Tre cose sulla quinta giornata di Serie A

Il dominio sterile del Napoli, gli errori della Roma, l'importanza di Handanovic.

Il Napoli ha dominato, ma non ha meritato di battere il Cagliari

Le statistiche di Napoli-Cagliari sono impressionanti: secondo Whoscored, la squadra di Ancelotti ha tentato 30 volte la conclusione, contro le cinque degli uomini di Maran. Solo che però i giocatori azzurri hanno centrato solo per cinque volte lo specchio di porta difeso da Olsen. È lecito parlare una serata storta, perché il Napoli ha ancora il miglior attacco della Serie A (13 reti realizzate), ma è anche un campanello d’allarme per Ancelotti: per tutto il primo tempo la sua squadra non è stata in grado di costruire occasioni nitide, pulite, solo Insigne è riuscito a impegnare Olsen dall’interno dell’area nei primi 45′ di gioco. Nella ripresa la pressione è aumentata e le occasioni sono fioccate, sono entrati anche Llorente e Milik per offrire nuovi sbocchi alla manovra d’attacco, ma poi sono subentrate ansia e frenesia, nemiche della razionalità calcistica – e non solo calcistica. Alla fine, è giusto dire che il Napoli ha dominato la partita, ma non è riuscito a concretizzare la sua superiorità. Quindi non ha meritato di vincere, una sottile differenza rispetto al significato del suo stesso dominio. Il gol di Castro nel finale è stata la manifestazione dell’imponderabile, perché a sua volta la squadra di Maran ha offerto una prova ordinata e concreta, ma non certo brillante in fase offensiva. Lo 0-1 premia eccessivamente il Cagliari, certo, ma soprattutto toglie al Napoli alcune delle certezza costruite in questo avvio di stagione, oltre a tre punti che pesano già tanto nel distacco da Juventus (4 lunghezze) e Inter (6 lunghezze).

 

L’importanza di Handanovic per l’Inter

Quattro parate, tutte decisive. Più il 100% di passaggi riusciti. In occasione di Inter-Lazio, Samir Handanovic ha dato tutto quello che gli si poteva chiedere, e anche di più. Perché gli uomini di Inzaghi hanno costruito diverse occasioni importanti, nonostante la forza della squadra di Conte in fase di non possesso (un solo gol subito nelle prime cinque partite di campionato). Solo che poi è comparso il portiere sloveno, “estremo difensore” nell’accezione più profonda: quando Correa e Bastos, tra gli altri, sono riusciti a tentare una conclusione da posizione favorevole, ecco che Handanovic ha mostrato quale può essere il suo impatto nell’economia del rendimento e dei risultati dell’Inter. È la forza dei grandi portieri: rimanere sempre concentrati, attenti, efficaci, anche quando i compagni di reparto sono fortissimi (come nel caso di de Vrij, Godin e Skriniar) e allora si sa che concederanno poco. Oltre a questo aspetto, ovviamente fondamentale, va sottolineato il dato dei passaggi che abbiamo evidenziato all’inizio: il gioco e l’equilibrio di Conte iniziano con la costruzione arretrata, dagli appoggi del portiere, il miglioramento di Handanovic palla al piede – un processo iniziato già durante l’era-Spalletti, in verità – lo rende ancora più determinante per la sua squadra.

Lo splendido intervento di Handanovic sulla conclusione di Correa

Gli errori individuali hanno complicato l’avvio della Roma

Riavvolgiamo velocemente il nastro delle partite non vinte dalla Roma in questa stagione: Roma-Genoa, Lazio-Roma, Roma-Atalanta. Tutte sono state decise da errori individuali evidenti: la pessima marcatura di Juan Jesus su Romero contro i rossoblu (più rigore causato ancora dal centrale brasiliano), Kolarov che perde palla nel derby, il passaggio sbagliato di Veretout e l’uscita a vuoto di Pau López nella sfida di ieri contro la squadra di Gasperini. Oltre le difficoltà di avviare un nuovo progetto, Paulo Fonseca ha dovuto far fronte anche a situazioni episodiche che sono costate dei punti. E che si sono rivelati fatali contro una squadra dai valori alti come l’Atalanta, che all’Olimpico ha meritato la vittoria al di là delle difficoltà della Roma. Il progetto del tecnico portoghese è molto ambizioso, perciò richiede enorme concentrazione e applicazione da parte dei giocatori. Non che altri allenatori chiedano meno intensità, semplicemente la Roma sta vivendo una fase di transizione verso un gioco diverso, più offensivo e rischioso, quindi inevitabilmente più esposto in caso di errore. I lampi mostrati contro Sassuolo e Bologna, ma anche in Europa League, hanno suggerito che Fonseca ha delle idee potenzialmente efficaci e anche esteticamente godibile. Perciò l’equilibrio tattico della squadra giallorossa, quindi anche quello dei risultati, passa dal miglioramento del sistema, ma anche da quello degli uomini all’interno del sistema.

Il gol di Zapata nasce da un’apertura sbagliata di Veretout