Lifestyle

I vent'anni della Kombat di Kappa

La maglia che ha rivoluzionato design e tecnologia dei kit da gara.

Quando, nel 2000, la Nazionale italiana scese in campo con la nuova maglia griffata Kappa, una nuova era del calcio era iniziata. La Kombat, il modello studiato dal marchio torinese, avrebbe rivoluzionato per sempre la storia dei kit da gara – e chiuso per sempre con le maglie ampie che avevano caratterizzato gli anni Novanta. Vent’anni dopo, Kappa celebra il ventennale di quella rivoluzione con un allestimento al BasicVillage di Torino, che ripercorre la nascita e l’evoluzione della Kombat attraverso l’esposizione di divise originali, fotografie e testimonianze video.

Ma facciamo un passo indietro. Dopo aver chiuso il contratto di sponsorizzazione con la Nazionale italiana, Marco Boglione e i designer del centro Ricerca&Sviluppo Kappa si mettono al lavoro per ideare un prodotto completamente nuovo. Partendo da un’intuizione di Giampiero Boniperti, che da giocatore diceva: «Ogni volta che cerco di saltare non salto, perché qualcuno trattiene la casacca, l’arbitro non lo vede e io non faccio gol». Con il supporto del brand manager Emanuele Ostini, Boglione trova la risposta giusta nelle nuove tecnologie – ovvero filati, elastomeri e macchine di nuova concezione. «Noi al giocatore che è in area dobbiamo dare sessanta centimetri in più, sia che salti, sia che scappi in avanti. Con sessanta centimetri in più, chissà quanti gol in più fanno».

Così nasce la Kombat, la prima maglia da calcio al mondo con “stop stopping”, sistema anti-trattenuta in grado di evidenziare il fallo all’arbitro e, al tempo stesso, permettere all’atleta un maggior movimento grazie all’elasticità e alla tecnologia del tessuto. Durante la trattenuta, i primi sessanta centimetri sono completamente inerti e, se preso per la maglia, il calciatore non rallenta né viene “stoppato” dall’avversario.

«La Kombat del 2000», ci spiega Lorenzo Boglione, Vice President Sales del Gruppo BasicNet, «ha riaffermato quello che è Kappa, un brand che ha sempre tenuto in grande considerazione l’aspetto tecnologico. Pensiamo alla tuta indossata dalla velocista Florence Griffith alle Olimpiadi del 1984: per l’epoca era una innovazione incredibile, perché era un prodotto pensato per la dinamicità. Kombat allo stesso modo rimarcava lo status di Kappa come brand che vuole cambiare le regole del gioco. Quell’innovazione, ancora oggi, non è stata superata, anche perché i materiali non si sono evoluti in modo significativo».

La silhouette aderente fu l’aspetto che colpì l’attenzione di tutti gli appassionati, ma al successo della maglia contribuì anche un design completamente nuovo. «Quello che rimase gli occhi nelle persone», prosegue Boglione, «era il colore. Tornammo all’azzurro, mentre le ultime divise che la Nazionale aveva indossato erano blu. E poi decidemmo di non posizionare il logo Kappa sul petto, spostandolo sulle maniche e rinunciando a un’enorme visibilità. Ma era la maglia della Nazionale: bisognava rispettarla». Il design aveva linee pulite, girocollo, e il ritorno del tricolore sul petto: «Convincemmo la Federazione a cambiare il logo sulla maglia», ci racconta il brand manager Emanuele Ostini, «e tornammo al tricolore. Lo ridisegnai così come me lo ricordavo da bambino, guardando i Mondiali del 1982».

«Noi volevamo fare una maglia da atleti, non da calciatori», continua Ostini. «Questa maglia cambiava tutto, era una maglia da surf, con un tessuto da fitness che nessuno aveva mai utilizzato nel calcio. Ricordo quando a Coverciano abbiamo fatto provare la divisa ai calciatori per la prima volta: c’erano Del Piero, Totti, Cannavaro e Toldo. Il primo a indossarla fu Cannavaro, e quando l’ho visto, di istinto, gli ho detto: “Ma quanto sei figo! Sembri Superman”. Non ci avevo neanche pensato, prima di averla vista indossata, alla bellezza estetica. Che si aggiunge alle due componenti fondamentali: l’evoluzione tecnologica e il recupero degli elementi grafici dal passato».

Per celebrare l’anniversario della Kombat, Kappa ha creato una maglia speciale ispirata al celebre design della prima Kombat 2000 per Monaco, Betis e Aston Villa. Monegaschi e spagnoli l’hanno già indossata in campionato, rispettivamente contro Angers e Barcellona. Le caratteristiche tecnologiche ed estetiche sono fedeli al modello “inaugurato” dall’Italia nel 2000 – maglia aderente, design pulito, logo Kappa tono su tono, assenza di sponsor. Inoltre, per le tre squadre è stata realizzata una collezione lifestyle – con track jacket, track pants e t-shirt – che riprende i capi di rappresentanza indossati proprio dalla Nazionale italiana vent’anni fa.

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