La Scozia vuole vietare i colpi di testa in allenamento ai bambini sotto i dodici anni

Sarebbe il primo paese europeo a farlo.
di Redazione Undici 16 Gennaio 2020 alle 14:02

Dopo gli Stati Uniti nel 2015, la Scozia potrebbe essere il primo paese europeo a impedire i colpi di testa durante gli allenamenti di calcio per i bambini sotto i dodici anni. La scelta della Scottish Football Association fa riferimento a uno studio pubblicato in ottobre dall’Università di Glasgow (“L’influenza del calcio sulla lunghezza della vita e i rischi di demenza”) secondo cui gli ex calciatori professionisti sarebbero tre volte e mezzo più esposti a malattie degenerative al cervello. In particolare, come riportato nella conferenza dalla SFA, gli studi sui rischi della salute nello sport dell’Università di Glasgow hanno parlato di un alto rischio di demenza. In Olanda, già dal 2004, nelle giovanili i tesserati fino a 16 anni non possono colpire il pallone di testa né in allenamento né in partita.

Il pericolo di trauma cranico sarebbe dunque maggiore nei calciatori e la SFA vorrebbe proibire l’utilizzo dei colpi di testa nei bambini sotto i dodici anni; l’età di tredici, secondo lo studio dei ricercatori, sarebbe un livello biologico più sicuro per questo tipo di attività. Durante la conferenza, un portavoce della SFA ha dichiarato che «lo studio è stato condotto utilizzando cartelle cliniche di giocatori scozzesi, e dunque, l’organo di controllo nazionale di questo paese ha come ulteriore compito quello di adottare un approccio responsabile verso questa questione».

Uno dei casi più clamorosi in merito è quello che ha riguardato l’ex attaccante del West Bromwich Albion Jeff Astle, morto nel 2002, il cui decesso, spiegato dal coroner, è stato causato da un forte stress cerebrale dovuto in parte ai forti colpi di testa avuti durante l’attività da calciatore. La questione è molto sensibile in Scozia e al riguardo è intervenuto pure l’ex attaccante del Celtic John Hartson: «Sono molto contento che la SFA stia anticipando il resto del mondo del calcio e facendo qualcosa di serio per questo problema. Ci sono molti ex giocatori che hanno perso la vita o che soffrono a causa della demenza». Oltre a vari ex calciatori, alla conferenza stampa e a supportare il progetto della SFA ha partecipato pure il supervisore medico della nazionale scozzese, John MacLean.

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