Serie A

Hirving Lozano sta aprendo nuovi orizzonti

In campo, ma anche fuori: c'entra l'America, e quello che lui rappresenta.

Dodici secondi. Per entrare nella storia del calcio messicano e guadagnarsi, sia pure solo per un giorno, la copertina del calcio mondiale. La Germania campione esordisce ai Mondiali contro il Messico. A commentare la partita, per la tv messicana, c'è Carlo Ancelotti, da poco diventato allenatore del Napoli. Intorno al minuto 35, un'incursione della Germania viene fermata quasi al limite dell'area del Messico che è rapido nel far ripartire l'azione. Al momento del primo tocco della ripartenza messicana, Lozano è il quarto calciatore più arretrato della sua squadra. Inverte la marcia e riparte sulla fascia sinistra. Impiegherà, appunto, dodici secondi a spedire quella palla in rete. Un'azione di contropiede da manuale. Sontuoso uno-due proposto dal Chicharito che si invola verso la porta fronteggiato da Boateng, palla a Lozano che arriva come una freccia, dribbling a rientrare su Özil e pallone rasoterra sul primo palo alla destra di un certo Neuer. C'è molto, se non tutto, di Lozano in quest'azione.

Dodici secondi. Ancelotti quasi non crede ai propri occhi. Primo allievo di Arrigo Sacchi, nel tempo il tecnico emiliano ha abbandonato il rigore dell'ideologia e, pur senza mai rinunciare alla sua idea di calcio propositivo, è tra i pochi oggi a non vergognarsi della parola contropiede. Può permetterselo. Col tempo, Ancelotti ha sviluppato una visione inclusiva del pallone. Sempre imperniata sul buon senso. E, dettaglio affatto trascurabile, sull'innovazione. Con il suo staff – composto, tra gli altri, dal figlio Davide e dal preparatore atletico Francesco Mauri – sono sempre molto attenti alla lettura dei dati scientifici. E sono giunti alla conclusione che la differenza oggi la fanno quei calciatori in grado di produrre il più alto numero di scatti ad altissima intensità, più strappi nel corso di una partita, di creare superiorità numerica. Il modello è Salah. Non conta quanto si corre, ma come si corre.

E un calciatore che in dodici secondi parte dalla propria area di rigore fino a quella avversaria, dribbla e segna uno tra i gol più importanti della propria Nazionale, non poteva passare inosservato agli occhi di Ancelotti. Che, un anno dopo, lo ha accolto nel suo Napoli. Il Napoli è una squadra letale quando recupera palla nella metà campo avversaria. Marco Garces, che ha seguito Lozano sin da piccolo nel Pachuca, ha detto di lui: «Sembra ancora leggero, ma è molto forte fisicamente. Se lo vedi senza maglietta, è puro muscolo. Il suo grasso corporeo è al di sotto del 6% e la muscolatura al di sopra del 50%. Caratteristiche che contribuiscono alla sua velocità e alla sua aggressività».

Senza scomodare paragoni irriverenti, arriva in un campionato importante dopo un apprendistato europeo in Olanda: nello stesso Psv che svezzò fuoriclasse come Romario e Ronaldo.È soprannominato Chucky per la inquietante somiglianza del suo sorriso al ghigno della bambola assassina, e anche perché quel sorriso lo sfoderava a ogni scherzo che faceva ai compagni. Lozano non era un ragazzino facile, difficile tenerlo a bada. Insofferente all'autorità, sempre pronto a scattare. Al Psv, nella prima stagione, oltre che per i 17 gol, si è messo in luce anche per il suo caratterino: è stato espulso due volte, sempre per fallo di reazione. Ed è un calciatore che non si arrende mai. Molto grintoso in campo.

I dodici secondi di Lozano

Hirving Lozano è un acquisto che può essere declinato in più modi. È il più costoso della storia del Napoli: 40 milioni di euro. Più di Gonzalo Higuaín. Sono anche trascorsi sei anni, è vero: i prezzi medi del mercato sono aumentati. Ma resta un primato. È il primo messicano della storia del club. Il sesto della Serie A. Fin qui, gli altri cinque non hanno avuto granché successo: Pedro Pineda, Miguel Layun, Héctor Moreno, Carlos Salcedo e Rafael Márquez. Nessuno, tranne Márquez che però arrivò in Italia a carriera ormai finita, rappresenta per il Messico quel che rappresenta Lozano.

L'affare Lozano è anche una chiave d'accesso per nuovi mercati. Ovviamente non è un'operazione alla Kazu Miura, il primo calciatore giapponese in Italia, la cui esperienza calcistica con la maglia del Genoa nella stagione 94-95 fu decisamente trascurabile. Ma non c'è nulla di scandaloso nel far notare che è un'operazione che va letta da più angolazioni. Il calcio messicano e i suoi protagonisti sono molto seguiti non solo in patria ma anche negli Stati Uniti. Un bacino d'utenza, televisivo ma non solo, di circa 150 milioni di persone. Il trasferimento di Lozano a Napoli è stato seguito con molta attenzione dei media messicani. I bambini indossano la sua maglietta e anche negli States seguono le sue gesta.

Con la Nazionale messicana, Lozano ha giocato 39 partite e segnato 10 gol (Dan Mullan/Getty Images)

È un'operazione in linea con la nuova strategia del Napoli che sta progressivamente ampliando i propri orizzonti. Quest'estate, per la prima volta, il club ha partecipato a una tournée estiva in America, con la doppia amichevole con il Barcellona. Lo scorso anno, fu la prima società di calcio ad aprire uno store su Amazon. Anche perché, se a Napoli la piazza è molto tiepida nonostante i risultati raggiunti nell'ultimo decennio, i tantissimi napoletani residenti fuori città, in Italia e all'estero – e sono la stragrande maggioranza –, seguono con diversa passione e anche con differente capacità di spesa la squadra del cuore. Lozano è al Napoli per creare superiorità numerica, in campo e fuori.

Dal numero 29 di Undici


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