Gli Europei sono stati rinviati al 2021

Ora c'è spazio in calendario per terminare i campionati nazionali.
di Redazione Undici 17 Marzo 2020 alle 14:39

L’ufficialità è arrivata con un tweet della Federazione norvegese: gli Europei del 2020 sono stati posticipati di un anno, si giocheranno dall’11 giugno all’11 luglio del 2021. C’erano incognite sul futuro prossimo del calcio, delle enormi “x” che a rendono i tifosi preoccupati circa la prospettiva di poter rivedere la propria squadra in campo. E oggi, dopo che il Coronavirus ha attaccato tutta l’Europa e i campionati sono fermi più o meno da dieci giorni, la UEFA ha bussato alle porte dei tifosi: Europei rimandati, ci si rivede a Roma un anno dopo la data originaria, e originale. Il massimo organo sportivo europeo ha deciso di sanare l’integrità delle competizioni nazionali e di evitare un tracollo economico per i club, e perciò, è stato necessario posporre la manifestazione itinerante prevista per questa estate. Una scelta coraggiosa visto che, in questi casi, competizioni del genere sono uno spotlight economicamente fondamentale per città ospitanti e sponsor, ma la salute, come ripetono tutti gli addetti ai lavori da giorni, viene prima di tutto.

E non solo: con i campionati interrotti e un torneo fra nazionali da giocare, è implicita la difficoltà per i calciatori di scendere in campo, soprattutto visto che vengono da contesti diversi. Molti Paesi infatti hanno visto espandersi il Coronavirus con tempi diversi, e considerati i tempi di guarigione e le necessarie misure di quarantena e isolamento, non tutte le nazioni saranno completamente guarite nello stesso periodo. Un problema che cozza con il senso dell’Europeo, da sempre una competizione che unisce, che raggruppa, che collettivizza – non solo i tifosi di una squadra ma folle intere per una partita di calcio. Non sarebbe lo stesso disputare delle partite senza fiumi di spettatori intorno agli impianti, anzi, non sarebbe proprio giusto. Perché fondamentalmente, far giocare gli Europei in quel periodo avrebbe voluto dire condannare migliaia di tifosi a stare a casa e non seguire la propria squadra in giro per l’Europa – tra l’altro che casualità: una pandemia invade l’Europa proprio nell’unica volta che si gioca un Europeo diviso fra più capitali.

I tifosi si preparavano da tempo a questo appuntamento estivo, considerando che l’ultima volta per l’Italia era stata una bella cavalcata fino ai quarti della competizione, e poi gli Azzurri hanno fallito la qualificazione ai Mondiali. Eppure, nonostante l’Europeo non si disputi più fra qualche mese – e va ricordato: è solo stato rimandato, non cancellato – il calcio va avanti, e se la competizione è stata rimandata è solo per far spazio ad altro calcio. A porte aperte o chiuse, l’Europeo ha lasciato i palcoscenici ai campionati nazionali, alla Serie A, alla Premier, alla Liga e a tutti i tornei che in giro per l’Europa erano stati sospesi a causa di una sottovalutata pandemia. Per questo, nonostante in molti fossero pronti a indossare patriottici kit della propria nazionale, ci saranno comunque altri completi da indossare, quelli cioè del proprio club di appartenenza, quello che si tifa 365 giorni l’anno.

Dunque gli Europei non si giocheranno ma l’attesa per il calcio non si cancella, anzi, in qualche modo assume una forma più tesa, perché lo slittamento della competizione rende il tifoso più consapevole del fatto che la fine della quarantena sportiva esiste anche se non è proprio vicina, e gli scenari peggiori – campionati chiusi in anticipo, coppe annullate, strambi playoff e playout – sono idee momentaneamente accantonate, ora c’è spazio per giocare prima dell’estate più calda. E il discorso non riguarda solo i campionati nazionali ma anche la Champions League e l’Europa League, che dovranno necessariamente chiudersi entro il 30 giugno.

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