo di consapevolezza raggiunta anche dalle Nazionali maschili, a cominciare dalla squadra senior allenata da Roberto Mancini. Nell'anno solare, 4 vittorie su 4 nel girone di qualificazione a Euro 2020, 13 gol fatti e uno subito contro Finlandia, Liechtenstein, Grecia e Bosnia. La fiducia intorno agli Azzurri, però, va oltre i numeri: il ct ha deciso di puntare su un blocco consolidato, composto nella stessa misura da giovani e senatori, su cui è stato ritagliato un sistema di gioco che tenta di esaltare la qualità dei singoli attraverso il palleggio. Un'identità nuova e fresca per il nostro calcio, che ha migliorato da subito i risultati e l'autostima della squadra. È una percezione condivisa anche all'estero, all'indomani del 3-0 in casa della Grecia World Soccer ha scelto parole impegnative per raccontare l'Italia di Mancini: «Nell'arco di un anno, il nuovo ct ha fatto progressi prodigiosi. Ha ricostruito l'Italia, infondendo un nuovo entusiasmo in una squadra che, nella sua migliore tradizione, entra in campo esclusivamente per vincere. Oggi l'Italia entra in campo per vincere e dominare, per giocare bene». È la strada migliore per mettersi alle spalle anni decisamente negativi, la sensazione è che ci siano le basi giuste, proprio per quanto riguarda qualità e quantità di giocatori di talento, per colmare il gap con le altre Nazionali.

Proprio in relazione a questo aspetto, il percorso delle Nazionali Under 20 e 21 sono una conferma importante. L'Europeo casalingo della squadra di Di Biagio non è andato benissimo, ma oltre la delusione dell'eliminazione al primo turno restano la vittoria iniziale con la Spagna campione e la sensazione di una forza almeno uguale alle migliori squadre del torneo. Se non superiore. Proprio il match contro la Rojita ha mostrato un'Italia pienamente in grado di giocare a tu per un grande avversario, di dominarlo per lunghi tratti della partita.

Cristiana Girelli esulta dopo la rete realizzata contro la Giamaica. Girelli gioca nella Juventus dal 2018, con 7 scudetti vinti è una delle giocatrici italiane più vincenti in attività (Franck Fife FIFE/AFP/Getty Images)

La sfida successiva contro la Polonia ha pregiudicato il cammino verso le semifinali e influenzato inevitabilmente il giudizio sui risultati della squadra, ma non sul futuro di un gruppo che ha già assaggiato con successo la Nazionale maggiore – Barella, Chiesa, Kean – e sarà il pilastro del prossimo ciclo dell'Under 21, affidato al nuovo ct Paolo Nicolato – lo stesso Kean è ancora eleggibile, ma la nuova Italia sarà la squadra di Luca Pellegrini, Tonali, Bastoni, Pinamonti. Proprio Nicolato ha portato a termine un'altra piccola impresa: la sua Under 20 ha sfiorato di nuovo la finale mondiale di categoria, al termine di un torneo entusiasmante è stata eliminata dall'Ucraina in circostanza quantomeno controverse. Plizzari, Scamacca e Frattesi, oltre ovviamente a Pinamonti e Pellegrini, sono stati i giocatori-simbolo di una squadra che ha mostrato un'identità precisa, fondata sulla flessibilità, sulla capacità di interpretare il gioco con tante variabili diverse.

In attesa dell'Europeo Under 19 – che si disputerà in Armenia dal 14 al 27 luglio –, e considerando anche il secondo posto all'Europeo Under 17 – l'Italia di Carmine Nunziata è stata battuta in finale dall'Olanda, però ha raggiunto la qualificazione al Mondiale di categoria –, il bilancio azzurro di questa prima metà del 2019 è da considerarsi assolutamente positivo. Il futuro dell'Italia calcistica sembra poggiare su basi solide, sul talento cristallino di una nuova generazione di calciatori e calciatrici che hanno trovato il miglior contesto per esprimersi, per crescere.


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