Calcio Internazionale

Perché il Psg è una grande occasione per Mauro Icardi

Ed è un'operazione sensata anche per il club parigino.

Quella che sembrava la più grande occasione persa del calciomercato si è trasformata, nell’ultimo giorno disponibile, in una delle notizie più interessanti di tutta l’estate. L'addio di Mauro Icardi dall’Inter – indipendentemente dalla sua destinazione – era diventato prima di tutto una necessità. E soltanto nelle ultime ore del mercato si è rivelata, paradossalmente, la mossa che accontenta tutti: il club nerazzurro si libera di un giocatore che non voleva più, nonostante il suo valore sul mercato e sul campo; Icardi si allontana da una situazione, ambientale prima ancora che tecnica, che stava diventando tossica per la sua carriera; la società che lo acquista aggiunge alla sua rosa uno degli attaccanti più decisivi degli ultimi campionati di Serie A.

Il prestito al Paris Saint Germain si è rivelato, anche se proprio alla fine, l’unica soluzione possibile. Per una legge di mercato, quindi per l’incontro tra domanda e offerta, ma non solo. Per Icardi era un’opportunità irrinunciabile dopo sette mesi di (quasi) inattività, un periodo lunghissimo in cui aveva fatto parlare di sé soltanto per questioni che non riguardavano il campo. Quindi un’occasione da cogliere al volo, perché per l’argentino l’upgrade è evidente: il Psg è la squadra più forte in cui abbia mai giocato, un club che gli mette a disposizione una rosa di altissimo livello in valore assoluto, una squadra con cui iniziare a costruire una storia di successi. Magari con dei trofei, i primi della sua carriera.

Mauro Icardi ha chiuso la sua avventura all'Inter con 124 gol segnati in 219 partite ufficiali (Marco Bertorello/AFP/Getty Images)

L’unico fattore che avrebbe potuto far dubitare Icardi del trasferimento in Francia poteva essere la presenza di un altro centravanti come Cavani. L’uruguaiano è un giocatore di maggiore esperienza, con i gradi del veterano da esercitare nello spogliatoio e con gli avversari. Ma è vero anche che l’ex Napoli ha sei anni più di Icardi e un contratto in scadenza alla fine di questa stagione. Quindi Parigi, per l’ex capitano dell’Inter, potrebbe essere anche un trasferimento con una prospettiva sul futuro. Anche se dovesse partire dietro nelle gerarchie (ma verosimilmente andrà subito in campo, gli infortuni contemporanei di Neymar, Mbappé e dello stesso Cavani gli offrono la chance di conquistarsi fin da ora un posto da titolare), questo potrebbe essere un anno di transizione in vista del 2020, quando diventerà il principale attaccante di una delle migliori squadre del continente, entrando nel prime fisico e tecnico della sua carriera. Insomma, nella peggiore delle ipotesi, la scelta potrebbe iniziare a pagare dividendi dalla prossima stagione.

Ma a Parigi, Icardi dovrebbe trovare subito le condizioni adatte per portare a termine l’ultimo step della sua carriera, quello che lo porta nella élite della sua generazione. È un discorso di status, del club e del giocatore, ma anche tattico, di campo: Icardi potrebbe essere il nove perfetto nella squadra di Di Maria, di Verratti, di Mbappé. E di Neymar, soprattutto. Al fianco di ottimi palleggiatori e di rifinitori di livello superiore, Icardi potrebbe potenziarsi ed esaltarsi come centravanti puro che ha segnato oltre 120 gol in Serie A, pur giocando in una squadra diversa rispetto a quella in cui è appena arrivato, che domina tecnicamente ed emotivamente tutte le avversarie del campionato. Il Paris Saint Germain offre all’ex Inter soprattutto la possibilità di essere se stesso: annulla la necessità dell’aggiornamento nel suo gioco, l’onere di aggiungere quella dimensione da attaccante associativo che solo nelle ultime partite in nerazzurro aveva iniziato a far vedere. Un cambiamento che servirebbe, sempre e comunque, per diventare un centravanti moderno a tutti gli effetti, spendibile in tutti i contesti, però la squadra di Tuchel avrà bisogno soprattutto dell’essenza di Icardi, del suo archè, quella capacità innata di dominare l’area di rigore indipendentemente dall’avversario, dal contesto tattico, dal momento.

