Jamie Vardy non si è ancora fermato

Dopo l'impresa del 2016, ha continuato a fare gol e a migliorare.
di Redazione Undici 03 Settembre 2019 alle 10:50

Il nuovo Leicester è una delle squadre più interessanti da seguire in Premier League. Lo era appena dopo la fine del calciomercato, poi sono arrivate le prime partite e le sensazioni positive sono state confermate: due vittorie e due pareggi, di cui uno in casa del Chelsea, ma soprattutto un sistema di gioco godibile eppure efficace, come nella tradizione di Brendan Rodgers – nelle stagioni “positive”, ad esempio la sua prima al Liverpool, il manager nordirlandese è uno dei più tecnici inglesi più avanzati e visionari. Il Leicester ha una rosa mista, da una parte ci sono tanti giocatori giovani e talentuosi (Tielemans, Praet, Maddison, Ndidi), dall’altra ci sono i reduci dell’impresa del 2016 (Schmeichel, Albrighton, Fuchs). E poi c’è il leader della squadra, dal punto di vista tecnico ed emotivo: Jamie Vardy, che ha resistito al tempo, che non si è mai fermato. Anzi, l’uomo simbolo del titolo vinto con Ranieri in panchina ha saputo adattarsi a nuovi contesti, pur senza smarrire le peculiarità del suo gioco.

Nel video sotto, c’è il primo dei due gol realizzati dal 32enne centravanti inglese al Bournemouth, nel 3-1 dell’ultimo turno. È un perfetto gol alla Vardy nella preparazione, ma va ben oltre nella conclusione, un sontuoso pallonetto d’esterno destro, di prima intenzione. Nell’immaginario collettivo, Vardy è una punta dalla tecnica elementare se non basica, uno che corre tantissimo e quindi attacca benissimo l’area di rigore in verticale, in velocità, però poi non ha una gran sensibilità di tocco, un tipico english forward che si esalta in contropiede. Come si vede in questi pochi secondi, la realtà è molto diversa, è decisamente più sfumata: con questo gol, ma anche con le cifre degli ultimi anni (24, 13, 18 e 20 reti in Premier League dal 2015/16 in poi), Vardy ha dimostrato di essere un attaccante efficace ai massimi livelli, quindi necessariamente completo. Chi si aspettava il rientro nei ranghi dopo l’exploit del 2016 ha dovuto ricredersi, perché i miglioramenti del 32enne di Sheffield sono stati continui, enormi. E definitivi. L’hanno portato ad andare oltre una stagione irripetibile che poi alla fine è stata ripetuta e ripetuta ancora; l’hanno portato fino ai Mondiali di Russia, seppur non da titolare come a Euro 2016; l’hanno portato a tenere una media-gol mostruosa con Rodgers in panchina, 14 partite giocate con 14 gol segnati e 2 assist serviti dall’arrivo dell’allenatore ex Celtic.

Il suo gioco, per forza di cose, non è cambiato così tanto rispetto agli anni di Ranieri, ma si è rivelato comunque perfetto per finalizzare una manovra offensiva più ricercata, più sofisticata, com’è nello stile di Rodgers. Lo stesso manager ha elogiato Vardy per questa sua adattabilità a diverse filosofie di gioco, ma anche per il suo leaderismo e la sua etica del lavoro: «Ho sempre detto che Vardy può essere ingiocabile in alcune partite, che può fare la differenza anche in un torneo ultracompetitivo come la Premier League. Segna sempre, sa farlo in tutti i modi, e poi è un esempio per i suoi compagni, per l’esempio che dà in allenamento tutti i giorni e per la fame che dimostra di avere in ogni partita. È un sogno lavorare con lui».

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