Serie A

Tre temi sulla settima giornata di Serie A

I significati di Inter-Juventus, i rischi per gli allenatori in Genoa-Milan.

L'occasione dell'Inter

In questa prima parte di stagione, pochi match sono stati attesi come quello di domenica sera tra Inter e Juventus. Certo, a fine agosto c'è stata Juventus-Napoli: ma appunto era fine agosto, l'impegno era arrivato troppo in anticipo sul calendario e la classifica era ancora in stato embrionale – e forse anche in virtù di tutto questo ne è venuta fuori una gara scoppiettante, non prigioniera di tatticismi e prudenze. Anche ora, alla vigilia della settima giornata, la classifica non ha ancora niente di definito: se l'Inter battesse la Juventus andrebbe a +5, ma come pensare che un simile distacco, con sei mesi di Serie A ancora da disputare, possa essere decisivo o in qualche maniera indicativo del prosieguo del campionato? Piuttosto, l'attesa è tutta sul capire che reale differenza ci sia tra le due squadre, ed è un'attesa calibrata sull'Inter, che vuole diventare la grande pretendente al trono che da otto anni è dei bianconeri. La partita contro il Barcellona in settimana è stata per i nerazzurri un momento importante della loro crescita: affrontare una delle squadre più forti d'Europa per testare il livello di competitività. Al di là del risultato, indirizzato dallo show di Suárez più che da una reale superiorità dei blaugrana, l'Inter ha mostrato tutti gli ingredienti giusti per essere al top e rimanerci: qualità nel palleggio, organizzazione di gioco, fantastica occupazione degli spazi – il lavoro di Conte si vede già in maniera molto nitida. Contro la Juventus, perciò, servirebbe replicare tutto questo, e vedere poi come va a finire: arrivare alla sosta da primi in classifica, e con la consapevolezza giusta, potrebbe essere determinante nell'immediato futuro nerazzurro.

 

Un esame per la Juventus dominante

Napoli, Fiorentina, Atlético Madrid: le (uniche) tre partite in questo inizio di stagione in cui la Juventus non è sembrata in grado di autodeterminarsi, nel senso di decidere come e quando indirizzare il risultato, ma anche il ritmo di gioco. Del resto la missione di Sarri era proprio questa, è proprio questa: dare ai bianconeri degli strumenti diversi, nuovi, con cui controllare le partite. Le sfide contro squadre di buon/ottimo livello e/o molto fisiche hanno mostrato come il percorso dei bianconeri sia molto promettente eppure ancora all'inizio, i risultati sono stati in ogni caso positivi ma la sensazione è che il dominio tecnico ed emotivo sul gioco possa essere più marcato. Ecco perché la sfida di San Siro è un esame: Sarri sta cercando la formula giusta, le ultime scelte sembrano andare nella direzione del sistema con due punte e un trequartista, e quindi un'Inter già piena di certezze tattiche rappresenta un avversario difficile. Poi c'è il discorso sull'intensità di gioco: Conte ha già costruito una squadra in grado di correre molto, di imporre un certo contesto atletico, proprio l'aspetto che la Juventus ha sofferto di più – contro la Fiorentina, per esempio. Era estate e faceva molto caldo, le cose sono cambiate e la Juventus è cresciuta. Ma l'Inter è anche più forte della squadra viola, vive di entusiasmo dopo le sei vittorie iniziali e i significati storici incrociati (la prima di Conte contro la squadra della vita, per esempio) potrebbero caricarla ulteriormente. Insomma, San Siro segnerà una svolta nella stagione della Juventus, per la prima parte dell'avventura di Sarri in bianconero. Il risultato di domenica sera avrà un impatto inevitabile, nel bene e nel male, sulla squadra campione d'Italia. Sarà interessante, e divertente, capire di che tipo di impatto si tratta, positivo o negativo.

L'ultimo scontro diretto a San Siro è finito 1-1

La notte della verità per Genoa e Milan

Sarebbe stato difficile immaginare un inizio più difficile per il Milan di Giampaolo, atteso dal match in trasferta contro il Genoa. Un altro incrocio del destino per il tecnico rossonero, che proprio al Ferraris, dal lato della Sampdoria, ha (ri)costruito la sua carriera, guadagnandosi la chance ad alta quota con il Milan. Una chance che finora non è stata sfruttata a fondo, e non è solo una questione di risultati deludenti: Giampaolo è arrivato al Milan con il compito di dare un'identità riconoscibile alla squadra, di avviare un progetto fondato su un gioco ricercato, ambizioso. Questo miglioramento non si è (ancora) visto, il Milan visto contro la Fiorentina – e in altre partite della stagione – è parso privo di meccanismi efficaci e il suo gioco non è stato neanche lontanamente godibile, soprattutto in fase offensiva. Insomma, Giampaolo doveva fare una rivoluzione culturale e invece il Milan è ancora fermo, cristallizzato su sé stesso. Più o meno la stessa situazione del Genoa e di Andreazzoli, ovviamente su scala diversa: il tecnico ex Empoli si era fatto apprezzare per il suo gioco di qualità nonostante la retrocessione dell'Empoli, Preziosi e i suoi collaboratori gli hanno affidato le chiavi di una rosa molto rinnovata, viene da dire come al solito, ma l'idea era di avviare un nuovo ciclo partendo da zero, anzi basando il tutto proprio da questo calcio sofisticato. Come per Giampaolo, sono mancati i risultati ma anche e soprattutto le prestazioni, il Genoa è reduce da un pareggio e tre sconfitte nelle ultime quattro partite, e non ha convinto praticamente mai dal punto di vista del gioco. La sfida di domani sera sarà una notte della verità, metterà di fronte due squadre e due tecnici che sembrano avere già l'acqua alla gola, si parla di rischio esonero per entrambi, è inevitabile quando i progetti non decollano, quando iniziano a deludere sotto ogni punto di vista.

Nelle prime sei partite sulla panchina del Milan, Marco Giampaolo ha accumulato sei punti: due vittorie e quattro sconfitte, con quattro gol fatti e otto subiti (Alessandro Sabattini/Getty Images)

{