Serie A

Tre cose sulla 22esima giornata di Serie A

Il dominio di Lukaku, i singoli della Juventus, il calo della Roma.

La forza di Lukaku (non solo quella fisica)

Secondo l'immaginario comune, Romelu Lukaku si esprime e si definisce attraverso la sua forza schiacciante. Non è una sensazione sbagliata, però è incompleta: il centravanti belga dell'Inter gioca su diversi piani, ce ne siamo accorti ieri sera a Udine, soprattutto quando ha segnato il gol del vantaggio dell'Inter al termine di un'azione di grande qualità. Lukaku si è mosso in maniera intelligente, ha allargato verso destra la difesa avversaria, a quel punto la sua posizione era perfetta per ricevere il passaggio tra le linee e per puntare l'avversario diretto in situazione favorevole, uno contro uno, occhi negli occhi, il pallone sul piede forte. Il tiro leggermente a girare, forse lento e basso però estremamente preciso, ha sorpreso Musso e ha permesso alla squadra di Conte di sbrogliare una partita che stava diventando intricata, considerando anche l'andamento non proprio brillante delle ultime settimane – l'Inter era reduce da tre pareggi consecutivi. Il rigore del raddoppio, conquistato da Sánchez (ottimo impatto del cileno sulla partita della Dacia Arena), ha suggellato l'ennesima prestazione da centravanti-dominatore, una figura che Lukaku interpreta alla perfezione: oltre all'efficacia sotto porta, l'ex Manchester United determina e ispira il modo di stare in campo della sua squadra, guida la risalita del campo, duetta con tutti i suoi partner (ieri è toccato a Esposito e poi a Sánchez), condizionando positivamente il loro rendimento. Per fare tutto questo, c'è bisogno di un attaccante forte fisicamente, ma anche di un elemento tecnicamente valido, mentalmente predisposto all'interazione con i compagni, capace di governare e interpretare il gioco. Lukaku è tutto questo, un calciatore completo.

La Juve vince con i singoli, la Fiorentina è sulla strada giusta 

Juventus-Fiorentina ci ha detto che la squadra di Iachini ha dimostrato pragmatismo e organizzazione, infatti ha messo in difficoltà il 4-3-3 di Sarri e i bianconeri. Alla fine, però, la forza dei singoli bianconeri ha fatto la differenza, e in particolare è stata applaudita la prova di de Ligt, che ha marcato molto bene Federico Chiesa e ha offerto una prestazione con sbavature minime – peraltro condita, nel finale, dal suo secondo gol in Italia. Oltre al record di Cristiano Ronaldo (a segno per nove gare consecutive, ieri i suoi due gol sono arrivati dal dischetto, dopo altrettante On Field Review dell'arbitro Pasqua), la Juve ha trovato un risultato che ha risposto al marasma di critiche suscitato dal 2-1 subito a Napoli, anche se la brillantezza che tifosi e media si aspettano dalla squadra di Sarri non si è vista nemmeno ieri se non a sprazzi. I bianconeri hanno trovato giocate interessanti soprattutto con Douglas Costa, essenziale nel trovare gli spazi nella difesa viola, ma, come molte volte in stagione, non ci sono stati tanti momenti di calcio esaltante nella prestazione dei bianconeri. Sarri ha sottolineato più volte il calo di rendimento della sua squadra nelle ultime partite, ma nel match di ieri ci sono stati comunque dei segnali incoraggianti: la condizione di Ronaldo e Dybala, la porta di Szczesny inviolata (in campionato non accadeva dal 4-0 al Cagliari del sei gennaio), le ottime prestazioni di de Ligt e Rabiot – il francese, in particolare, adesso pare finalmente in palla. Nella Fiorentina, Cutrone ha mostrato a tutti che ha tanta voglia di segnare e che con Chiesa sta nascendo una valida intesa, ma in generale la squadra di Iachini può compiacersi della sua prestazione nonostante il passivo di tre reti.

La Roma cerca idee, il Sassuolo ne ha tante, e sono molto precise 

Il Sassuolo in questa stagione ha alternato prestazioni sfibrate a risultati prestigiosi, e quello di sabato sera contro la Roma è uno di questi. La squadra di De Zerbi non ha dominato appieno la gara, ma ha meritato di vincerla, e lo ha fatto giocando a calcio a modo suo con una prestazione ricca di tutto quello che il gioco di De Zerbi può offrire: velocità, organizzazione, triangolazioni, reattività. Il 4-2 arriva contro una Roma che invece ha vinto solo due delle ultime sette gare, e che, infortuni gravi a parte (i giallorossi attualmente sono privi di Zaniolo, Diawara, Zappacosta e Mkhitaryan), ha smarrito lucidità nella gestione delle partite. A Reggio Emilia, gli uomini di Fonseca hanno iniziato bene, poi per mezz'ora nel secondo tempo hanno assaltato l'area di rigore dei neroverdi, ma appena il Sassuolo ha avuto il pallone fra i piedi, l'organizzazione tattica giallorossa è saltata. Fonseca non ha mai rinunciato a giocare il suo calcio − come non lo fa mai nemmeno il collega De Zerbi − ma la manovra è sembrata poco ritmica e, come nelle ultime uscite, ci sono stati dei gravi errori individuali in difesa. Santon in marcatura su Boga è stato forse l'errore più clamoroso dell'allenatore portoghese, e le giocate dei nuovi acquisti Villar e Perez non hanno aggiunto nulla al peso offensivo dei giallorossi. In questo 2020 manca sicuramente qualcosa alla Roma in termini tecnici, e anche psicologicamente (si è visto col Sassuolo) la squadra soffre un periodo di stanchezza e di mancanza di nuovi spunti sul piano del gioco.

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