L’avvicinamento tra l’argentino e il Psg a un certo punto sembrava così naturale che è diventato la soluzione più ovvia. Un’equazione semplificata ulteriormente dal comune denominatore della Champions League. Se Icardi ci è arrivato fin troppo tardi per un giocatore del suo livello – ha partecipato a una sola edizione, l’ultima, fermandosi ai gironi –, il Paris Saint Germain è la squadra che più di tutte ha bisogno di un’affermazione in campo internazionale per legittimarsi, per giustificare il suo status di top club del calcio continentale. E non c’è dubbio che Icardi, il miglior Icardi possibile, quello che dimostra di aver assorbito mentalmente e fisicamente le ultime vicende extracampo, avvicini la squadra che ha Neymar e Mbappé alla Champions League. O almeno al traguardo mai raggiunto delle semifinali.

Ha indossato la fascia di capitano dei nerazzurri a partire dalla stagione 2015/16, fino allo scorso febbraio (Vincenzo Pinto/AFP/Getty Images)

Per i parigini, l’acquisto di Icardi era un’occasione imperdibile. Per gli stessi motivi: i numeri del mercato dicono che 70 milioni per un centravanti del livello di Icardi potrebbero essere un affare; e poi perché l'argentino va a coprire proprio uno dei punti deboli della squadra nella scorsa stagione: in assenza di Cavani trovare qualcuno che prendesse i compiti del centravanti mantenendo gli standard di rendimento richiesti da Tuchel era un'utopia. In alcune partite Mbappé ha giocato da nove, ma con attribuzini diverse. Mentre Choupo-Moting e il giovanissimo Moussa Diaby (attaccante dell’Under 20 francese, passato al Bayer Leverkusen) non sono riusciti a garantire il livello cercato da Tuchel. Con l’arrivo di Icardi, salvo imprevisti, in quel ruolo dovrebbe esserci sempre uno dei migliori interpreti possibili.

L’acquisto dell’attaccante argentino, anche per il peso in prospettiva futura, è infatti il simbolo di una programmazione che ha per protagonista Leonardo. Non è un caso che il club più emotivo e umorale sul mercato – pareggiato forse soltanto dal Real Madrid – abbia fatto una scelta così razionale proprio nell’estate in cui ha annunciato il ritorno del direttore sportivo ex Milan, cioè una figura nominata ad hoc per programmare, per costruire la squadra di oggi e di domani allo stesso tempo. Una figura sempre più necessaria per le società, a maggior ragione per il club che negli ultimi anni ha faticato più di tutti a capire chi era e chi voleva essere.

Una sola partecipazione alla Champions League per Icardi nel suo periodo all'Inter: 6 presenze, 4 gol realizzati (Emilio Andreoli/Getty Images)

In questa sessione di mercato il Psg ha contenuto le spese, provando ad acquistare solo dove necessario. Sono arrivati prima i centrocampisti Idrissa Gueye (dall’Everton, per 30 milioni di euro) e Ander Herrera (a parametro zero), poi il difensore Abdou Diallo dal Borussia Dortmund (poco più di 30 milioni) e il trequartista Pablo Sarabia (circa 18 milioni). Poi in chiusura di mercato Keylor Navas – acquisto meno “mediatico” rispetto agli altri, ma oggi il Psg ha il miglior portiere della sua storia recente, e ha migliorato uno slot che gli ha causato diversi problemi negli ultimi anni – e proprio Icardi.

Quest’ultima operazione potrebbe essere letta anche come la volontà di lanciare un messaggio, di concludere un affare di pura immagine per coprire un mercato senza squilli e un’estate parigina che altrimenti sarebbe ricordata solo per i capricci di Neymar. Ma un’altra chiave di lettura inquadra il trasferimento di Icardi in un disegno decisamente più razionale, quello di una squadra costruita con criterio, e pensata per adattarsi alle idee del suo tecnico. Una squadra che non dovrà limitarsi a vincere in patria quest’anno, ma sarà obbligata a giocarsi il titolo di migliore d’Europa nelle prossime stagioni.

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