Serie A

Tre cose sulla seconda giornata di Serie A

La superiorità della Juve, l'impatto di Sensi, la forza offensiva del Toro.

La Juventus è ancora superiore al Napoli

Per circa 65 minuti, ovvero fino al gol di Manolas, Juventus-Napoli non è stata una partita ad armi pari. I bianconeri di Sarri sono sembrati più forti, più equilibrati, più aggressivi, mentre la squadra di Ancelotti ha mostrato evidenti limiti difensivi e anche di personalità. Il 3-0 certificato dalle reti di Danilo, Higuaín e Cristiano Ronaldo era un risultato enorme ma giusto, meritato anche nelle proporzioni. Poi, però, la notte di Torino è svoltata in un attimo, mostrando come il livello delle due squadre sia differente, sì, ma non così tanto: il Napoli ha saputo risistemarsi e ritrovarsi, ha sfruttato il calo fisico della Juventus e ha segnato 3 gol allo Stadium – un'impresa che mai compiuta dagli azzurri fin dall'apertura dell'Allianz Stadium, nel 2011, e che negli ultimi 8 anni è riuscita solo a Inter (2012/13), Real Madrid (Champions League 17/18) e Parma (18/19). L'autogol di Koulibaly ha reso giustizia a ciò che si è visto in campo fino a un certo punto, ma anche per questo il match di sabato va pesato per quel che è stato, ovvero uno scontro diretto alla seconda giornata, una sfida tra due squadre ancora in costruzione. La sensazione, però, è che i margini di crescita più ampi appartengano agli uomini di Sarri, perfetta nella gestione di tutte le fasi di gioco fin quando c'è stata energia a sufficienza. I bianconeri sono ancora superiori al Napoli – e quindi alla totalità delle squadre di Serie A –, devono solo capire fin quando e fin dove possono spingere secondo le indicazioni e i desideri di un allenatore che vuole dominare le partite, non solo vincerle. Dall'altra parte, Ancelotti ha mostrato – anche in una serata negativa – di avere un grande potenziale offensivo, e che un equilibrio maggiore da (ri)trovare col tempo, attraverso la crescita di condizione di alcuni uomini chiave (Koulibaly e Allan su tutti), può portare il Napoli a essere molto competitivo. Non a livello della Juve, forse, ma neanche troppo lontano.

Gli highlights di Juventus-Napoli 4-3

Sensi si è preso l'Inter, e non ce l'aspettavamo

Di tutti gli acquisti completati dall'Inter nella finestra estiva, quello di Stefano Sensi non è stato il più reclamizzato. C'è stato da acclamare Romelu Lukaku, poi è stato preso Sánchez a fine agosto; persino a centrocampo, nello stesso reparto dell'ex Sassuolo, è arrivato Nicolò Barella, un calciatore che ha generato maggiore attesa, per una questione di forza percepita e investimento economico. Invece l'uomo copertina della nuova squadra di Conte è proprio lui, Stefano Sensi, che si è scoperto calciatore di impatto, centrocampista che influenza il gioco della propria squadra e cambia i connotati alle partite, ai risultati. Dopo il gol al Lecce, è arrivato il rigore decisivo procurato a Cagliari, due eventi centrali all'interno di due partite vissute da assoluto protagonista: ieri sera la 24enne mezzala marchigiana ha giocato 87 volte il pallone (appena 2 in meno di Brozovic), ha indovinato 9 lanci lunghi su 14 tentati, ha messo a segno 5 cross e colpito la traversa su calcio di punizione. Nel cuore del centrocampo, l'Inter sembra aver trovato l'elemento che serviva per cucire e orchestrare e finalizzare la manovra offensiva, accanto a un Brozovic sempre più dominante e in attesa che anche Barella riesca a inserirsi nel modulo di Conte. Probabilmente, nessuno si aspettava che Sensi si imponesse con questa forza, fin da subito, in una squadra ambiziosa come l'Inter. Invece è avvenuto, sta avvenendo, ed è una buona notizia per i nerazzurri ma anche per tutto il calcio italiano, che di qui a poco potrebbe aggiungere un altro centrocampista giovane e di alta qualità a un reparto che può già contare su Verratti, Jorginho, Barella, Pellegrini, Zaniolo.

Un bel modo per procurarsi un calcio di rigore

Il Toro non è solo (o non più) una macchina per evitare gol

Del terzetto di testa formatosi dopo le prime due giornate di Serie A fa parte anche il Torino, di certo la formazione meno attesa del gruppo che comprende anche Inter e Juventus. La vittoria in rimonta contro l’Atalanta, dopo l’esordio vincente contro il Sassuolo, lascia a Mazzarri la consapevolezza di avere una squadra che è molto di più di un riuscito meccanismo difensivo – che, per la verità, ha lasciato qualche perplessità in questo inizio di stagione, ma questo si sta rivelando un trend piuttosto diffuso tra le squadre di Serie A. Pur affidandosi a schemi di gioco semplici e riconoscibili, il Toro sta dimostrando una capacità non comune di svoltare le partite a proprio favore, anche nei momenti che appaiono più critici: contro un’Atalanta lanciatissima, guidata da uno straordinario Zapata, i granata non hanno mai dato l’impressione di stare per affondare, anche dopo l’uno-due micidiale del colombiano. Certo, si potrebbe avanzare che il Toro è più avanti di preparazione per il precoce impegno dei preliminari di Europa League, che il pur sfortunato doppio incrocio con il Wolverhampton ha messo ritmo e minuti nelle gambe dei giocatori, garantendo più benzina degli avversari; ma per rimontare la stessa Atalanta capace di un ribaltone mostruoso appena sette giorni fa, sul campo della Spal, non serve solo un’adeguata forma fisica, ma anche testa, ovviamente, e la capacità di attingere alle risorse più disparate. Che siano calci piazzati – Toro due volte in gol in questo modo al Tardini, per l’occasione casa dell’Atalanta – o con una bella combinazione Meite-Berenguer.

La rimonta del Toro contro l'Atalanta

 

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